| Formazione: lItalia insegue leuropa
Da una politica formativa basata sullofferta, lItalia deve passare ad una politica ispirata dalla domanda di formazione: quella cioè che i giovani e le imprese esprimono con sorprendente identità di vedute. Solo in questo modo il nostro Paese può avvicinarsi agli standards europei.
In un mondo nel quale leconomia tradizionale cede il passo alla new economy, fondata sulle conoscenze e sulle tecnologie più sofisticate e sulla loro diffusione, il vantaggio competitivo di un Paese è dato dalla qualità e dal livello del suo sistema educativo.
Sotto questo profilo, lItalia è ancora distante dagli standard europei e per colmare la differenza che la separa dai sistemi più evoluti, deve mobilitare nella scuola, nelluniversità e nella formazione professionale le sue migiori energie in primo luogo limpresa, vista non più soltanto come produttrice di beni e servizi, ma soprattutto come fabbrica delle competenze.
Da una politica formativa basata sullofferta, deve insomma passare ad una politica ispirata dalla domanda di formazione: quella cioè che i giovani e le imprese esprimono con sorprendente identità di vedute.
Integrare scuola, università ed azienda.
È quanto sostiene Confindustria nel recente Rapporto sullEducation, che condensa le riflessioni e le proposte su scuola, università e formazione professionale e sulla loro necessaria integrazione con il mondo delle imprese, che esprime sul mercato una crescente domanda di conoscenze di base, di abilità, di specializzazioni tecniche.
Lintegrazione tra scuola, università e formazione professionale in Italia non si è ancora realizzata.
Lo dimostrano labbandono universitario (solo 36 iscritti su 100 riescono a laurearsi), lo scarso appeal della formazione professionale (solo 5 ragazzi su 100 la scelgono dopo la scuola), linsufficente diffusione di stage e forme di alternanza scuola lavoro per accompagnare e anticipare lincontro dei giovani con la realtà produttiva.
Deve essere chiaro che il vero strumento per lintegrazione non può essere che limpresa, perchè solo nel vivo dellattività lavorativa si esprime al meglio la qualità dellapprendimento e si completano le competenze.
Il paradigma europeo con il quale confrontarsi.
Perchè il nostro sistema informativo possa veramente qualificarsi come europeo, è necessario garantire ai giovani e alle famiglie, quale che sia la loro condizione economica, una piena libertà di scelta delle scuole da frequentare.
Bisogna poi che lalternanza studio-lavoro diventi la regola per ogni percorso formativo: una volta ottenuto il diploma scolastico, i ragazzi devono potersi professionalizzare anche al di fuori delluniversità.
La qualità della formazione professionale offerta dalla regione deve migliorare e risultare omogenea sullintero territorio nazionale attraverso il diretto coinvolgimento delle imprese; le scuole e gli insegnanti vanno valutati per veder riconosciuti i loro meriti.
La spesa per listruzione-formazione deve essere infine considerata e trattata come un investimento strategico.
La sfida: un sistema da rifondare.
Di fronte alle sfide del terzo millennio, occorre ripensare lintero sistema educativo.
La scuola deve aprirsi alla società e al mondo del lavoro, competere con altri soggetti formativi per fornire ai giovani le mappe di un mondo complesso e la bussola per orientarvisi, forti della loro conoscenza di base e delle competenze tecniche, ma anche delle loro capacità professionali e sociali che una scuola aperta, stimolante e coinvolgente e un corpo docente selezionato e motivato deve sviluppare e valorizzare.
Occorre realizzare la piena autonomia organizzativa, didattica e gestionale delle scuole, con presidi che rispondano dei risultati conseguiti. La qualità dellinsegnamento e dellapprendimento in rapporto al costo per studente, deve essere controllata, anche per mettere in reciproca concorrenza le varie scuole. Il finanziamento pubblico della scuola va infine riferito al numero degli studenti, e va maggiormente indirizzato verso le nuove tecnologie multimediali, le cui grandi potenzialità didattiche possono essere positivamente sfruttate dai docenti.
Al mondo dellimpresa devono comunque essere offerte più sistematiche occasioni di collaborazione con le strutture educative.
professionalità.
Anche la formazione professionale deve rinnovarsi profondamente, raccordandosi alle esigenze del territorio e ai fabbisogni di professionalità delle imprese.
Unadeguata politica di investimenti - anche privati - negli impianti e nelle strutture dedicate alla formazione può accrescere la qualità dellofferta formativa, che peraltro non può prescindere dalla risorsa di docenza impresa. Luniversità, infine, deve diventare più efficiente, collegando i titoli accafemici alle diverse professioni che i giovani dovranno esercitare.
Il rapporto con le imprese in questo senso non è un optional: deve diventare strutturale, anche attraverso il riconoscimento di pari dignità accademica al tirocinio in azienda. E il diritto allo studio dei giovani capaci e meritevoli va sostenuto con un impegno finanziario che si avvicini agli standard europei: basta pensare che il 40% della spesa totale per luniversità inglese è destinato allo student aid, contro il 7,5% dellItalia che eroga solo un decimo delle borse di studio di cui beneficiano gli studenti nel Regno Unito. È necessario riorientare linsieme degli investimenti alla domanda sociale (giovani e famiglie) e alla domanda economica (imprese) per dare la necessaria efficacia alla spesa pubblica per listruzione.
I fabbisogni formativi delle imprese.
Dalla recente indagine sui fabbisogni formativi delle imprese, curata dallorganismo bilaterale nazionale Confindustria-Sindacati, è emerso un dato preoccupante: le imprese stentano a reperire il 60% delle figure professionali necessarie per il loro funzionamento competitivo.
Quale prova più convincente della distanza che ancora divide in Italia la formazione dal lavoro? Dalla stessa indagine emerge che il livello di istruzione ideale per le imprese è in primo luogo la formazione professionale, seguita nellordine dal diploma di secondario, dalla specializzazione post-diploma, dalla laurea breve e infine dalla specializzazione post-laurea.
Circa la metà della forza lavoro per le imprese, dovrebbe possedere una specializzazione professionale, il che implica la necessità di potenziare proprio questo canale formativo.
Attenzione al patrimonio umano.
Il patrimonio di cui un Paese dispone è la chiave di volta per il suo sviluppo: questo significa attenzione alle culture giovanili.
Orientare i giovani nelle loro scelte professionali, reclamare un deciso miglioramento dellofferta formativa e collaborare direttamente alliniziativa del suo livello qualitativo, significa riconoscere le aspettative delle nuove generazioni nei confronti di un sistema sino ad oggi impegnato soprattutto nel proteggere le categorie già protette.
Verso la crescità del patrimonio umano, imprese e giovani si schierano sullo stesso fronte. |