Incertezza per il futuro delle aziende terziste “made in Italy”.

Secondo l’Osservatorio Subfornitura 2003, alla base delle difficoltà che il comparto attraversa si colloca il basso numero di clienti su cui possono contare le aziende italiane. a causa dell’accentuarsi della concorrenza asiatica, sale tra i parametri di valutazione il fattore prezzo.

La concorrenza asiatica si fa sentire in tutta la sua forza nei confronti di uno dei comparti tradizionalmente più diffusi e fino a ieri più competitivi dell’intero sistema economico-produttivo italiano: la subfornitura. Il dato emerge analizzando un sondaggio commissionato al Cesdi nell’ambito dell’Osservatorio Subfornitura 2003, su di un campione di 620 aziende rappresentativo dei comparti della meccanica, dell’elettromeccanica ed elettronica, della plastica e della gomma.
Da questa indagine risulta che oltre il 28% degli interpellati dichiara di subire in qualche modo gli effetti negativi sul settore originati dalla fortissima rivalità con Cina, India e Taiwan prima di tutto, ma più in generale con tutti i Paesi del l’Estremo Oriente.

Anche la categoria dei subfornitori italiani, prima in Europa per numero di aziende con 75mila unità ma solo terza per fatturato con 55 miliardi di euro, risente della concorrenza asiatica, sempre più forte ed in espansione anche in settori che finora si erano salvati dalla spietata rivalità con le emergenti aziende di colossi come Cina e India.
Il dato emerge analizzando il consueto sondaggio commissionato al Cesdi nell’ambito dell’Osservatorio Subfornitura 2003, su di un campione di 620 aziende rappresentativo dei comparti della meccanica, dell’elettromeccanica ed elettronica, della plastica e della gomma, appartenenti a Lombardia, Piemonte, Toscana,Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Liguria e Umbria.
Da questa indagine si riscontra che oltre il 28% degli interpellati dichiara di subire in qualche modo gli effetti negativi sul settore originati dalla concorrenza sleale di Cina, India e Taiwan prima di tutto, ma anche degli altri paesi del mercato asiatico.

All’origine della crisi il ristretto numero di clienti.

Nonostante i cambiamenti che hanno contrassegnato in questi anni l’evoluzione del contesto economico e le trasformazioni in atto nei sistemi industriali, il rischio tangibile derivante dalla dipendenza da una cerchia ristretta di clienti permane come uno dei tratti distintivi dei rapporti che legano i subfornitori italiani ai committenti. Il rischio in parte viene bilanciato dalla elevata continuità temporale di tali rapporti, alla cui base è ormai consolidata una domanda a carattere prevalentemente strutturale, ma ciò non basta a scongiurare il possibile accentuarsi della crisi che già colpisce, seppur in maniera non eccessivamente pesante, l’ambito della subfornitura.
Scorrendo i dati, si scopre che il 70% degli interpellati dichiara di lavorare soprattutto in ambito regionale, mentre solo nel 22% dei casi la risposta data prende in considerazione un giro d’affari verso l’esterno della propria area di localizzazione.
La difficile situazione congiunturale che da diverso tempo ormai caratterizza l’andamento dei mercati crea tensioni pure allo stesso equilibrio formatosi tra committenti e subfornitori italiani: nonostante la già citata continuità temporale dei rapporti tra essi, per molti la crisi e le difficoltà dei settori industriali hanno portato ad una contrazione dei livelli di attività, e i segnali provenienti dal mercato stesso non fanno certo nascere aspettative su di una rapida inversione di tendenza.

Segnano il passo anche le esportazioni.

Come se non bastasse, il carattere internazionale assunto dalla crisi economica non stimola certamente la nascita di nuovi sbocchi, e anzi va a mettere in pericolo pure quegli spazi che le nostre aziende erano riuscite, con grande lavoro, sudore e fatica, a ritagliarsi entro i mercati esteri.
A giudicare dalle cifre contenute nel rapporto del Cesdi si è registrato infatti un calo della percentuale di aziende esportatrici, passate dal 38,9 al 33,1% e una riduzione consistente della quota relativa al fatturato dell’Export, passata dal 6,6% al 5,6%. Ad usufruire principalmente delle esportazioni effettuate dalle aziende del nostro Paese sono i colossi Francia e Germania, ma i dati dell’export risultano buoni anche per quanto riguarda nazioni come Norvegia, Polonia, Portogallo e Grecia.
La concorrenza intanto si fa sempre più agguerrita anche sul fronte del mercato interno. Con l’affacciarsi sullo scenario italiano di aziende rivali provenienti non solo dalla Cina, dall’India e dagli altri paesi asiatici, ma pure dall’Europa, principalmente da quella orientale, diminuiscono gli spazi a disposizione delle imprese nostrane e si amplia il numero di coloro che ricorrono a realtà estere per la realizzazione dei propri prodotti. Si comprende chiaramente quindi che per le subfornitrici del nostro Paese si avvicinano tempi difficili.
E gli imprenditori italiani del settore paiono essersene resi conto: appena il 55% degli interpellati infatti ha dichiarato di avere in programma spese per l’ampliamento dei propri impianti o per l’incremento dell’efficienza. Di questa percentuale, larga parte viene coperta dalle aziende con un maggior numero di addetti, che riescono ad ammortizzare in maniera più soft la contrazione della attività.

Cresce l’importanza del fattore prezzo.

In frangenti come questi cresce sicuramente l’importanza della competizione basata sul fattore prezzo, si allungano i tempi di pagamento, si intensificano le occasioni di contenzioso. Proprio il fattore prezzo diventa uno dei basilari elementi di scelta, attestandosi al 44,6% come secondo tra tutti i parametri presi in considerazione.
Per ciò che concerne il numero di giorni impiegati per il pagamento delle spettanze, in Italia la media è di 84, contro un dato di soli 55 giorni nel contesto estero. Cresce come dicevamo anche la possibilità di arrivare ad un contenzioso: il 16,5% del campione interpellato ha dichiarato di avervi fatto ricorso.

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