Il nuovo management.

L’organizzazione aziendale è in cerca di nuove soluzioni per affrontare l’era delle informazioni in tempo reale e della globalizzazione.

“Mission impossible” nell’ambito dell’organizzazione aziendale: tramontata la struttura “piatta”, tipica degli anni Ottanta, le imprese sono alla ricerca di modelli manageriali di riferimento per creare un’identità verticale, snella e flessibile che, nei casi più avanzati, diviene integrata, a matrice, a rete o addirittura olonico-virtuale.

Le imprese a struttura verticale.

In questi ultimi anni il mondo imprenditoriale ha visto nascere strutture a sviluppo verticale fondate su professionalità e competenza e sostenute dall’utilizzo dell’outsourcing. Tipologie di impresa volte a creare specifiche competenze per realizzare economie di scala non legate a un singolo business. La rotta è quindi quella della creazione di una direzione aziendale agile, con capacità di leadership e di innovazione: un modello, insomma, che trasformi le strutture ormai obsolete e sviluppi sistemi che sappiano gestire gli enormi cambiamenti culturali in atto.
La destrutturazione dell’impresa non va comunque pensata come un’assoluta anarchia, ma come un sistema organico “scientificamente non strutturato”. Aziende quali Intel, Nike o Dell propongono un accentuato decentramento, l’abolizione delle gerarchie, lavoro per progetti, organizzazione orizzontale, capacità di fare sistema, ma soprattutto una grande prova di maturità del management, tanto coraggioso da mettersi in discussione.

Azienda “abilis” o “sapiens sapiens”?

“I modelli più evoluti, quelli integrati o a matrice, sono una minoranza; le aziende olonico-virtuali e quelle iperdinamiche rappresentano invece delle vere e proprie mosche bianche”. Quanto afferma Franco D’Egidio, amministratore delegato di Summit, fornisce un quadro più che esauriente sulla reale diffusione delle strutture imprenditoriali del terzo millennio. In realtà la stragrande maggioranza delle imprese italiane si fonda ancora su una struttura gerarchico-funzionale ancora molto accentuata e accentrata, dove nel migliore dei casi è stata realizzata una divisionalizzazione. Con una bella immagine D’Egidio afferma che le imprese deveno ancora operare un vero e proprio salto culturale: “da aziende abilis devono diventare aziende sapiens sapiens”.

Il modello “a matrice” identifica un’organizzazione aziendale tipica delle imprese ad elevato contenuto tecnologico e intellettuale, dove non esiste una gerarchia assoluta e le responsabilità sono suddivise. Una tale organizzazione, di alta competitività, dialoga in tempo reale con l’esterno e consente di presidiare più dimensioni organizzative contemporaneamente. Il principale rischio connesso a questa struttura è l’anarchia organizzativa o l’eccessiva burocratizzazione.
L’azienda “a rete” combina processi non gerarchici e strutture organizzative integrate orizzontalmente. Due i livelli su cui si articola la struttura: l’impresa focale e l’ambiente transazionale composto da altre unità organizzative. I due livelli cooperano attraverso legami diretti. L’elasticità della rete consente notevoli sviluppi economici. I costi sono però piuttosto elevati e la sovrabbondanza di informazioni può produrre “cecità strategica”.
Decisamente non strutturate appaiono infine le tipologie “a piattaforma” e “olonico-virtuali” che presentano cicli di azione estremamente brevi, uniti ad elevata imprenditorialità e autorganizzazione. Parola d’ordine in queste forme aziendali è flessibilità: in un simile contesto i mutamenti sono continui, profondi e repentini.

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