| Meccanica: '99 positivo per la domanda interna.
Con un fatturato in crescita del + 3,6% per valore e del + 2,1 a livello di volume - dati stimati per la fine dell'anno - il 1999 potrebbe chiudersi davvero alla grande per la meccanica. E il settore, che da sempre guarda ai mercati esteri con un'attenzione particolare, per questa volta dovrà ascrivere il merito del risultato al mercato interno, con una domanda che è destinata a crescere del + 4,8% a fronte di una richiesta estera che si fermerà a un ben più modesto 2,2%.
Quanto si è verificato in questo anno che ci porta alle soglie del terzo Millennio non è un miracolo, ma il risultato di strategie messe in atto precedentemente: soprattutto, secondo gli addetti ai lavori, stanno dando i loro frutti gli incentivi per gli investimenti in beni strumentali.
In effetti nel 1998 i valori erano ribaltati con una crescita dell'export del + 4,3% a quota 25.970 miliardi e della domanda interna dell'1,7% a quota 29.610 miliardi. Per quel che riguarda la distribuzione geografica, sempre nel 1998, le aziende italiane abbandonavano i mercati dell'Asia, travolti dalla crisi, per dedicarsi agli Stati Uniti, al Canada e al Messico senza trascurare l'Europa, dove facevano registrare una crescita del fatturato del + 6,8%.
Quindi è stata la volta del cambiamento di rotta, già nei primi mesi del 1999, con il rinnovato interesse del mercato interno.
Ma attenzione a non cedere eccessivamente alla speranza. Anche se il dato è significativo e appare in netta controtendenza, l'eccezione difficilmente diventerà una regola, considerato il fatto che nel settore della meccanica le aziende che fanno segnare quote export elevatissime (anche del 90%) sono davvero numerose. Inoltre qualche nube potrebbe addensarsi su questo limpido orizzonte. Si tratta - secondo il presidente degli industriali Giorgio Fossa - dei veti del sindacato sul Documento di programmazione economica e finanziaria; e ha spiegato: «Si è detto che gli interventi servono solo per riequilibrare. Noi abbiamo bisogno sì di riequilibrare la spesa sociale, ma anche di tagliare il nostro elevato debito pubblico».
Sempre a proposito di azioni per favorire e consolidare nel Duemila il cambio di tendenza, il presidente di Anima, Enrico Massimo Carle, ha
sete di cultura: «Abbiamo bisogno di cultura industriale, di cultura tecnica, in una parola sola di formazione, cominciando dal sistema scolastico». Morale della favola? Un'adeguata formazione è la chiave di volta per non perdere terreno nel nuovo millennio, in cui concorrenza internazionale e innovazione saranno ancor più esasperate. |