| Impresa & ambiente: sempre più in crescita le certificazioni.
Sono già 2800 le imprese italiane che hanno optato per il conseguimento di una patente ambientale. Alla base di tale decisione lottimizzazione delle risorse, il contenimento dei costi e il miglioramento dei rapporti con clienti ed istituzioni.
Riscuote sempre più consensi anche tra le piccole e medie imprese del nostro Paese la certificazione ecologica. A destare linteresse delle aziende italiane il regolamento Emas e le Iso 14000. Per quanto riguarda il primo, si tratta di uno strumento cui le imprese possono aderire volontariamente che si pone come obbiettivo ultimo di promuovere costanti miglioramenti dellefficienza ambientale di una azienda, attraverso politiche, sistemi e programmi ad hoc per la gestione dellambiente nei siti produttivi. Lorgano competente alle operazioni Emas è un sottocomitato del Ministero dellAmbiente, supportato dallAnpa. La Iso 14000 invece nasce da una diretta evoluzione della Iso 9000 e si prefigge come traguardo di organizzare al meglio linsieme di tutte le attività gestionali già modificate da precedenti audit interni per la valutazione delle prestazioni ambientali di una azienda. Prevede 5 fasi fondamentali riguardanti politica ambientale, pianificazione, attuazione e funzionamento, controlli ed azioni correttive al proprio sistema produttivo e riesame della direzione.
La strada della certificazione ambientale, aperta dalle grandi multinazionali qualche anno fa sta ora venendo percorsa anche dalle aziende più piccole, espandendosi anche in nuovi settori prima mai toccati da questo tipo di patenti ecologiche. Con il passare del tempo infatti, ciò che prima sembrava essere solo un qualcosa di superfluo per imprese con pochi dipendenti, dai costi troppo elevati per poter essere poi ammortizzato e poco rispondente alle esigenze di una piccola realtà produttiva, ora sta divenendo un must anche per i più scettici, che provano sulla propria pelle le difficoltà legate a competere nello stesso settore di una azienda certificata.
Il lancio del Progetto Ecoimpresa nel dicembre del 2001, promosso da Confindustria, ha contribuito ad instillare a riguardo dei processi sostenibili compiuti da una azienda una cultura dellambiente più radicata.
La nuova sensibilità creatasi nella coscienza degli imprenditori italiani, costruita sul rispetto delle problematiche ecologiche, unita ad un trend che ha portato, nel rapporto tra fornitori e clienti, alla creazione di un canale privilegiato tra chi attua medesime politiche di impresa anche nel campo dellimpatto ambientale, ha spinto ulteriormente verso questa nuova strada anche aziende, più o meno piccole, dei settori dellindustria alimentare, del turismo, della carta, del cemento e dellindustria elettronica.
Nuova verve alla corsa alla certificazione è poi arrivata dagli aiuti finanziari, grazie al Ministero dellAmbiente che ha messo a disposizione una prima tranche di circa 8 milioni di euro, dei 25 milioni preventivati a sostegno di tutte quelle imprese che abbiano deciso, decidano, o decideranno di affrontare le procedure per conseguire una patente ecologica; grazie anche alla politica attuata in alcuni istituti di credito, tra cui BancaIntesa, che hanno dato la propria disponibilità per la realizzazione di piani di finanziamento a condizioni agevolate, anche il lato economico di un processo che comunque comporta dei costi è stato ammortizzato, consentendo a molte più imprese di potervi aderire.
Una concatenazione di fattori, che ad oggi ha permesso a circa 2800 aziende in Italia di conseguire la certificazione ISO 14000, ed ad altre 150 di adeguarsi ai parametri necessari per entrare nel registro dellEMAS.
I risultati delloperazione ambiente sicuro.
I risultati si sono rivelati quasi da subito tangibili: neppure le stesse Pmi lanciatesi in questa sfida forse si aspettavano una risposta così immediata.
In primo luogo, il conseguimento di una certificazione ambientale ha consentito loro di analizzare nel dettaglio e in seguito ottimizzare sia il consumo delle risorse, sia la gestione del risparmio energetico. Due fattori importanti, che se contenuti e affiancati a tutta una serie di altre accortezze, che chi voglia ottenere una certificazione deve rispettare, vanno ad ammortizzare lincidenza dei costi. Dotarsi infatti di una nuova responsabilità ambientale, come necessario nel caso si voglia conseguire una patente ecologica, permette alle singole realtà produttive di aumentare la propria efficienza operativa quanto a consumi e energia, ma anche di abbassare altri parametri significativi quali il grado delle emissioni di rumore e polveri, il livello di inquinamento di acque e sistema fognario, la pericolosità dei rifiuti prodotti. Come facilmente intuibile, minori emissioni e minor produzione di rifiuti pericolosi nel medio e lungo periodo corrispondono quindi a minori costi di gestione e di smaltimento.
