Viaggio nel pianeta “Subfornitura”.

Dall’Osservatorio Subfornitura 2001 e dall’inchiesta di “L’Usine Nouvelle” il quadro dell’attuale situazione del mercato.

Le PMI del sistema subfornitura in Italia.

Lo stato di salute del pianeta subfornitura, per quanto riguarda le regioni italiane del centro-nord, emerge con chiarezza dall’Osservatorio Subfornitura 2001 pubblicato a cura del Comitato Network Subfornitura e del Cesdi.
L’Osservatorio si è concentrato sulle piccole e medie imprese (con numero di addetti compreso tra 6 e 99) di alcune regioni italiane particolarmente significative nel settore della subfornitura tecnica. È stato quindi preso in considerazione un campione, decisamente eterogeneo per tecnologie applicate e valori di produzione, di 685 aziende di Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Umbria e Toscana. Molteplici anche le attività lavorative prese in esame: carpenteria metallica, macchina utensile, lavorazione e produzione di componentistica in plastica e in gomma, oltre ai settori elettronici ed elettromeccanici.

Le due anime del settore della subfornitura.

L’indagine dell’Osservatorio mette in luce le due anime della subfornitura. Se da una parte infatti emerge la lavorazione per conto terzi, generalmente svolta con materiali forniti dai clienti, dall’altra si fa sempre più strada, con un’incidenza sul fatturato pari al 58,1%, la costruzione dei prodotti realizzati dietro commessa. Un trend, completamente svincolato dalle dimensioni dell’impresa, che vede prevalere le subforniture di prodotto nei confronti di quelle di lavorazione. Per contro l’incidenza delle lavorazioni per conto terzi si accentua nelle PMI più piccole e geograficamente ubicate nel nord-est e nel centro Italia.

I settori e gli ambiti di sbocco della subfornitura.

Un quarto delle aziende di subfornitura si rivolge, come primario mercato di sbocco per la propria attività, al settore automobilistico, attività seguita a ruota dall’automazione e dall’elettronica. Interessante è inoltre l’ambito delle committenze, che nel 70% dei casi non esce dai confini della propria regione. Solo il 22,7% delle imprese esaminate allarga la propria attività ad un ambito extra-regionale, mentre l’export si attesta solo al 6,4%. Risulta pertanto evidentissimo lo stretto legame con il territorio di appartenenza, in un contesto in cui l’importanza dei rapporti con l’estero aumenta progressivamente con l’ampliarsi delle dimensioni dell’azienda subfornitrice.
È poi interessante osservare come, in media, ogni singola azienda si rivolga a quattro differenti settori di sbocco, uno dei quali riveste però un ruolo di primaria importanza.

L’andamento alterno di questo mercato.

L’Osservatorio ha posto l’accento sull’ottimo andamento del mercato con una crescita davvero impressionante (+77%) per le imprese con oltre 50 addetti. Un dato che, ancora una volta, sottolinea come le dimensioni limitate si risolvano spesso in un freno allo sviluppo. Eppure, nonostante l’andamento positivo del 2001, gli investimenti registrano, in questo scorcio di 2002, un sensibile rallentamento pari al -5%. Queste contraddizioni del mercato della subfornitura si riflettono non solo nelle regioni del centro-nord Italia ma, secondo l’indagine svolta dalla rivista d’oltralpe “L’Usine Nouvelle”, anche tra le PMI francesi, tipologia di aziende e area geografica che si discostano ben poco dalle caratteristiche tipiche del nostro Paese.

La subfornitura in Francia: uno sguardo oltralpe.

Come per l’Italia, anche in Francia si segnalano parecchi elementi positivi che possono riassumersi nella fiducia di oltre l’80% delle aziende interpellate (l’inchiesta è datata settembre 2000) sulle prospettive future, il che si traduce in un aumento del giro d’affari. Un trend positivo che è possibile constatare in tutti i settori guida della subfornitura transalpina.
Due invece i fronti in cui si riscontrano difficoltà: i prezzi applicati e la manodopera. Quasi la metà delle aziende interpellate dalla rivista francese ha infatti dichiarato che i prezzi di mercato sono inferiori a quelli praticati l’anno precedente.
Questo impone quindi la necessità di investire di più (il che risulta progressivamente più difficile con il diminuire delle dimensioni aziendali) al fine di aumentare la produttività e compensare, di conseguenza, l’erosione dei prezzi imposta dai committenti. A ciò vanno poi ad aggiungersi gli aumenti dei costi della materia prima.
Come in Italia, ad esempio nell’area del nord-est, anche in Francia sussiste poi il problema della reperibilità di manodopera specializzata. E anche per aziende di maggiori dimensioni che decidano di installare unità produttive all’estero, allettate da una monodopera a minor costo, si pone il problema del reperimento di tecnici specializzati che possano essere inviati sul posto per addestrare il nuovo personale.

Un sito Internet per la subfornitura

Una vera e propria banca dati sulla subfornitura. È questo, in sintesi, il senso di www.subfor.camcom.it, il sito Internet del Comitato Network Subfornitura. Un totale di 4860 aziende suddivise per regione - le medesime rientrate nell’Osservatorio - e per attività (plastica e gomma, meccanica, legno, tessile, elettronica, maglieria e confezioni, conciatura, calzature e pelletteria). Di ogni singola azienda si possono conoscere dimensioni, attività produttiva, certificazioni, fatturato, referenze e via di questo passo, per una panorama davvero esauriente sulla piccola e media impresa dell’Italia del centro-nord.
Interessante è poi il settore “Rubriche-link” che si addentra negli aspetti legislativi, nelle istituzioni, negli enti e nelle organizzazioni che coinvolgono il mercato della subfornitura e infine i link che raccolgono associazioni di categoria, fiere, imprese... In poche parole tutto quanto gravita attorno al pianeta subfornitura.

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