Vendere in rete: Le imprese italiane devono muoversi.

Serve un'immediata inversione di tendenza per non perdere il treno del nuovo business.

«In Italia la Web economy, cioè il mercato virtuale generato dal boom di Internet e delle transazioni online, è ancora agli albori, eppure già suona un pericoloso campanello d'allarme. Se le nostre imprese non si gettano a capo fitto nell'e-commerce (commercio elettronico), cavalcando con coraggio e decisione la nuova frontiera dell'economia digitale, c'è il serio rischio che «gran parte della domanda italiana di acquisti online venga intercettata dalle società straniere, in grado di proporsi con i loro siti Web sul nostro mercato. E l'impatto che questo potrà avere sulla bilancia commerciale italiana è preoccupante».
A emettere il verdetto è stato Benito Benedini, presidente di Assolombarda, al convegno organizzato nello scorso autunno, a Milano, dalla Camera di commercio americana in Italia assieme a Sole-24 Ore e Assolombarda sul tema: "Società della conoscenza e competitività globale".

Italia ed Europa in pesante ritardo.

L'opinione più diffusa e comune è che l'Europa - e l'Italia in particolare - siano in fortissimo ritardo sul fronte del commercio elettronico e della diffusione delle tecnologie di rete rispetto agli Stati Uniti, una realtà in cui l'acquisto via Rete è una tendenza consolidata.
Se da un lato le imprese italiane che hanno realizzato servizi Web di promozione e vetrina sono oltre 56mila, quelle che stanno sperimentando forme vere e proprie di commercio elettronico (cioè vendita di prodotti via Internet) sono poche centinaia, con valori di transazioni commerciali piuttosto bassi.
Al contrario, negli Usa il giro d'affari online supera già i 12 miliardi di dollari e il numero dei "ciberacquirenti" oltrepassa i 23 milioni.

Scarsa cultura informatica e prezzi giocano contro.

Nel caso dell'Italia, oltre alla scarsa diffusione della cultura informatica, tanto negli uffici quanto nelle case, vi sono anche degli ostacoli di natura oggettiva che hanno penalizzato fin qui lo sviluppo del mercato online.
A ribadirlo è stato ancora una volta Benedini: «I costi dei servizi di telecomunicazione - ha detto il presidente di Assolombarda - non sono ancora tali da stimolare un ampio utilizzo di Internet. Nei Paesi dove la liberalizzazione è più forte le tariffe di tlc sono più basse e l'uso del Web più diffuso».
L'altro vincolo riguarda il fattore umano. Qui diventa centrale il nodo relativo alla formazione, che per troppi anni ha svolto il ruolo della Cenerentola con pesanti ripercussioni negative sotto diversi aspetti.
Il nostro Paese, rispetto ai concorrenti, ha in effetti il numero più basso di universitari, quello più alto di abbandoni scolastici e un atteggiamento prudenziale e per nulla incentivante verso la cosiddetta voglia di sperimentare.

Capire e sfruttare la rivoluzione della rete.

Eppure l'e-business offre alle piccole e medie imprese italiane un'opportunità di crescita unica: sia perché Internet rende possibile l'accesso a mercati che sarebbero troppo distanti per essere raggiunti con i tradizionali canali di vendita, sia perché la base del successo nell'economia digitale è la flessibilità e la rapidità decisionale, doti classiche, oltreché storiche, delle Pmi italiane.
Per navigare con successo nelle acque agitate dell'economia digitale presupposto essenziale è che le imprese abbiano ben presente un concetto: la "rivoluzione Internet" pone al centro dell'universo il cliente, che ha una disponibilità pressoché illimitata di alternative online e quindi di scelta.
Nel mondo dell'e-business il cliente e il servizio al cliente devono essere quindi un'ossessione per le imprese. Per cui i nuovi siti non devono più essere delle vetrine passive dove mostrare i propri prodotti, ma offrire soluzioni complesse, spesso pensate su misura per il cliente.
In sintesi: nasce il personal Web.

Gli elementi base di un sito e-commerce.

A cosa è allora indispensabile pensare nella realizzazione di un sito Web che voglia veramente fare dell'e-commerce?
L'elenco degli elementi da non trascurare è lungo:
• Prodotto e servizi offerti
• Clienti target
• Politiche di prezzo
• Struttura e grafica del sito Web
• Soluzioni tecnologiche e scelte di outsourcing
• Informazioni e demo a disposizione
• Informazioni e valutazioni sui prodotti concorrenti
• Meccanismi di ricerca nel sito
• Livello di entertainment e aspetti di creatività
• Grado di integrazione e/o di differenziazione del sito per i diversi segmenti di mercato
• Interattività del sito e livello di real time
• Creazione di comunità virtuali
• Procedura di ordine e sistema di pagamento e sicurezza
• Modalità e qualità del servizio di distribuzione
• Servizi finanziari offerti
• Assistenza post vendita
• Eventuale cooperazione con altri operatori
• Utilizzo di intermediari virtuali (mall, portal, agenti intelligenti)
• Integrazione tra comunicazione e pubblicità on line e off line.

L'identikit del consumatore digitale.

Viene giocoforza dagli Usa l'identikit del consumatore on-line; a fornire i dati è lo studio «Digital Living Room Consumer Index», condotto dalla Digital Living Room in partnership con David Coursey e Upside Events.
La ricerca è partita identificando il cosiddetto "consumatore digitale", ovvero colui che, all'interno di una popolazione mondiale di 62 milioni di navigatori, passa molte ore al giorno davanti al computer e usa Internet in maniera massiccia.
Una figura, da tenere sempre più sotto controllo perché è proprio in questo gruppo di irriducibili che partirà lo sviluppo del commercio elettronico.
La ricerca, condotta su 2.200 utenti di Internet, ha permesso di fornire un profilo del consumatore digitale.
Si tratta di una persona con studi universitari alle spalle (80% delle risposte), sposata (58%), che possiede un computer a casa (97%) e che usa il pc essenzialmente per divertimento (62%).     
L'83% dei consumatori digitali ha dichiarato l'intenzione di spendere più di duemila dollari in equipaggiamento da computer entro il prossimo anno.
L'80% ha fatto acquisti via Internet negli ultimi tre mesi, ma ha dichiarato che non consentirebbe ai propri figli di comprare prodotti on line.
Il 66% ha detto che se avesse l'opportunità, preferirebbe accedere al sito di commercio on line attraverso la televisione.
Il 41%, infine, ha dichiarato di preferire la visione di un film attraverso la televisione via cavo, mentre il 39% continua a preferire la frequenza di una tradizionale sala cinematografica.

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