Finanza e Innovazione.

Gli investimenti e la leva fiscale alla base della nascita, anche nel nostro paese, di imprese tecnologicamente avanzate.

Nella competitività industriale puntare sulla Ricerca & Sviluppo è una scelta obbligata. In considerazione, però, della scarsa disponibilità finanziaria dei soggetti pubblici, risulta inevitabile l’utilizzo di strumenti di finanza innovativa in partnership con il sistema privato.
Tutto ciò unito ad una radicale sburocratizzazione che incentivi la R&S tramite la leva fiscale.

Unione europea e finanza innovativa.

Tutti i paesi dell’Unione Europea evidenziano come il finanziamento rappresenti l’ostacolo principale ai processi di innovazione, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda e dal settore di competenza, come sottolineato dai Piani d’azione per l’innovazione in Europa e dal Programma integrato per le piccole e medie imprese.
Al contempo si moltiplicano gli inviti della Comunità Europea a investire sulla creazione di imprese ad alto contenuto tecnologico, un tema sostenuto anche da un elevato numero di studi economici.
Ai buoni propositi devono però corrispondere significativi miglioramenti che sappiano invertire il gap di competitività tra l’Italia e i più agguerriti concorrenti internazionali.
La Banca d’Italia ha recepito l’importanza di un’azione energica in questo settore con l’emanazione, nel luglio del 2001, di una normativa che promuove i fondi di investimento per le politiche di Ricerca & Sviluppo.
Con questa disposizione viene riconosciuto alle SGR dedicate all’istituzione di fondi chiusi di venture capital riservati a investitori qualificati, la possibilità di costituirsi con un capitale minimo di soli 100.000 euro, ben al di sotto di quello, pari a 1 milione di euro, richiesto per le SGR ordinarie. Una risoluzione che viene incontro alle necessità delle università impegnate nel finanziare la ricerca scientifica finalizzata ad applicazioni industriali.
Il venture capital non può però, da solo, soddisfare le esigenze dell’intero ciclo di finaziamento dell’innovazione. Diviene quindi necessario programmare un’offerta finanziaria più eclettica.
In molti stati europei si tende a promuovere, anche attraverso istituzioni pubbliche, un maggiore impiego di strumenti di contenimento del rischio. Possono a tale proposito essere esemplificative le indicazioni, date a livello comunitario, per gli “spin off” universitari.
La necessità di interventi meno consistenti nella fase di “early stage” suggeriscono di incentivare anche in Italia la nascita di finanziamenti quali i fondi universitari che, pur operando secondo le regole di mercato, possono svolgere la propria attività senza aspettative di profitto eccessivamente speculative.

Ricerca & sviluppo: l’uso della leva fiscale.

I tempi burocratici non coincidono con i tempi dell’innovazione. La sburocratizzazione va applicata a partire dai sistemi di incentivazione attualmente legati a iter lunghi e complessi per ottenere contributi oltretutto soggetti a tassazione.
Occorre allora indirizzare le risorse pubbliche verso esenzioni e deducibilità fiscali. Del resto in un contesto produttivo come quello italiano, caratterizzato da una netta prevalenza di PMI, l’impiego della leva fiscale risulta la più adeguata tipologia d’aiuto.
Posto che l’innovazione tecnologica è in grado di incrementare il tasso di produttività di lavoro e di capitale, va da sè come questi due fattori debbano essere incentivati con aiuti, quali la leva fiscale, che premino il reddito.
Le agevolazioni che riguardano le imposte intervengono in presenza di risultati aziendali positivi, in poche parole premiano solo le imprese più efficienti. Si innesta così un criterio meritocratico nella distribuzione delle risorse.
La leva fiscale può presentare forme di credito d’imposta per gli investimenti in R&S, sgravi fiscali per i risparmiatori che investono in prodotti finanziari dedicati a queste politiche e interventi fiscali, come la detraibilità delle imposte dei contributi erogati, per valorizzare il sistema universitario e di ricerca.

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