| Subfornitura: quando avrà fine la "Legge della giungla"?
Uno dei temi che il Parlamento uscente ha iniziato ad affrontare senza purtroppo giungere ad una sua definizione è quello della regolamentazione dei rapporti di subfornitura tra imprese. Un argomento di scottante attualità, perchè interessa una enorme fetta del tessuto imprenditoriale su cui si fonda il sistema produttivo del nostro Paese.
Il decentramento produttivo. Per capirne di più è forse utile comprendere come in Italia - ma è un fenomeno che ha grande sviluppo anche nel resto d'Europa - la subfornitura abbia acquistato un peso così rilevante. Si può affermare che la subfornitura sia al'origine di quel fenomeno di decentramento produttivo che ha interessato sempre più il nostro sistema industriale negli ultimi decenni, in base al quale un prodotto/servizio complesso può essere realizzato in un'unica impresa, anche se la tecnologia di produzione è scomposta in varie fasi realizzate da aziende diverse. Molti i vantaggi che derivano: da un utilizzo più redditizio delle capacità produttive dei subfornitori specializzati ad una elevata elasticità del sistema economico nei momenti di crisi. Ma perchè il modello possa funzionare è necessario che tra le "imprese centrali", quelle cioè che rappresentano spesso l'unico sbocco di mercato delle aziende subfornitrici, e queste ultime si creino delle relazioni fondate su un insieme di diritti/doveri riconosciuti da tutti. Viceversa il rischio è che si scarichino sull'anello debole di questa catena, i subfornitori appunto, tutti i problemi, e che a beneficiare dei vantaggi che questo modello flessibile comporta siano soltanto le aziende che hanno contatto diretto col mercato.
Il problema dei pagamenti. Tra gli aspetti per i quali si richiede una regolamentazione vi è soprattutto quello della forma e dei tempi di pagamento. Ciò per evitare che si legittimino rapporti non corretti, in base ai quali un'impresa, oltre a scaricare sui propri subfornitori una serie di oneri, li lascia poi in uno stato di assoluta incertezza. Due dati, a questo riguardo, emergono da un'analisi compiuta dall'Osservatorio europeo della PMI. L'Italia è innanzitutto lo Stato nel quale si registra il più elevato termine medio di pagamento: 90 giorni contro i 43 della Germania e i 70 della Francia. Inoltre si verifica un costante aggravarsi dei ritardi di pagamento rispetto a quelli definiti contrattualmente, fenomeno che in Italia raggiunge mediamente i 20 giorni. Una degenerazione della "morale d'impresa" che ha spinto l'Unione europea ad intervenire con una specifica "Raccomandazione", invitando gli Stati membri a prevedere un quadro giuridico sufficientemente dissuasivo per i cattivi pagatori. Appare quindi non più rinviabile anche per l'Italia una definizione per legge di alcuni criteri base. E il testo unificato approvato in Commissione Industria del Senato rappresenta, sotto questo aspetto, una importante eredità da tradurre in provvedimento legislativo per il nuovo Parlamento eletto il 21 aprile. |

Consorzio Distributori Utensili
Caponago (Milano) - tel. 02 95 74 6 081
Webmaster Bianchi Errepi Associati all right reserved