| ACCIAIO E COKE: LECONOMIA EUROPEA COL FIATO SOSPESO. Le imprese del nostro paese si interrogano su come fronteggiare quello che è diventato ormai un problema noto: laumento del prezzo dellacciaio dovuto soprattutto alla tumultuosa crescita delle produzioni interne di cina e del sud est asiatico. un problema che non è solo italiano, ma tocca lintera europa. e intanto altre materie salgono.
Leconomia italiana messa in ginocchio. Da unindagine delle associazioni di categoria si è rilevato un considerevole aumento dei prezzi dellacciaio che dal dicembre 2003 si può quantificare in un 50-70% e, al contempo, una preoccupante scarsità di scorte di materie prime che ha costretto il 77% delle aziende del settore siderurgico e metalmeccanico a diminuire la propria produzione. Una situazione assolutamente negativa che si ripercuote su tutta la filiera produttiva. Il gigante cinese droga la competizione. Il perché della galoppante crescita del prezzo di acciaio e coke va ricercato soprattutto in Cina dove la produzione, nel corso del 2003, ha raggiunto livelli record: in un solo anno si sono prodotte 200 milioni di tonnellate di acciaio grezzo in più rispetto allanno precedente per un incremento produttivo del 21,2% (fonte: IISI Istituto Internazionale Ferro e Acciaio) e che, da sola, oggi è in grado di produrre circa il 23% di tutto lacciaio grezzo del mondo. Per raggiungere queste performance la Cina ha dovuto ovviamente prodursi in una corsa allapprovvigionamento che ha causato linsoddisfazione generale nel resto del mondo e, in special modo, in Europa. Anche i produttori italiani, infatti, lamentano la scarsità di materie prime e sono quindi costretti a pagare cifre elevate per garantirsi un minimo di scorta. Niente illusioni: è una crisi strutturale. Non occorre farsi illusioni: non si è di fronte ad una crisi congiunturale, ma di tipo strutturale. Lo dicono gli esperti del settore i quali assicurano che ci troviamo di fronte ad una fase di profondo cambiamento nel mercato delle materie prime siderurgiche e metallurgiche. Nel settore dellacciaio soprattutto perché, come visto, la crisi è strettamente connessa alla rapida crescita del settore siderurgico in Cina. In quel Paese la domanda di acciaio sta crescendo al ritmo di 30 milioni di tonnellate allanno. Quindi laumento della domanda di acciaio è, in ultima analisi, determinata dalla rapida esplosione economica della Cina che sperimenterà tassi di crescita del PIL nellordine dell8% annuo. Anche la domanda di acciaio continuerà, dunque, a crescere a tassi molto vicini al 10%. A tutto questo va aggiunto il fatto che attualmente la disponibilità interna cinese di materie prime non è in grado di coprire la domanda del settore siderurgico che cresce a tale velocità. È facile dedurre quindi che la Cina è destinata a diventare importatore netto di materie prime (minerale di ferro, coke ed energia) nei prossimi anni e a restare tale almeno sino al 2010. Solo in corrispondenza di tale anno, infatti, sembra che leconomia cinese possa raggiungere lequilibrio tra domanda e offerta interna di materie prime. Nessun rimedio nel breve e medio periodo. Le strategie per fronteggiare la situazione. Di fronte a un panorama internazionale di questo tipo serve anzitutto un intervento deciso a livello politico. Ecco perché Governo e Unione Europea stanno studiando interventi correttivi in aiuto delle aziende. Alcuni passi sono stati fatti come, ad esempio, il recente del Ministero al commercio estero con il governo cinese, al fine di garantire allItalia una riserva sulle quote cinesi di coke per il 2004. Si tratta, comunque, di un risultato che da solo non basterà a soddisfare il fabbisogno del nostro Paese. Unaltra iniziativa è quella del Ministero delle infrastrutture, che ha messo a punto il testo di un provvedimento straordinario destinato alle società impegnate in appalti pubblici aggiudicati prima del 31 dicembre 2003. Un decreto mirato a introdurre un meccanismo di compensazione degli extra-costi legati allemergenza acciaio e metalli ferrosi. Andrea Morleo |

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