DUE MILIONI DI ROBOT NEL MONDO.
E L’ITALIA SI SCOPRE LEADER

Le macchine automatizzate vendute oggi costano un terzo rispetto a una del 1990. E l’Italia è il secondo fra i paesi produttori nell’Unione Europea.

In cima ai Paesi che si avvalgono della loro collaborazione nel processo industriale c’è il Giappone con 350 mila unità. Nel Nord America sono, invece, 112 mila mentre in Europa i robot sono 250 mila: la Germania detiene il primato con 112 mila unità, seguita proprio dall’Italia con 50 mila e dalla Francia con 26 mila.

I NUMERI NEL MONDO.

I dati del World Robotics Survey 2004 dell’Unece, la Commissione dell’Onu per l’Europa, dicono che sono due milioni i robot nel mondo: la metà “lavora” nel settore industriale mentre il resto viene impiegato per scopi civili, militari e di intrattenimento.
Questi dati giustificano in qualche modo l’aumento di interesse che si sta palesando all’interno della stessa Ue verso il settore della robotica. In concreto si è tradotto nella richiesta di inserimento del Settimo Programma quadro di maggiori fondi per i progetti di ricerca robotica avanzata da parte dell’associazione di scienziati e industriali Europei.
Le macchine automatizzate, insomma, attirano sempre maggiore interesse. In cima ai Paesi che si avvalgono della loro collaborazione nel processo industriale c’è il Giappone con 350 mila unità. Nel Nord America sono, invece, 112 mila mentre in Europa i robot sono 250 mila: la Germania detiene il primato con 112 mila unità, seguita proprio dall’Italia con 50 mila e dalla Francia con 26 mila.

UN MERCATO CON INCREMENTI ALTALENANTI

Il settore della robotica si contraddistingue per fasi di forte crescita, di circa due anni, seguite da fasi di forte contrazione. Questo tipo di oscillazione, dicono gli esperti, è dovuto alla particolarità stessa degli aggiustamenti a cui deve andare incontro il mercato della robotica.
Da una parte, infatti, la macchina automatica è chiamata a sostituire la manodopera umana. Dall’altro questo processo deve necessariamente essere seguito dalla formazione della forza lavoro, tecnici che siano in grado di utilizzare fino in fondo le potenzialità del nuovo strumento.
L’introduzione dei robot, che chiaramente razionalizza le fasi di lavorazione, ha quindi anche bisogno di essere inserita attentamente nel processo produttivo.
Una macchina intelligente, poi, non può essere acquistata al dettaglio come qualsiasi altra risorsa aziendale. L’impiego, perché sia vantaggioso, richiede poi che la stessa azienda possegga il know-how necessario per il suo utilizzo.

ROBOT DECISIVI NON SOLO NELL’INDUSTRIA.

Le macchine intelligenti stanno prendendo sempre maggiore piede anche in altri settori come quello professionale e privato.
Tra i primi, la parte del leone la fanno quelli sottomarini con 4785 unità. Si tratta di robot che, ad esempio, svolgono compiti di intervento in ambienti ostili come siti contaminati da inquinanti fisici o radiazioni nucleari, oppure per il monitoraggio delle acque per la difesa dell’ambiente. In questo settore l’Italia è all’avanguardia.
Ne è un esempio il Programma operativo nazionale “Ricerca, sviluppo tecnologico, alta formazione”, un progetto promosso dal Miur e portato avanti grazie alla collaborazione tra i ricercatori dell’Università Federico II di Napoli e le aziende che operano nel settore antincendio.
Il progetto mira a realizzare un robot pompiere, capace di monitorare ventiquattro ore su ventiquattro gallerie stradali e ferroviarie, al fine di evitare disastri come quello del Monte Bianco. Chiaramente agendo in completa autonomia senza alcun controllo o intervento da parte dell’uomo.

I ROBOT E L’ITALIA.

Per una volta il nostro Paese è all’avanguardia. L’Italia è seconda in Europa con 50 mila robot (116 unità per ogni 10 mila persone occupate nell’industria manifatturiera): la lavorazione meccanica rappresenta il principale segmento di mercato, seguita dalla saldatura e dalla lavorazione della plastica.
Tra il 1994 e il 2001 si è registrato un aumento continuo nell’installazione di macchine automatiche. Nel 2002, invece, abbiamo assistito ad un temporaneo arresto del trend di sviluppo, e il mercato si è ridotto del 14%. Un altro 5% si è perso l’anno successivo, il 2003, quando i robot sono arrivati a 5200 unità.
Lo stock di robot è comunque aumentato del 7% rispetto al 2002 arrivando a 20 mila unità. Nel periodo 2004-2007 si prevede una crescita media annua del mercato italiano pari al 5% che porterà a uno stock di oltre 63 mila macchine automatiche.

MA NEL PRIMO TRIMESTRE 2005 RALLENTANO GLI ORDINI DI MACCHINE UTENSILI

In base ai dati elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, gli ordini raccolti dai costruttori italiani di macchine utensili per la lavorazione del metallo, nel primo trimestre del 2005, sono aumentati del 4,6% rispetto al valore registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. Il valore assoluto dell’indice resta però ancora molto basso, pari a 82,7 (base 2000=100).
Nonostante il risultato globale sia di segno positivo, l’andamento del settore mostra una preoccupante convergenza dei risultati registrati sul mercato interno e di quelli del mercato estero in direzione di una sostanziale stagnazione. Infatti, a fronte di un modesto incremento degli ordini raccolti sul mercato domestico (+3,1%) per un valore dell’indice pari a 69,4, anche gli ordinativi raccolti nei mercati stranieri mostrano un sensibile rallentamento nella crescita (+5,9%) rispetto alle performance ottenute nel 2004, così come mostra il valore assoluto dell’indice (pari a 97,1) che si riporta sotto il valore dell’anno base.
Sul mercato interno, la domanda di mezzi di produzione resta ancora molto debole. Il segno positivo registrato nel primo trimestre del 2005 non deve far dimenticare il valore estremamente basso dell’indice, inferiore del 30% rispetto all’anno base.
“La forte tensione sui prezzi rilevata, soprattutto, sul mercato interno - afferma Alberto Tacchella, presidente UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE - è di tale entità da rendere esigui i margini di guadagno dei nostri costruttori, che si trovano, dunque, esposti alla concorrenza dei competitors stranieri, appartenenti sia alle aree tradizionali che emergenti”.
Sul fronte estero, dopo tre trimestri di forte espansione, tutti superiori al 30%, la raccolta ordini registra una brusca frenata segnando un incremento del solo 5,9%. Pur essendo prematuro considerare tale dato come segno di inversione di tendenza, questo riscontro è sicuramente un primo avvertimento di come l’attività di export, che aveva contribuito alla tenuta dell’industria italiana del settore per tutto il 2004, cominci a incontrare difficoltà.
“A questo proposito - commenta Tacchella - occorre ricordare che i mercati stranieri più vivaci sono purtroppo ancora quelli più lontani. Paesi come quelli dell’Asia orientale, sono interessanti per l’offerta italiana di settore ma il presidio richiede costi e investimenti così elevati da ridurre al minimo i margini di utile delle imprese italiane”.

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