Materie prime alle stelle: quali prospettive?

Un fenomeno ha accompagnato, costantemente e senza tregua, il positivo processo di ripresa che l'economia del nostro Paese ha vissuto, a partire dal secondo trimestre dello scorso anno, e di cui le nostre imprese sono state protagoniste: l'aumento vertiginoso del costo delle materie prime.

Si è trattato di una vera e propria "escalation", subìta senza potervi porre freni o rimedi, con cui il sistema economico-produttivo italiano, in particolare, ha dovuto misurarsi. Un fenomeno preoccupante, che ha raggiunto soglie di allarme nel corso dei primi sei mesi del 1995, anche perchè si è andato abbinando ad una non disponibilità di materie prime sui mercati d'acquisto.

C'è chi, per spiegarne le cause, ha fatto ricorso alla debolezza della nostra moneta e alla totale dipendenza dall'estero che sconta il nostro Paese anche per effetto di scelte di politica industriale errate o, quanto meno, discutibili. Nè si è mancato, in qualche caso, di sollevare il problema di una sorta di "cartello informale" tra i produttori internazionali, per recuperare quelle quote di redditività che, nel corso della lunga crisi protrattasi dalla fine del 1991 al secondo semestre 1994, erano state fortemente intaccate dall'andamento negativo della domanda.

Resta il fatto che tali aumenti hanno pesantemente condizionato l'azione delle aziende sui mercati. Emblematico il caso degli acciai più comunemente utilizzati, il cui prezzo all'acquisto, dal luglio 1994 al giugno 1995, ha subìto incrementi di portata eccezionale. L'acciaio HSS, per esempio, è aumentato del 38 per cento; sono aumentati rispettivamente del 43 e del 67 per cento gli acciai con il 5 e l'8 % di cobalto; del 50 per cento, infine, sono cresciuti gli acciai Poulder Metal con cobalto 8/10 %.

In tutti questi casi, va sottolineato, un ruolo importante nell'aumento vertiginoso dei prezzi l'ha giocato il cosidetto "caro leghe cobalto", causato da una scarsissima disponibilità sul mercato di questi elementi nobili.

Ora, con la ripresa dopo la pausa estiva, segnali di rallentamento paiono intravvedersi nei prezzi all'acquisto. Resta purtroppo in molti casi ancora l'incognita approvvigionamento. Ma ciò che più preoccupa ancora, è la constatazione dell'eccessivo condizionamento a cui le nostre imprese restano succubi per il loro sviluppo futuro.

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