Ad un impatto ambientale più morbido, corrisponde poi una diminuzione generale dei fattori di rischio legati al ciclo produttivo. Ciò comporta quindi agevolazioni da parte delle società assicurative, che alle imprese certificate propongono premi ridotti, ad ulteriore mitigazione del fattore spesa sul bilancio.
Ai vantaggi economici si affiancano, in secondo luogo, quelli relativi alla competitività di una azienda sul mercato.
Chi si dota di una EMAS o di una ISO 14000 parte in posizione avvantaggiata rispetto ai propri concorrenti privi di patente ambientale. Sia i clienti che i fornitori in sempre maggior misura considerano la certificazione ecologica come un qualcosa in più che testimonia serietà e impegno di una azienda, e che dimostra la particolare attenzione tenuta da una impresa non solo al mero ambito della produzione, ma anche al rispetto dellambiente che la circonda. E così ne traggono giovamento i rapporti con la clientela già acquisita, ma anche il dialogo con nuovi interlocutori, che in maniera sempre maggiore puntano ad intessere rapporti con partner che abbiano imboccato la via della ecosostenibilità.
Lennesima carta vincente nelle mani di chi entra a far parte del mondo delle patenti ambientali è relativa poi ai rapporti con gli enti pubblici. Limpresa ecologica viene vista oggi più che mai con occhio maggiormente benevolo da chi una volta considerava il mondo dellimprenditoria alla stregua di un avversario contro cui combattere in materia di ambiente ed ecologia. La realtà produttiva sostenibile trova così nuovi utili alleati, anche in ambito istituzionale, con cui instaurare un dialogo costruttivo.
EMAS e ISO 14000 poi contribuiscono al miglioramento dellimmagine pubblica di una azienda. Coloro che ne sono in possesso infatti dimostrano di lavorare con una nuova sensibilità verso le problematiche del territorio e del contesto sociale cui appartengono. Le incomprensioni nate nel passato con la comunità che vive e lavora nei pressi della realtà produttiva ecologicamente sana in molti casi si appianano, sostituite da nuova fiducia e volontà di collaborazione nel perseguimento di comuni obbiettivi.
Senza parlare dei vantaggi che chi si dota di una patente ambientale può avere nel rapporto con il mondo bancario. Come già accennato infatti, sono molti gli istituti creditizi che hanno in cantiere o già in attività progetti destinati ad agevolare, nellambito dei tassi di interesse, i siti produttivi che vogliano dotarsi di certificazioni ecologiche. Al tempo stesso, ISO 14000 e EMAS costituiscono un importante parametro secondo cui valutare lambito patrimoniale di una azienda: entrambe, in pari misura, contribuiscono al suo innalzamento, testimoniando laffidabilità di una realtà produttiva e gli sforzi compiuti verso la sostenibilità ambientale.
I fattori di rinascita della certificazione.
Ma a cosa si deve questo boom, da parte delle imprese italiane di ogni ordine e grado, circa la certificazione ecologica?
Lingresso nelletà aurea di ISO 14000 e EMAS lo si è avuto nei primi mesi del 2001, stimolato anche dallemanazione da parte di Confindustria di una serie di direttive per la competitività che tenevano in grande considerazione il tema dellambiente e della eco-gestione.
Il lancio del progetto Ecoimpresa a fine 2001, un piano, sostenuto da IntesaBci, per promuovere ladozione dei sistemi di gestione ambientale da parte di un numero sempre maggiore di imprese, e che vede il coinvolgimento delle associazioni industriali, degli organismi pubblici, dellAgenzia Nazionale per lAmbiente, del mondo universitario, bancario, assicurativo e dei consumatori, laccordo tra Ministero dellAmbiente e Confindustria del maggio 2002 e il decreto ministeriale con cui venne varata la politica degli aiuti finanziari per le spese di certificazione hanno fatto il resto, spingendo sempre più imprese italiane ad intraprendere questa via. Non sembra più quindi solo una chimera lobbiettivo di diffondere a macchia dolio nel tessuto imprenditoriale del Belpaese una cultura della sostenibilità ambientale .
Attraverso decine di tavoli di discussione tenuti a tutti i livelli, imprese, istituzioni pubbliche e finanziarie, agenzie e associazioni ecologiste hanno così potuto lavorare in sintonia per delineare un percorso che, attraverso la certificazione ambientale, spinga il territorio nazionale ad uno sviluppo economico e sociale omogeneo.
Matteo Corno |