L'accordo internazionale "Basilea 2"
L’IMPRESA SOTTO LA LENTE DEL SISTEMA BANCARIO.

Cambiano e si fanno più strette le maglie del credito per le aziende con le nuove regole e i nuovi criteri di valutazione imposti dall’accordo internazionale di “Basilea 2”. Piccole e medie imprese i soggetti più a rischio.

IL CONTENUTO DELL’ACCORDO.

“Basilea 2” è il nuovo accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche ed è il frutto di cinque anni di lavoro del Comitato di Basilea sulla supervisione bancaria - organismo della Banca dei Regolamenti Internazionali - che ha messo a punto nuove metodologie e procedure per la valutazione dei rischi dell’attività bancaria ed ha meglio definito le cautele che gli intermediari finanziari dovranno adottare al fine di garantire maggiore stabilità al sistema economico.
Il documento costituisce un aggiornamento del precedente accordo (stipulato nel 1988) relativo alla disciplina dell’equilibrio patrimoniale delle banche in funzione degli “impieghi” degli istituti di credito. In particolare, con questo aggiornamento, si sono voluti imporre maggiori vincoli sui patrimoni delle banche in rapporto ai rischi assunti nell’attività bancaria, creando così più efficaci presupposti per lo sviluppo economico generale.
In base a questo accordo, quindi, le banche dei paesi aderenti dovranno accantonare quote di capitale proporzionali al rischio derivante dai vari rapporti di credito assunti, valutato attraverso lo strumento del “rating”. Si dovrà, in sostanza, dare una valutazione oggettiva del rischio di insolvenza, mediante l’applicazione di metodologie riconosciute a livello internazionale ora codificate nel testo dell’accordo.
L’accordo, è opportuno precisare, non ha in sé alcun valore giuridico e pertanto, affinché gli Stati membri UE ne garantiscano l’applicazione sul territorio comunitario, la Commissione Europea ha previsto che queste norme formino oggetto di una direttiva che verrà discussa dagli organi legislativi comunitari (Parlamento e Consiglio ECOFIN).
Le recenti crisi finanziarie di grandi imprese (Cirio, Parmalat, Giacomelli) hanno di fatto già sollecitato il sistema bancario ad adottare le nuove misure previste dall’accordo di Basilea. Il rischio che si presentino altre crisi, come quelle che hanno sconvolto il mercato dei capitali, è sempre latente e, fin d’ora, molte banche hanno attuato una politica di riduzione del rischio di credito, con conseguenze che hanno influito anche sulla ripresa non ancora concretamente avviata nonostante se ne siano avvertiti i primi timidi cenni.
Risulta piuttosto facile prevedere che le piccole e medie imprese potranno essere quelle più penalizzate dalle nuove metodologie valutative delle banche: maggiori vincoli sul patrimonio delle banche renderanno più difficile (e costoso) accedere al credito. Quindi è importantissimo, per le imprese, cogliere l’opportunità e lo spazio temporale della fase transitoria per prepararsi e attivare tutti quegli strumenti che consentano di non avere penalizzazioni nel prossimo 2006.
La finanza d’impresa diverrà sempre più importante e determinante e gli imprenditori dovranno essere attenti alle funzioni finanziarie interne all’impresa, ottimizzando le risorse in funzione dei processi di sviluppo.
Nel corso di questi anni, la Banca d’Italia ha più volte fatto presenti le specificità del sistema economico “Italia”, caratterizzato dalla presenza di migliaia di piccole imprese, e ha sollecitato (e ottenuto) una parziale revisione della bozza di accordo che prevede ora requisiti minimi patrimoniali correlati alla diversa realtà in cui le banche italiane sono chiamate ad operare.

LE METODOLOGIE PREVISTE DA BASILEA 2.

Risulta facile prevedere che le piccole e medie imprese potranno essere le più penalizzate dalle nuove metodologie: maggiori vincoli sul patrimonio delle banche renderanno più difficile e costoso accedere al credito.

