| Macchine utensili
Unindagine di Databank, realizzata in collaborazione con lIstituto per il Commercio Estero, ha fatto il punto sui principali fattori di competitività delle aziende italiane e tedesche nel settore macchine utensili. Il 2002 non è stato certo un anno record. Anzi, la maggior parte delle aziende produttrici di macchine utensili ha registrato una contrazione di fatturato, specialmente per quel che concerne il mercato rivolto allestero. Gli ingranaggi del settore macchina utensile, che così spesso hanno fatto registrare un trend positivo, hanno quindi girato a vuoto, certo a causa di una recessione economica generale e di una moneta unica europea troppo forte nei confronti del dollaro americano, ma anche per una capacità produttiva che non sempre è stata in grado di seguire i ritmi di un mercato altamente competitivo e globalizzato. Offerta standard e custom si sovrappongono. Competitor di riferimento per le imprese italiane, il sistema tedesco sta via via orientando la propria offerta verso la customizzazione, una nicchia di mercato da sempre terreno delle aziende made in Italy. Una scelta produttiva dipendente essenzialmente da due fattori: la spinta dei produttori giapponesi che si stanno sempre più spingendo verso il mercato europeo e la specifica richiesta degli utilizzatori che ricercano prodotti altamente specializzati. La vocazione internazionale dellimpresa. Passo decisivo nei confronti del mercato estero è poi, ovviamente, linternazionalizzazione dellimpresa. Un percorso che, se in Germania è stato assimilato già da diversi anni, in Italia è stato recepito con troppo ritardo: basti pensare che solo 8 delle 34 aziende italiane oggetto dellindagine hanno insediamenti fuori dal confine nazionale. Un dato che, nel caso delle 35 imprese tedesche rientrate nella ricerca Databank, vede cifre più che raddoppiate. La differenza tra i due Paesi non si ferma solo agli insediamenti produttivi, ma coinvolge anche la rete di assistenza e il numero delle filiali, traducendosi in una ben diversa capacità commerciale. Una dimensione aziendale agli opposti. Il campione preso in esame da Databank si allarga nel momento della comparazione delle strutture aziendali, includendo 450 imprese italiane contro 320 tedesche. Qui le differenze appaiono decisamente macroscopiche con il 70% delle aziende italiane che occupano meno di 50 addetti, contro il 56% di strutture tedesche con oltre 100 dipendenti e il 28% che superano i 250 operatori. Numeri che, da soli, illustrano la più elevata capacità di investimenti nei programmi di ricerca e sviluppo e di penetrazione commerciale che caratterizza le aziende tedesche. Il rapporto tra la ricerca e le imprese. Un altro dato risulta poi agli antipodi tra il sistema Italia e quello tedesco: le relazioni con gli istituti universitari e i centri di ricerca. In Germania, infatti, le aziende partecipano direttamente ai programmi universitari, sia in fase di addestramento che di formazione delle risorse umane. Agli studenti vengono garantiti stage che formano operatori in funzione delle necessità specifiche dellimpresa coinvolta. Il rapporto tra impresa e ricerca universitaria diventa così un vero e proprio punto di forza per limprenditorialità, mentre in Italia i tempi universitari risultano ancora troppo lenti per levoluzione richiesta dalle aziende e il mondo della scuola è ancora troppo distante, come preparazione e tempistica, da quello del lavoro. I servizi finanziari e bancari in Italia e in Germania. Le differenze proseguono nellutilizzo di differenti strumenti finanziari. In questo ambito le diversità dei due sistemi-Paese si fanno ancora più evidenti: mentre le imprese italiane lamentano una scarsa assistenza delle società specializzate in leasing allestero e coperture assicurative non adeguate, che vanno a sommarsi a tempi burocratici troppo lunghi, gli imprenditori tedeschi appaiono totalmente soddisfatti dellassistenza che viene loro garantita. |

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