| Le incognite di una lira più forte sul futuro delle esportazioni.
1994: le imprese italiane scoprono i mercati internazionali. Sull'onda lunga della svalutazione che ha colpito la nostra moneta, crescono a ritmi esponenziali le aziende italiane che decidono di aggredire le piazze estere, passando in breve tempo da 30 mila a 300 mila. La tendenza va consolidandosi nel tempo, configurando uno scenario economico e di mercato in cui la propensione all'export si accompagna a consumi decisamente bassi e a una domanda interna che solo da poco ha ripreso a crescere. Completa il quadro un andamento contenuto del costo del lavoro che si riflette positivamente sul costo per unità di prodotto e contribuisce a migliorare le sorti della bilancia commerciale del sistema Italia. Con queste premesse è impossibile non chiedersi fino a quando, e a quali condizioni, le imprese italiane potranno continuare a esportare, riuscendo a imporsi con successo sui mercati d'oltreconfine. L'interrogativo è ancor più legittimo se pensiamo al fatto che la Lira tende a rafforzarsi rispetto alle altre divise e che il divario tra le dinamiche salariali e l'andamento dei prezzi dovrà, prima o poi, essere colmato. Altro fattore da non sottovalutare è l'ingresso sulla scena dei Paesi emergenti, che combattono con le armi dell'innovazione tecnologica e dei bassi salari.
Internazionalizzazione: ecco la strada. Restare nei mercati internazionali consolidando o, addirittura, migliorando la propria quota delle esportazioni sul fatturato, in un regime di difficoltà crescenti, non è tuttavia un sogno. A condizione che si trovi la chiave di volta in grado di aprire la porta dell'export. Internazionalizzarsi: questo l'imperativo categorico a cui debbono rispondere le imprese italiane che vogliono realizzare la propria vocazione ai mercati esteri. Ma, attenzione: non si può improvvisare, dall'oggi al domani, la capacità di esportare. La strada da percorrere per imporre i propri prodotti anche fuori dai confini nazionali è lunga e faticosa, e questo percorso passa attraverso tappe che non è possibile saltare. Innanzitutto è fondamentale conoscere le peculiarità dei diversi mercati, per focalizzare quello più adatto ad accogliere favorevolmente la produzione, anticipandone, se possibile, le evoluzioni e i mutamenti. Quindi occorre personalizzare il prodotto, indivi-duando quei beni e servizi che, per le loro caratteristiche, sono in grado più di altri di soddisfare le richieste di un consumatore sempre più esigente e selettivo. Ma non solo: l'internazionalizzazione dell'impresa è anche e soprattutto un atteggiamento culturale che porta ad investire sull'azienda e sul prodotto, destinando risorse crescenti alla ricerca, all'innovazione e allo sviluppo. Un impegno, questo, che si dovrebbe accompagnare con adeguate leggi (vedi Tremonti), in grado di incentivare questo circuito virtuoso attraverso per esempio la defiscalizzazione degli utili reinvestiti. Infine, non è possibile prescindere da una rete commerciale capillare, che possa contare, a monte, su un servizio di qualità da proporre con successo sui mercati internazionali. |

Consorzio Distributori Utensili
Caponago (Milano) - tel. 02 95 74 6 081
Webmaster Bianchi Errepi Associati all right reserved