L’accordo si basa su tre strumenti di controllo del rischio, definiti “pilastri”, per una migliore tutela della stabilità degli intermediari finanziari.
I “pilastri” individuati dall’accordo sono:
1) requisiti patrimoniali minimi
2) sistema di controllo prudenziale dell’adeguatezza patrimoniale
3) trasparenza delle informazioni
Attualmente la determinazione del rapporto fra patrimonio delle banche e impieghi in corso, ponderati per il rischio di credito e per il rischio di mercato, deve essere pari o superiore all’8% (coefficiente stabilito dalle autorità di vigilanza bancaria). Il nuovo accordo prevede che il rapporto tenga conto anche di un “rischio operativo” (frodi, caduta dei sistemi informatici) specifico della posizione creditoria.
Si dovrà, in pratica, analizzare ogni posizione creditoria e tradurre tutti gli elementi specifici della posizione creditoria in indici che determineranno un “rating” da attribuire all’impresa.
Nella valutazione del rischio di credito e nella determinazione del rating dovranno essere presi in considerazione, oltre all’influenza complessiva che il sistema economico territoriale di riferimento (ad esempio a livello di distretto industriale) ha sull’azienda, anche il rischio specifico del settore, il potere competitivo aziendale, e dovrà essere approfondita la dinamica di formazione dei ricavi, dei costi e la componente finanziaria del bilancio (del quale dovrà essere valutata l’attendibilità). Dovranno essere inoltre sviluppate tutte quelle considerazioni sull’andamento aziendale (sia interno, sia in rapporto al mercato) indispensabili per dare una valutazione all’impresa più oggettiva possibile.

I DOCUMENTI INFORMATIVI DELL’IMPRESA.

Il bilancio acquisce ulteriore importanza ed autorevolezza nel rapporto con le banche, proprio perché è il documento informativo basilare per giungere all’attribuzione del rating.

Ecco quindi che il bilancio acquisisce ulteriore importanza ed autorevolezza nei rapporti con le banche, proprio perché è il documento informativo basilare per giungere all’attribuzione del rating.
La riforma societaria, entrata in vigore il 1° gennaio 2004, unitamente all’adozione degli IAS (principi contabili internazionali) introduce di fatto una nuova filosofia nella redazione del bilancio al quale viene attribuita la funzione di informare il lettore/investitore non solo sui risultati conseguiti dall’impresa ma, anche, sulla dinamica reddituale e finanziaria e sui rischi gestionali dell’impresa. Alle nuove esigenze informative delle banche dovrà quindi corrispondere un’appropriata risposta delle imprese che dovranno sviluppare un sistema di informazioni che consentano di comprendere quali sono gli strumenti finanziari utilizzati e le responsabilità patrimoniali incombenti. Le informazioni quindi dovranno essere: più precise, più complete e più affidabili rispetto a quelle fornite in passato, pena il sostenimento da parte delle imprese, di maggiori oneri finanziari e, in generale, di condizioni di credito più penalizzanti.
È interesse delle banche acquisire in modo corretto le informazioni e gestirle “al meglio” in quanto, a fronte di una migliore gestione e analisi delle informazioni corrisponderà una riduzione dei rischi e quindi i coefficienti di vincolo del patrimonio della banca potranno essere inferiori. A fronte di entità di coefficienti minori vincoli patrimoniali, potranno esservi maggiori impieghi e, quindi, una maggiore redditività dell’”impresa-banca”.

CONCLUSIONI.

Basilea 2 è già una realtà. Le piccole e medie imprese devono quindi muoversi subito e preparare adeguati strumenti per ottimizzare le loro risorse aziendali.

Considerando che l’accordo di Basilea dovrebbe avere efficacia dal 2006 quanto tempo abbiamo: due anni? No. Basilea 2 è già una realtà in diversi istituti di credito in quanto i principali gruppi bancari che desiderano ottenere il riconoscimento più avanzato dell’accordo, dovranno adottare un conteggio “parallelo” secondo le nuove e le vecchie metodologie già a partire da fine 2005; i gruppi bancari più “avanzati” dovranno dimostrare di avere adottato l’uso interno dei modelli da almeno tre anni. Di fatto i principali gruppi bancari, già dal 2003, hanno introdotto progressivamente nel loro sistema procedurale quanto previsto dall’accordo, dovendo rispettare almeno tre anni di conformità operativa, strumentale, organizzativa al fine di potersi qualificare per gli approcci più avanzati.
Le piccole e medie imprese quindi devono “muoversi” subito e preparare adeguati strumenti per ottimizzare le loro risorse finanziarie, intervenendo sui sistemi informativi aziendali, adeguando le informazioni esterne (bilanci, relazioni ecc.) alle nuove necessità.

Rosita Forcellini
Studio Campidori
Commercialisti & Associati
www.studiocampidori.it

Consorzio Distributori Utensili
Caponago (Milano) - tel. 02 95 74 6 081

Webmaster Bianchi Errepi Associati all right reserved