| Speciale EMO
Uno sguardo al presente e al futuro della macchina utensile.
Intervista a tutto campo con Andrea Riello, presidente di Ucimu-sistemi per produrre e Intermeccanica, alla vigilia dellinaugurazione della EMO Milano 2003, la più importante vetrina mondiale della macchina utensile.
Proprio per questo non vi è certamente nessun altro interlocutore che meglio di Andrea Riello possa darci un quadro dellindustria meccanica e più in particolare di quella della macchina utensile alla vigilia dellinaugurazione, presso i padiglioni della Fiera di Milano, di EMO MILANO 2003, il più importante appuntamento mondiale per lindustria manifatturiera, che torna in Italia a otto anni di distanza dallultima edizione del 1995.
Quella che è la biennale itinerante della macchina utensile, promossa da CECIMO (Comitato europeo tra le industrie della macchina utensile), costituisce la più celebrata e significativa vetrina mondiale dellinnovazione. Fulcro del progresso tecnologico, lindustria produttrice di macchine utensili è infatti allavanguardia nel processo che sta modificando lorganizzazione del lavoro in fabbrica, dove luomo è destinato a tornare indiscusso protagonista, acquisendo margini sempre più ampi di autonomia e responsabilità.
Capace di assimilare nel giusto grado le spinte verso lautomazione, la fabbrica per la costruzione di macchine utensili ha così perso i connotati dellofficina meccanica per assumere le caratteristiche del laboratorio multidisciplinare, organizzato secondo criteri che esaltano il sapere delluomo, chiamato a progettare e gestire, con la propria intelligenza e la propria creatività, tecnologie sempre più sofisticate.
Una evoluzione, dunque, che presenta chiari caratteri rinascimentali e di cui EMO MILANO 2003 è certamente palcoscenico deccellenza, con i suoi 127 mila metri quadri espositivi, distribuiti in 28 padiglioni, e oltre 1.600 operatori in rappresentanza di 38 diversi Paesi. Un palcoscenico dove lItalia fa senza dubbio la parte del leone, con 700 imprese partecipanti, seguita dal meglio della produzione europea (43% degli espositori totali) e da una rappresentanza asiatica (12,5%) in forte crescita rispetto al passato
LO SCENARIO DI RIFERIMENTO PER LE IMPRESE ITALIANE.
Come si presenta lindustria italiana della macchina utensile a EMO 2003? Quali le previsioni per il futuro?
«Nonostante il negativo andamento della congiuntura economica internazionale, nel 2002, lindustria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione, ha consolidato il terzo posto nella graduatoria mondiale sia per produzione che per esportazione.
Ciò non toglie che il bilancio dellanno appena chiuso proponga più ombre che luci. Secondo i dati di consuntivo 2002, elaborati da UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, la produzione italiana ha registrato un decremento del 5,5%, rispetto al 2001, che ne ha ridotto il valore a 4.378 milioni di euro, appesantita dal calo delle esportazioni verso i tradizionali mercati di sbocco, interessati dal persistente blocco dei consumi.
Alla luce di questi dati, e dei dati degli ordinativi raccolti in questi primi sei mesi del 2003, quello in corso, più che un anno di ripresa, si prospetta essere un anno di convalescenza.
Lauspicio è che EMO, vetrina del meglio della produzione internazionale di settore, possa essere volano per la ripresa di un settore che è alla base dellintero sistema manifatturiero mondiale. Daltro canto, lampiezza e la qualità dellofferta in mostra saranno sicuramente un forte stimolo allacquisto per gli utilizzatori italiani e stranieri».
Quali le indicazioni relative agli ordini raccolti dai costruttori nei primi sei mesi dellanno?
«In base ai dati elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, lassociazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione, gli ordini raccolti dai costruttori italiani nel primo semestre 2003 sono calati del 9,3% rispetto allo stesso periodo del 2002, un risultato determinato dalla contrazione degli ordinativi raccolti sul mercato interno (-20,3%), sul quale leffetto Tremonti-bis aveva anticipato gli ordini nellultima parte del 2002, e dal risultato globalmente di segno positivo ottenuto sui mercati stranieri (+2,4%)».
Quali i mercati di sbocco più interessanti per i costruttori italiani?
«Secondo i dati di commercio estero relativi ai primi sei mesi dellanno, al rallentamento delle esportazioni verso Germania e Francia, tradizionali mercati di sbocco dellindustria italiana di sistemi per produrre, è corrisposto un sostanziale incremento delle consegne di macchine made in Italy nei mercati emergenti in Cina (+21,9% rispetto allo stesso periodo del 2002), Russia, Turchia e Repubblica Ceca. Si conferma, così la capacità dei costruttori italiani di ri-orientare rapidamente la propria offerta a seconda dellevoluzione del mercato. Un discorso a parte merita lexport verso gli Stati Uniti che, dopo un biennio negativo, nei primi sei mesi del 2003 segna una crescita del 50% rispetto allo stesso periodo dellanno precedente».
Competitività: la regola delle 3 I.
Uno dei problemi più pressanti per le imprese del settore è quello della competitività. Quali le carenze e quali gli interventi da adottare per mantenerci agli stessi livelli dei concorrenti stranieri?
«Il mantenimento della competitività è oggi il tema dominante e la sfida reale che interessa non soltanto il singolo imprenditore ma lintera nazione. A questo proposito i costruttori italiani hanno bisogno di tre I: Internazionalizzazione Innovazione Investimenti.
Dal punto di vista dellinternazionalizzazione i tradizionali competitors - tedeschi, giapponesi e americani - godono di un notevole vantaggio di mercato derivante dalla politica di globalizzazione delle loro industrie automobilistica, aerospaziale, dellenergia e dellelettrodomestico. Ben diversa la situazione dei nostri imprenditori che, in mancanza di un tessuto industriale in grado di trainarli, hanno necessità di un forte sostegno da parte del sistema paese.
Anche in tema di innovazione, vera leva strategica per la competitività del settore, ci troviamo svantaggiati: gli investimenti fino a ora stanziati sono stati quasi totalmente destinati alla ricerca di base. Cè invece una grande necessità di uno spazio esclusivamente riservato allinnovazione dei prodotti, in particolare per la piccola e media impresa.
È poi necessaria una politica fiscale per gli investimenti. In mancanza di misure che favoriscano lammodernamento continuo degli impianti di produzione, il rischio è che lintero sistema industriale italiano perda di competitività rispetto ai nuovi e vecchi concorrenti. Per superare lattuale momento di congiuntura negativa, uno strumento utile potrebbe essere quello delladozione del sistema degli ammortamenti liberi, sul modello di quello previsto dallamministrazione americana».
Le aziende sono disposte a investire sui giovani? Quali le figure professionali maggiormente richieste dai costruttori?
«I giovani sono le risorse su cui gli imprenditori vogliono e devono investire perché strategiche per la redditività dellazienda e per il buon funzionamento della fabbrica. Caratterizzate da un elevatissimo standard tecnologico, le macchine utensili presenti negli impianti produttivi richiedono la presenza di addetti specializzati, capaci di operare su sistemi ad alto livello di automazione. Tra le figure professionali più ricercate dal settore, che attualmente occupa circa 33.000 addetti, spiccano profili sia di carattere tecnico specialistico (montatori, assemblatori e installatori, progettisti meccanici e di software industriale, disegnatori CAD) sia manageriale, per le aree commerciale, marketing, servizio clienti e programmazione della produzione».
Giorgio Cortella |