| Risorse umane: la variabile del successo aziendale
Dal risultato ottenuto al risultato ottenibile: valorizzare i collaboratori può aumentare la capacità competitiva di unimpresa.
Alcuni studi compiuti nellambito economico e sociale di molte imprese (sia semplici come le aziende familiari o piccoli laboratori artigiani, sia complesse come società per azioni e multinazionali), hanno portato ad interessanti conclusioni, meritevoli di una particolare attenzione da parte della proprietà o da parte del management.
A conclusione di un anno finanziario, si tirano le somme: il risultato operativo dellattività induce stati danimo felici se le cose sono andate bene. Tale stato di felicità non porta però a porsi una domanda cruciale: Io so quale risultato ho ottenuto: me lo dice il tabulato o il mio commercialista
So anche quale risultato avrei potuto ottenere???
Analizzare tutte le risorse disponibili.
Per rispondere anche in modo approssimativo a tale domanda un po
assassina dello stato di felicità, occorre fare una piccola analisi sui tre tipi di risorse a disposizione di una organizzazione commerciale o produttiva che sia: RISORSE TECNICHE RISORSE FINANZIARIE RISORSE UMANE
Ogni organizzazione impiega un capitale (risorse finanziarie) in attività che producano un reddito, con impianti produttivi (risorse tecniche) gestiti non in automazioni, ma gestiti da persone (risorse umane). Il capitale è ben definito, non è soggetto a variabilità.
Un impianto produttivo ha delle specifiche ben definite: una macchina può produrre 100 pezzi in unora in determinate condizioni dimpiego, così come un computer possiede una ben definita capacità di memoria.
Un essere umano invece risulta essere la grande variabile nellimpiego delle risorse: aziende con grandi capitali investiti, con impianti produttivi allavanguardia ottengono spesso risultati operativi inferiori a causa della poca attenzione nei confronti dei collaboratori. Al contrario, organizzazioni con capitali inferiori ed impianti produttivi appena sufficienti, ottengono risultati superiori per le capacità dimostrate dai collaboratori.
La differenza sta nelluomo.
La grande differenza quindi, a parità di impieghi tecnologici e finanziari, sta nelluomo, in quello che esprime ed in quello che potrebbe esprimere in produttività: non sempre, anzi quasi mai le persone si esprimono al meglio delle loro potenzialità. Per un insieme di molteplici e complessi fattori, la risorsa umana di unorganizzazione produce da un 20% (quando lambiente lavorativo e sociale è negativo) ad un 80% massimo (quando le cose vanno benissimo!!!).
In conclusione, possiamo distinguere due aree di attenzione:
1) quando il collaboratore produce al di sotto dell80%, escludendo il dolo e la malafede, solo una parte di responsabilità della mancata produzione è da ascriversi a lui;
2) quando il collaboratore non produce al di sopra del 20%, parte della responsabilità è da ascriversi allambiente nel quale il collaboratore è inserito, quindi allorganizzazione aziendale.
Per ovviare a tale mancata produttività, lattenzione delle funzioni superiori di una azienda va distinta in:
attenzione verso i fattori terapeutici, affinché la produttività non scenda sotto l80% (ambiente di lavoro, sicurezza, rapporti con colleghi e superiori);
attenzione verso i fattori di stimolo, affinché si superi abbondantemente l80% di produttività (coinvolgimento nei processi di lavoro, componente variabile della retribuzione, autonomia decisionale).
Ancora molte, troppe aziende considerano luomo come un accessorio della macchina: egli è lelemento che fa la differenza. La giusta attenzione da parte del management nei suoi confronti consente di aumentare (e non di poco) la forza competitiva di unazienda nei confronti dei concorrenti. |