| Dove va loccupazione nel nostro paese.
Le piccole imprese si confermano lelemento trainante delleconomia italiana. Entro settembre 2003 le aziende con meno di 50 addetti occuperanno ben 249.000 lavoratori in più.
Il quadro occupazionale in Italia.
Continuano i segnali positivi dal fronte occupazionale. Nei dodici mesi compresi tra ottobre 2002 e settembre 2003 in Italia vi sarà una crescita del 2,4% con la creazione di 230.000 nuovi posti di lavoro. È quanto emerge da una recente indagine di Unioncamere svolta su un campione di 8.000 imprenditori.
Pur con una lieve flessione dello 0,1% rispetto alla precedente ricerca, si conferma così il trend largamente positivo sullintero territorio nazionale, con un picco particolarmente significativo al sud che si attesta su un confortante +3%.
Sul fronte delle tipologie contrattuali si registra un 60% di contratti a tempo indeterminato, che si contrappone a un 40% di contratti a termine.
Purtroppo la ricerca di Unioncamere non analizza i contratti atipici, tipologia di impiego che interessa una sempre più consistente porzione di lavoratori e che certamente può aiutare leconomia italiana nella difficoltosa opera di erosione del sommerso.
Piccolo è bello: nelle PMI cresce loccupazione.
Lo slogan preferito dalle piccole imprese e che tante volte abbiamo messo in discussione, soprattutto quando rischia di trasformarsi in nanismo e in chiusura verso i più moderni sistemi di gestione aziendale e di innovazione, in tema di occupazione è ancora più che mai azzeccato.
Gran parte del balzo occupazionale dei prossi mesi sarà infatti dovuto alle aziende con meno di 50 addetti, che totalizzeranno, se le previsioni verranno rispettate, un lusinghiero +4,7%. Una percentuale ben al di sopra del dato complessivo nazionale e che si traduce in 249.000 lavoratori, con lartigiananto (+6,1%) a recitare la parte del leone.
I toni, legittimamente più che ottimistici, si riducono, progressivamente con laumentare delle dimensioni delle imprese: infatti le aziende comprese tra di 50 e i 249 addetti vedranno un aumento dell1,1% (circa 20.000 posti); mentre le imprese con oltre 250 dipendenti, in totale controtendenza, perderanno addirittura l1,4% (37.000 posti di lavoro).
Loccupazione settore per settore.
Commercio, turismo, telecomunicazioni, informatica, servizi e legno/mobile sono alcune delle attività che registrano un maggior dinamismo.
Ma ancora una volta è il settore costruzioni a mettere a segno le maggiori performance in campo occupazionale. Anzi, non solo questo settore, trainante per lintera occupazione italiana, nei prossimi mesi darà i migliori frutti in termini di creazione di posti di lavoro: ma, secondo quanto affermano gli imprenditori interpellati da Unioncamere, il comparto costruzioni sarà costretto, per limpossibilità di reperire idonee figure professionali, ad affrontare un impressionante 40% di richieste occupazionali inevase. Una carenza che, al momento, pare colmabile solo grazie allapporto di lavoratori extracomunitari.
La fine di un tabù: massima crescita al sud.
Notizie positive giungono anche dal punto di vista geografico. Saranno infatti le aree maggiormente depresse, quelle meridionali, che beneficieranno del maggior incremento occupazionale in termini percentuali: un lusinghiero +3%, pari a 59.000 lavoratori. Una crescita certamente da mettere in relazione con i programmi di agevolazioni fiscali collegate alla creazione di nuovi posti di lavoro. La crescita assoluta più elevata si avrà invece al nord-est con circa 68.000 nuovi lavoratori, unarea in continua espansione che, in percentuale, mette a segno un ottimo +2,8%. Segna invece un po il passo una delle aree territoriali tradizionalmente più attive: il nord-ovest, che paga dazio alla crisi della grande industria e alla flessione dei settori tessile e metalmeccanico.
Laltra faccia della medaglia: la grande industria.
Mentre gli imprenditori dei settori telecomunicazioni e informatica intervistati dallo studio di Unioncamere analizzano
ottimisticamente il prossimo futuro, Fiom, Fim e Uilm sostengono che hi-tech subirà nei prossimi mesi una contrazione occupazionale di ben 12.000 posti di lavoro. Un calo impressionante attribuibile principalmente allo slittamento verso lestremo oriente dellasse produttivo internazionale. Le enormi potenzialità messe in campo dalla Cina, in primo luogo, e dai Paesi limitrofi rischia infatti di mettere in crisi un settore che necessita di investimenti capaci di stimolare lhi-tech a livello nazionale, per ritrovare una competitività internazionale in grado di reggere il confronto con i mercati.
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