IL BILANCIO SOCIALE:
TUTTI I BENEFICI DI UN INVESTIMENTO.

Un’impresa non va più considerata solo per gli aspetti puramente finanziari. occorre anche valutarla in funzione delle ricadute che genera nei confronti di tutti i soggetti che interagiscono con essa. il rapporto con i portatori di interesse (stakeholders).

Passa dal bilancio sociale il percorso di competitività per il futuro delle imprese italiane. Diventa infatti sempre più importante per un’azienda, in un mercato in continuo sviluppo sotto il profilo della concorrenza e dell’innovazione, dotarsi anche di strumenti come questo, che permettono all’impresa di tessere con maggior trasparenza relazioni con il mondo che le sta intorno ed entro cui opera.

Alla scoperta del significato del bilancio sociale.

Ma che cosa è un bilancio sociale? Fondamentalmente si tratta di uno strumento, che permette di descrivere analiticamente le motivazioni che portano l’azienda a fare determinati investimenti e progetti in ambiti non prettamente legati al profitto, ma che portano benefici a chi vive intorno ad essa. Questi ultimi soggetti si chiamano stakeholders (portatori d’interesse), e rappresentano la collettività piuttosto che gli enti pubblici, gli azionisti piuttosto che le associazioni.
L’impresa deve riuscire a trasmettere loro l’immagine di un interlocutore su cui fare conto, serio, che investe per creare ricchezza ma che dimostra anche sensibilità al contesto socio-culturale-economico-ambientale entro cui opera.
Per questo, il Bilancio Sociale si impernia su alcuni punti che ne fanno da basamento, e che vanno a completare i consueti bilanci patrimoniale, finanziario ed economico.
Per una corretta redazione di un bilancio di sostenibilità bisogna indicare informazioni sui proprietari dell’impresa e su come questa viene amministrata; fare riferimento poi ai principi e ai valori di riferimento utilizzati per l’organizzazione dell’azienda; sottolineare gli aspetti positivi che l’impresa porta alla collettività, analizzando gli strumenti attraverso cui vengono valorizzate le persone, viene promossa l’innovazione tecnologica, si contribuisce alla formazione del personale alla sicurezza e all’igiene del posto di lavoro, si prevengono i rischi per l’ambiente.
Il tutto all’insegna della massima trasparenza e obbiettività: il Bilancio Sociale infatti deve essere imparziale e indipendente da qualsiasi interesse, e deve essere redatto in corrispondenza del bilancio d’esercizio cui riferisce, per permettere una comparazione dei dati di anno in anno e tra singole aziende.

Come si articola la struttura di un bilancio sociale.

L’Istituto Europeo per il Bilancio Sociale consiglia di utilizzare una struttura ben precisa nella redazione di un bilancio di sostenibilità, fondata su 5 parti precedute da una premessa e seguite da una attestazione di conformità.
La premessa deve indicare quali siano le fonti cui si è attinto per la redazione del documento: dalla Carta dei Valori d’Impresa ai principi contabili, tutto ciò che rientra nella sfera dell’etica e della morale, della dottrina giuridica e del diritto nazionale ed internazionale, può essere preso in considerazione.
Nella prima parte vanno inseriti cenni alla storia dell’azienda, al contesto sociale, politico ed economico entro cui si opera, e tutta una serie di informazioni sui principi scelti per amministrarla, dai fattori scelti come guida nelle decisioni strategiche alle scelte effettuate per attuare il piano strategico e organizzativo.
La seconda sezione invece riguarderà i dati del conto economico e del bilancio di esercizio, illustrati in modo tale da rendere evidenti il valore aggiunto prodotto e la sua redistribuzione tra gli stakeholders che abbiano rapporti con l’impresa, che siano dipendenti, azionisti, finanziatori o enti pubblici.
Della terza sezione del nostro bilancio sociale “modello” faranno parte gli aspetti dello scambio sociale tra impresa e stakeholders. Spazio quindi alla politica delle assunzioni, alle iniziative sociali, all’attività di formazione, ma anche alla remunerazione percepita grazie all’azienda dai singoli azionisti, alle politiche di marketing applicate e alle condizioni negoziali, ai sistemi di controllo attivati per vigilare sulla ottemperanza alle leggi, ai contributi ricevuti e agli interventi operati in ambiti come sport, cultura, ricerca, istruzione, solidarietà sociale e rispetto dell’ambiente.
La quarta invece concernerà metodologie e risultati. In essa, andranno approfonditi infatti i mezzi attraverso cui si è proceduto alla redazione del Bilancio stesso; la quinta infine servirà per elencare obbiettivi ed orientamenti della gestione futura.
A chiudere il nostro bilancio di sostenibilità ci sarà una attestazione di conformità procedurale, rilasciata da un’organizzazione indipendente e contenente la dichiarazione attestante la coerenza dei dati riportato in esso.

