L’ALLARGAMENTO DELL’UE: QUALI OPPORTUNITÀ PER LE IMPRESE ITALIANE.

Con il nuovo ingresso lo scorso 1° maggio di 10 nuovi paesi, l’Unione Europea amplia i suoi confini e si candida ad essere un mercato sempre più vasto e competitivo sullo scacchiere mondiale. Di fronte a questo allargamento, le imprese del nostro paese si interrogano su opportunità e pericoli. Ma sulla bilancia pesano molto di più le prime. Vediamo perchè.

Dallo scorso 1° maggio l’Unione Europea si è allargata a 25 Paesi includendo ai quindici già presenti anche Slovenia, Malta, Cipro, Ungheria, Repubblica Ceca, Estonia, Polonia, Slovacchia, Lituania e Lettonia.
La Nuova Europa, dunque, cammina sempre più spedita seppur tra le difficoltà di creare un impianto solido comune e, allo stesso tempo, preservare comunque le identità dei singoli Stati.
Un compito, questo, a cui sono chiamate le èlite politiche le quali dovranno saper integrare i cosidetti “grandi” – Italia, Francia, Germania e Spagna – con realtà minuscole come la piccola isola di Malta.
Ma sotto il profilo economico cosa cambia per le imprese, soprattutto per quelle italiane? Quali pericoli corrono e quali nuove opportunità si presentano loro?

Un mercato da 500 milioni di consumatori.

Eppure l’ingresso dei nuovi Stati significa anche allargamento di un mercato europeo che arriverà a toccare quota 500 milioni di consumatori proprio grazie alle new entry che apportano 75 milioni di persone in più ma con un Pil che é pari soltanto al 5% del totale Ue. Un dato importante che senza dubbio si impone anche all’attenzione degli imprenditori italiani molti, per la verità, fanno già dei buoni affari con l’Est europeo.
Del resto, le statistiche dicono che l’area in oggetto rappresenta già il 16% dell’export “made in Italy”, ovvero più della metà di quanto le aziende del nostro Paese esportano in Usa e comunque più di quanto si esporta in Giappone. Basta questo per capire che l’allargamento ai 25 nuovi membri è un’occasione unica per le imprese italiane. In sostanza, i nuovi mercati appaiono come una sorta di “terra promessa”, piena di interessanti prospettive commerciali ma anche di insidie e punti interrogativi.
La scommessa è quindi quella di prepararsi ad intessere relazioni commerciali cercando il più possibile di conoscere l’ambito in cui si opera e quindi i vantaggi e i rischi a cui si troverà di fronte ogni imprenditore.

Tutte le opportunità da considerare.

L’apertura di un nuovo mercato di 75 milioni di persone offre, ovviamente, un nuovo tipo di clientela che gli esperti definiscono anche “ricettiva”. I dieci nuovi Paesi entrati nell’Ue sono, infatti, composti da una popolazione che ha un tenore di vita decisamente inferiore al nostro. Un esempio su tutti: il salario medio nella Repubblica Slovacca è di 328 euro.
Un dato, insomma, da tener presente e in qualche modo decisivo in sede di programmazione strategica aziendale. Trasferire la produzione in uno di questi nuovi Stati membri risulta, infatti, conveniente perchè la manodopera ha un costo sensibilmente inferiore. D’altro canto, la ridotta capacità d’acquisto impone anche un adeguamento dei prodotti d’esportazione con la creazione, ad esempio, di linee low cost adatte a quel tipo di clientela.
Sul piano strettamente logistico l’allargamento porterà altri vantaggi: una riduzione nei costi di trasporto e nelle pratiche di disbrigo alle dogane ma anche l’occasione di esportare l’italian style in zone dove non si è ancora radicato e, in alcuni casi, anche scarsamente conosciuto.

Ma non mancano alcuni rischi.

In cima alle preoccupazione dell’imprenditoria italiana c’è la concorrenza con i colleghi dei dieci nuovi Stati membri soprattutto nei settori a più alta intensità di lavoro (abbigliamento, lavorazione del legno e mobilio, calzaturiero, lavorazione materie plastiche, lavorazioni meccaniche). Eppure in soli otto anni, dicono le statistiche, anche in questi Paesi il costo della manodopera è salito del 55%.
Fa paura, in questo senso, anche la tendenza alla convergenza nella competitività nele strutture aziendali e nella specializzazione anche se con forti scarti (Ungheria 33%, Lituania 33%). Per le piccole e medie aziende italiane, infine, a preoccupare è soprattutto la scarsa conoscenza della struttura produttiva e commerciale dei nuovi mercati ma anche la scarsità di informazioni sul comportamento d’acquisto dei consumatori.
Un fatto decisivo, questo, che comporta la conseguente difficoltà nella commercializzazione del prodotto e nella ricerca di fornitori competitivi. Preoccupa, infine, la generale disinformazione sulle variabili necessarie ad adattare la produzione a questi nuovi mercati.

L’informazione, una chiave per il successo.

