Usato: mercato in crescita.

Le macchine e gli impianti di seconda mano muovono un mercato, in cui si sta affacciando anche Internet, che nella sola Europa viene stimato in 70 miliardi di Euro.

La compra-vendita di macchinari industriali.

Macchine che solo una decina di anni fa offrivano eccellenti prestazioni, a causa della rapidissima evoluzione delle tecnologie produttive, spesso oggi possono considerarsi obsolete. È così che tante realtà industriali si trovano costrette a fare i conti con macchine utensili e centri di lavoro ancora perfettamente funzionanti, ma che non riescono a tenere il passo con le prestazioni attualmente richieste dal mercato. Una precoce obsolescenza (alcuni decenni or sono questo fenomeno era decisamente meno evidente) che ha creato la necessità di piazzare sul mercato queste vere e proprie macchine d’occasione che, inserite in diversi contesti - vuoi per un differente panorama industriale, vuoi perché installate in strutture con più contenute necessità produttive - ritrovano una seconda opportunità lavorativa.
Un’infinita casistica dimostra, infatti, come la maggior parte delle macchine industriali possa trovare un acquirente che, a fronte di un investimento modesto, può trarre notevoli miglioramenti delle sue prestazioni standard.
In questi anni si sta quindi sviluppando un interessantissimo mercato dell’usato che muove cifre da capogiro: le più recenti stime parlano di 350 miliardi di dollari a livello mondiale.

Un mercato in costante fermento.

Secondo quanto emerge dall’inchiesta svolta dal settimanale francese “L’Usine Nouvelle”, sono molte le modalità che interessano la compra-vendita di macchinari industriali e che si differenziano in funzione degli attori protagonisti, siano essi grandi gruppi, oppure imprese di piccole e medie dimensioni. Accanto ai sistemi di transazione più tradizionali, si sta inoltre inesorabilmente inserendo Internet che, in un prossimo futuro, è destinato a gestire una parte sempre più consistente del mercato.
In questo panorama estremamente variegato si inserisce la case history, che però rappresenta un caso limite, del più importante gruppo siderurgico francese, la Usinor, che ha fondato Rentec, una propria società finalizzata alla gestione dell’alienazione degli impianti in esubero.
Quest’ultima è comunque un’eventualità ben lontana dalle possibilità delle piccole e medie imprese, che in alternativa possono avvalersi di un’ampia serie di modalità di vendita.

Vendere e acquistare un usato.

La soluzione più “classica” è probabilmente rappresentata dalla permuta all’atto di acquisto di un nuovo macchinario; in questo caso sarà il costruttore di macchine che si dovrà poi impegnare per “piazzare” sul mercato l’usato.
Anche l’asta è un sistema molto utilizzato, specialmente dalle aziende di notevoli dimensioni, che riveste una duplice valenza di “vetrina” per vendere un usato, ma offre anche la possibilità di realizzare ottimi affari in sede di acquisto.
La vendita di una macchina per volta, secondo le necessità, è la politica generalmente perseguita dalle PMI. In questo caso ci si può affidare ad aziende specializzate - per le macchine utensili ce ne sono adirittura che trattano esclusivamente le singole tipologie di macchinari - che restaurano il macchinario e lo rivendono nelle aree emergenti rappresentate dai mercati mediorientali, asiatici, africani e dell’est europeo.
Soluzione alternativa all’acquisto di un usato è invece rappresentata dall’operating leasing, sistema grazie al quale si può affittare, a lungo termine, una macchina o un impianto usato e al contempo si beneficia di vitali servizi quali manutenzione e assicurazione.

Crescono le transazioni via Internet.

Come la stragrande maggioranza delle attività produttive, anche questo complesso e variegato mercato è stato scosso da Internet. La Rete rappresenta infatti una preziosa alternativa ai classici canali commerciali e introduce un elemento importantissimo: la rapidità di ricerca. Internet riesce a semplificare un mercato estremamente disordinato, mettendo in contatto diretto domanda e offerta in tempi estremamente rapidi. Con un semplice click si possono trovare acquirenti e venditori e al contempo è possibile valutare tutte le caratteristiche dei macchinari a disposizione. On line si trovano già alcuni siti specializzati che offrono un’ampia gamma di prodotti, dove le transazioni vengono effettuate e finalizzate con un semplice colpetto di mouse.
Ovviamente i siti che si muovono questo mercato richiedono una commissione, nell’ordine del 5-10%.

Quanto vale realmente un usato?

Al termine di questa nostra analisi del mercato d’occasione, è d’obbligo parlare del reale valore dei macchinari usati, di quanto si può ricavare da una vendita. E forse è proprio questo il punto più ostico da affrontare. Infatti questa cifra dipende da numerosi fattori legati allo stato del macchinario, al sistema di vendita utilizzato e alle prestazioni accessorie che possono essere richieste.
In linea di massima un usato difficilmente supera il 50% del costo di una corrispondente macchina nuova. Ma, da questa cifra ipotetica, si deve poi detrarre la commissione dell’azienda che si occcupa della vendita e l’eventuale revisione della macchina stessa. Quest’ultima operazione, con possibilità di retrofitting con Cnc dedicati, permette di rimettere a nuovo una vecchia macchina utensile, ma ovviamente rappresenta una variabile considerevole per la valutazione del costo di un usato.
Nel caso poi di vendita di impianti completi o di linee di produzione lo smontaggio, il trasporto e, in alcuni casi, il disinquinamento dei locali possono venir richiesti all’acquirente e anche questo, ovviamente, rende ancora più difficile la stima del possibile ricavo.

Meccanica: un 2001 a gonfie vele

La bilancia commerciale della meccanica strumentale italiana del 2001 si attesta, secondo le stime di Intermeccanica, la federazione che raggruppa 9 associazioni nazionali di categoria oltre alla Federazione Anima, al ragguardevole attivo di oltre 9 miliardi di euro. Una cifra che desta scalpore soprattutto se inserita in un contesto, come quello dell’anno appena trascorso, indubbiamente difficile per l’intera economia mondiale. I costruttori di impianti strumentali, che raggruppano circa 1.500 PMI con un numero di addetti pari a 78.000 unità, hanno così registrato un progresso di quasi 5 punti percentuale rispetto all’anno 2000. Numeri ottenuti attraverso un fatturato complessivo attestatosi sui 27,467 miliardi di euro (+2,3% rispetto al 2000).
Le macchine utensili al 9,6%.
In questo composito universo di piccole e medie realtà industriali che operano lungo tutta la penisola, il ruolo di leader è senza alcun dubbio rivestito dai costruttori di macchine utensili che nel 2001 hanno visto un incremento delle esportazioni addirittura del 9,6%. Subito a ridosso troviamo gli impianti per la lavorazione delle materie plastiche (+9%), le macchine per la lavorazione delle pietre naturali (+7,35%) e quelle per il confezionamento e l’imballaggio (+7,1%).
La forza della meccanica strumentale.
In quest’ottica globale, dove i nostri più agguerriti concorrenti sono Germania, Giappone e, in alcune circostanze, Stati Uniti, la meccanica strumentale diviene sempre più un patrimonio strategico per l’Italia, portatore di innovazione tecnologica ed esempio delle capacità tecniche legate al made in Italy. La nostra leadership mondiale va dunque continuamente rafforzata e consolidata, anche in considerazione del fatto che il 2002 si presenta con prospettive, ad oggi confermate, più difficili.

Consorzio Distributori Utensili
Caponago (Milano) - tel. 02 95 74 6 081

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