Varato il “brevetto europeo”.

L’Unione Europea ha dato il via libera al progetto di un brevetto unico per tutti i Paesi membri che porterà a un abbattimento dei costi e proteggerà invenzioni e nuovi prodotti sull’intera area. I tempi di attuazione sono però ancora lunghi: le nuove norme saranno in vigore solo a partire dal 2010.

Il giudizio non poteva che essere positivo anche da parte italiana con Antonio Marzano, Ministro per le attività produttive, che ha commentato come il «Made in Italy si basa più sul valore aggiunto delle idee, che sulle materie prime ...e che quindi per noi la protezione delle idee è assolutamente fondamentale».
L’Italia, dato che un accordo è sempre frutto di una contrattazione, ha però dovuto accettare un “compromesso linguistico” che prevede la presentazione dei brevetti stilata in una delle “tre lingue di Monaco”.
Inglese, francese e tedesco sono infatti le lingue già adottate dall’Ufficio europeo dei brevetti che ha sede proprio nel capoluogo bavarese. Le lingue nazionali rientreranno in gioco solo in caso di contenzioso giudiziario, occasione in cui il titolare del brevetto dovrà obbligatoriamente tradurre tutti i documenti nella lingua madre dell’azienda citata in giudizio.

La Corte per la tutela dei brevetti.

Tutti i contenziosi giudiziari su questo tema saranno gestiti da una speciale sessione della Corte europea di Lussemburgo. Questa si insedierà però solo a partire dal 2010, anno in cui le nuove norme diverranno effettive.
Tempi così lunghi sono stati fortemente voluti dai rappresentanti tedeschi che avrebbero desiderato un ancor più dilatato periodo di transizione tra l’attuale sistema giudiziario, che prevede Corti diverse per ogni paese membro dell’UE, e quello comunitario.

I costi vengono dimezzati a 25.000 euro.

Una buona notizia è certamente rappresentata dal sostanziale abbattimento dei costi per le pratiche. Attualmente registrare un brevetto prevede un esborso medio di 50.000 Euro. La Commissione europea, grazie all’unificazione dell’iter procedurale, si è sbilanciata in previsioni che parlano di una riduzione dei costi pari al 50%. Un aiuto concreto per tutte le aziende che si impegnano nella ricerca tecnologia e nella creazione di prodotti innovativi capaci di affrontare un mercato sempre più competitivo.

Innovazione: la situazione italiana.

Il nuovo brevetto europeo non sortirà però gli effetti sperati, se il nostro Paese non invertirà la rotta negativa intrapresa ormai da molti anni.
L’analisi dei brevetti di alta tecnologia fornisce un quadro desolante del panorama italiano, relegandoci agli ultimi posti rispetto ai nostri più importanti partner comunitari e agli Stati Uniti. Le cifre della Banca dati UE, per quanto riguarda il bienno 1998-1999, parlano infatti di una quota italiana dei brevetti high-tech ferma al 1,79%, contro un 3,83% del Regno Unito, un 7,30% della Francia e addirittura un 15,06% della Germania. Dati che testimoniano un declino anche degli investimenti in ricerca e sviluppo e che risentono di una scarsa collaborazione tra pubblico e privato.

Investire nella ricerca applicata all’industria.

Il vero problema italiano si fonda infatti sul sistema pubblico che, pur investendo cifre considerevoli, produce pochi brevetti, ma non solo, il trasferimento di questi ultimi al sistema industriale è pressoché nullo, o quasi.
A fronte di situazioni, come quelle registrate nelle università americane che trasferiscono all’industria il 50% dei brevetti, il Cnr arriva a malapena al 16%. Cifre che, da sole, spiegano il saldo negativo della nostra bilancia tecnologica.
La scienza risulta, quindi, ancora troppo slegata dall’attività produttiva, e sono ancora troppo pochi gli enti di ricerca e le università dotate di opportuni uffici di trasferimento tecnologico. Tutto ciò si traduce poi in investimenti industriali ininfluenti e nell’impossibilità di creare posti di lavoro per cervelli che, inevitabilmente, fuggono all’estero.
Alcune cifre per comprendere la dimensione del gap che genera questo tipo di cultura. I brevetti trasferiti dal Massachusetts Institute of Technology, in soli quattro anni, hanno prodotto un miliardo di dollari di investimenti industriali e ben 2.000 nuovi posti di lavoro. Inoltre, e la cosa dovrebbe far riflettere, i brevetti trasferiti dal prestigioso istituto americano rappresentano una notevolissima voce di bilancio.

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