Se la pubblicità come recitano gli esperti, è l’anima del commercio, la conoscenza è senza dubbio la chiave del successo. Anche il più bravo imprenditore non può essere competitivo su un nuovo mercato se non ne conosce le regole. Ecco dunque che la scommessa dell’imprenditoria italiana che vuole guardare a Est è quella di conoscere nel dettaglio il terreno su cui si dovrà confrontare. Conoscere significa imparare quali sono le opportunità da cogliere in ogni singolo Paese e quali le insidie da evitare.

Uno sguardo verso alcune prospettive.

Gli esperti di economia consigliano che è giusto scommettere sui nuovi Paesi. Ma bisogna fare in fretta e cogliere la palla al balzo. I bassi costi di produzione e della manodopera verranno, infatti, colmati in non meno di 5-6 anni.
Ancora gli esperti individuano in Ungheria, Polonia, Slovacchia e nei tre Paesi Baltici gli Stati più pronti all’adesione alla Ue. In generale, invece, si assiste a un’impreparazione finanziaria e normativa delle imprese dell’Est di cui solo un 8% si ritiene pronto all’allargamento. Questo dato deve fare riflettere sul fatto che la competizione è ancora lontana dall’essere organizzata. Ne consegue che in queste condizioni la concorrenza vera, almeno per ora, non c’è con il risultato che le aziende italiane potranno avvalersi di una struttura stabile e già organizzata e quindi più facilmente vincente.

Andrea Morleo

CIPRO
Superficie: 9.251 Kmq
Popolazione: 2,3 milioni.
Cosa esportare: mezzi di trasporto, macchinari, mobili, abbigliamento, calzature.
Cosa importare: prodotti agricoli, imbarcazioni, metalli, legname, accessori abbigliamento.
Specializzazione produttiva: industria cantieristica.


MALTA
Superficie: 316 Kmq
Popolazione: 380 mila
Cosa esportare: prodotti petroliferi, macchine e apparecchi elettrici, tessuti, prodotti alimentari.
Cosa importare: imbarcazioni, accessori per industria abbigliamento.
Specializzazione produttiva: industria cantieristica.


SLOVACCHIA
Superficie: 49.035 Kmq
Popolazione: 5,4 milioni
Salario medio: 328 euro
Cosa esportare: macchinari, tessuti, accessori auto, cuoio.
Cosa importare: abbigliamento e accessori, metalli e prodotti chimici di base.


REPUBBLICA CECA
Superficie: 78.864 Kmq
Popolazione: 10,3 milioni
Salario medio: 578 euro
Cosa esportare: autoveicoli, macchinari, articoli in plastica e gomma, elettrodomestici.
Cosa importare: autoveicoli, macchine e apparecchi elettrici, tessuti manufatti in metallo.
Specializzazione produttiva: autoveicoli, prodotti chimici.


POLONIA
Superficie: 312.685 Kmq
Popolazione: 38,6 milioni
Salario medio: 537euro
Cosa esportare: macchinari e impianti, elettrodomestici, accessori auto, articoli in plastica e gomma.
Cosa importare: autoveicoli, parti meccaniche, prodotti chimici di base.
Specializzazione produttiva: autoveicoli, accessori auto, prodotti chimici.

SLOVENIA
Superficie: 20.273 Kmq
Popolazione: 2 milioni
Salario medio: 1.103 euro
Cosa esportare: autoveicoli, macchinari, prodotti petroliferi.
Cosa importare: energia elettrica, macchine e apparecchi elettrici, manufatti in metallo, tessuti, carta e cartone.
Specializzazione produttiva: lavorazione metalli, cartotecnica, calzature low cost, tessuti.

UNGHERIA
Superficie: 93 mila Kmq
Popolazione: 10,2 milioni
Salario medio: 557 euro
Cosa esportare: autoveicoli, macchine elettriche, macchinari, tessuti, articoli in plastica e gomma.
Cosa importare: abbigliamento, calzature e strumenti per telecomunicazioni.
Specializzazione produttiva: prodotti chimici, autoveicoli, abbigliamento e calzature low cost.


ESTONIA
Superficie: 45.227 Kmq
Popolazione: 1,36 milioni
Salario medio: 450 euro.
Cosa esportare: autoveicoli, macchinari, prodotti in metallo, elettrodomestici.
Cosa importare: legno e sughero, prodotti petroliferi, tessuti, strumenti per telecomunicazioni.
Specializzazione produttiva: prodotti petroliferi, legname, tessuti.


LETTONIA
Superficie: 64.610 Kmq
Popolazione: 2,35 milioni
Salario medio: 335 euro
Cosa esportare: veicoli, elettrodomestici, mobili, articoli in plastica e gomma.
Cosa importare: filati, legno e sughero, tessuti.
Specializzazione produttiva: filati, tessuti, industria alimentare.


LITUANIA
Superficie: 65.200 Kmq
Popolazione: 3,7 milioni
Salario medio: 378 euro
Cosa esportare: autoveicoli, macchinari, elettrodomestici, articoli in plastica e gomma.
Cosa importare: filati e accessori industria tessile, prodotti petroliferi.
Specializzazione produttiva: tessuti e filati.

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