Il Bilancio Sociale nell’economia italiana.

Tenendo presente il fatto che l’impresa ormai non può più soltanto puntare al perseguimento dei profitti a qualsiasi costo, ecco che il Bilancio Sociale diventa quindi uno strumento fondamentale attraverso cui operare.
Con esso, l’azienda riesce a coniugare perseguimento del profitto con interesse collettivo, contribuendo ad aumentare la qualità della vita delle zone che le stanno intorno.
Con il Bilancio Sociale ai consueti benefici che la presenza di una impresa distribuisce nell’area in cui è ospitata ( l’incremento dell’occupazione e la produzione di beni e servizi sono quelli più rilevanti ) si vanno ad aggiungere fattori positivi riguardanti la tutela della sicurezza sul posto di lavoro ed il benessere ambientale ad esempio, ma anche la lotta al lavoro minorile e alla corruzione.
E con il passare del tempo sempre più imprese del nostro Paese stanno scoprendo i vantaggi di questo strumento, visto prima come una sorta di invasione dell’ambito operativo aziendale e ora invece rivalutato per gli indubbi vantaggi che offre nel rapporto con la collettività e come ritorno di immagine.
In Italia, la redazione di un Bilancio Sociale è una scelta volontaria, operata dalla singola impresa senza alcun obbligo legislativo. Le prime a farne uso entro i nostri confini furono le Ferrovie dello Stato ed il Credito Valtellinese, nel 1993 la prima e nel 1995 il secondo. Nel 2003, secondo i dati dell’Istituto Europeo per il Bilancio Sociale sono state circa 800 le aziende italiane che ne hanno preparato uno, e tra esse rientrano non solo grandi gruppi come Eni, Agip e Enel, ma pure enti pubblici come il comune di Milano.
Si tratta per lo più di imprese non quotate in borsa, facenti parte del settore bancario e industriale, che erogano contributi e preparano iniziative in favore della lotta all’Aids, della fame nel Terzo Mondo, di opere per il monitoraggio ambientale e della formazione dei dipendenti.
Unicredito ad esempio, ha recentemente avviato un programma di Gift matching attraverso cui incentivare la donazione: per ogni contributo versato da un proprio dipendente, l’istituto di credito versa una cifra pari ad esso di tasca propria. L’operazione ha permesso di raccogliere così oltre 500mila euro.
A dare grande impulso alla diffusione di una mentalità del bilancio sociale in questi ultimi anni ci ha pensato il ministero del Welfare, che ha elaborato il progetto corporate social responsability-social commitment. L’obbiettivo è quello di stimolare l’adesione volontaria ad un bilancio di sostenibilità all’interno del sistema economico, individuando e codificando un linguaggio e un quadro di riferimento generale comune.

Bilancio Sociale e PMI: un rapporto da sviluppare.

I ritorni positivi in fatto di immagine e di profitti con il Bilancio Sociale ci sono, e ancora una volta sembra che siano le Pmi ad accorgersene per prime. L’indagine effettuata da Demoskopea infatti evidenzia come il 58% delle Pmi investe nel sociale e ha finanziato attività e organizzazioni concernenti il non-profit. Ma c’è di più: il fatto che il 55% delle aziende in questione decida di spingere affinché l’investimento avvenga nel proprio territorio di appartenenza, simboleggia la grande responsabilità nel sociale delle Pmi. Peraltro, delle imprese che ancora non ricorrono alla redazione di un bilancio sociale, il 33% si dichiara più che pronta per iniziare un discorso di solidarietà non appena possibile,ed il 32% è disposto a farlo ma solo se il mondo delle associazioni non-profit diventi più trasparente.
Una nuova testimonianza questa, di come il mondo delle Pmi in Italia sia quello maggiormente competitivo e pronto all’utilizzo di nuove metodologie. Il Bilancio sociale rappresenta il futuro dell’economia italiana, e per tutti, dalla grande azienda alla piccola e media impresa fino all’ente locale, diverrà una priorità inderogabile coniugare la voce profitto con quella riguardante gli investimenti di pubblica utilità.

Matteo Corno

Consorzio Distributori Utensili
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