| LA MEDIA IMPRESA CRESCE: IL SUO SEGRETO
È IL DINAMISMO
Le ultime ricerche rivelano che le medie imprese,
espressione della cultura dei distretti, sono in costante aumento e
rivelano un dinamismo che fa ben sperare in prospettiva futura.

I NUMERI DI UN FENOMENO CHE SI VA AFFERMANDO IN ITALIA.
Il modello dimpresa vincente tende sempre più a coincidere
con quello delle imprese di media grandezza.
Le società classificate come imprese di media dimensione (quelle
con un fatturato tra i 13 e i 260 milioni di euro e un numero di dipendenti
tra i 50 e i 499) risultano infatti essere complessivamente 3.667 e
rappresentano appena l1,3% del valore aggiunto del settore ma
sono in continua crescita: laumento del capitale investito medio
per azienda, al netto dellinflazione, è pari al + 6 per
cento.
Positiva è sia la dinamica del fatturato (+29,7%) che quella
relativa alloccupazione (+12,1% dalla metà alla fine degli
anni Novanta).
Su questa performance - assai migliore di quella della grande industria
- influisce principalmente il forte orientamento allestero: un
terzo delle vendite è legato alle esportazioni, con una crescita
pari al + 36,4 per cento. Unefficienza che si evince anche dal
rendimento del capitale: il Roi delle medie imprese risulta più
elevato di ben 4,3 punti rispetto alle aziende di grandi dimensioni.
Numeri di tutto rispetto che spiegano perché il made in
Italy può contare su un futuro roseo nonostante la competizione
internazionale si faccia ogni giorno più aggressiva.
Nellultimo decennio le medie imprese italiane
hanno fatto registrare performance di assoluto rispetto: il fatturato
è cresciuto (+29,7%) ed anche loccupazione (+ 12%).
Ma soprattutto si sono sviluppate le esportazioni ed è migliorata
la redditività del capitale.
Tutti dati che evidenziano come in Italia il modello dimpresa
vincente tende sempre più a coincidere con quello delle imprese
di media grandezza. |
FIGLIE DELLA CULTURA DEI DISTRETTI INDUSTRIALI.
Più che eredi del declino dei grandi gruppi, le medie imprese
italiane appaiono come lespressione della cultura dei distretti.
Lo rivelano tre elementi. Anzitutto lattività economica
prevalente: il 72% del loro valore aggiunto deriva dai beni per la persona
e per la casa (il made in Italy), dagli alimentari e dalla meccanica
(soprattutto leggera).
In secondo luogo la loro distribuzione territoriale: 1806 delle 3667
aziende (il 49%) ha sede nel nord est mentre 1590 (il 43%) nel nord
ovest.
È evidente, quindi, che storicamente le medie aziende si sono
sviluppate quasi esclusivamente nel nord Italia come prodotto dello
sfaldamento di una parte della grande industria. Non è casuale,
infine, che le medie imprese siano collocate nelle aree dove il tenore
di vita è superiore alla media nazionale.

LE CARATTERISTICHE VINCENTI DI QUESTO MODELLO DI BUSINESS.
Lanalisi dei numeri, ricavati dai bilanci ufficiali, spiega anche
quali siano le caratteristiche vincenti delle medie industrie. Si tratta
soprattutto della flessibilità e della specializzazione produttiva
che richiede più innovazione di prodotto che di processo
e poca ricerca ma fortemente mirata e infine il basso impiego
di capitale (121 mila euro per addetto nel 2000 contro i 297 mila euro
della Fiat Auto). Un capitale che deriva, per lo più, da cash
flow (71%), cioè da risorse interne, e per meno di un terzo (29%)
da debiti finanziari.
Questo dato ben evidenzia anche una caratteristica generale del capitalismo
italiano che quasi sempre si è affidato al portafoglio
delle famiglie alla guida delle aziende piuttosto che a un apporto del
sistema bancario come storicamente è avvenuto per la Germania
o attraverso il capitale di rischio, come avvenuto in Gran Bretagna
e nei paesi anglosassoni. Il capitale va a finanziare soprattutto gli
investimenti tecnici (55,4% del totale).
| Flessibilità, specializzazione produttiva
che richiede più innovazione di prodotto che di processo
e poca ricerca ma fortemente mirata e infine basso impiego
di capitale: sono questi i punti di forza delle medie imprese italiane. |
LE NICCHIE E LE DIMENSIONI.
La dimensione media delle imprese di mezzo è di 149 dipendenti,
34 milioni di euro di fatturato e 19 milioni di euro di capitale investito.
La maggior parte sta nella fascia dimensionale medio-bassa: il 41% ha
tra i 50 e 99 addetti e il 50% del totale ha tra i 100 e i 249 addetti.
Le medie imprese di maggiore dimensione (tra i 250 e 499 addetti) sono
soltanto l8% del totale. La tendenza generale è alla crescita
ma mentre è assai più consistente il passaggio dalle piccole
alle medie imprese, è assai scarso il numero di imprese che da
medie diventano grandi.
Gli esperti sono convinti che per le industrie di medie dimensioni la
giusta dimensione dipenda dal mercato di riferimento su cui riescono
a primeggiare e, cioè, dalla dimensione ideale nella nicchia
produttiva che hanno individuato più che dalla dimensione
assoluta. Una media azienda può, infatti, considerarsi al tempo
stesso grande o piccola a seconda del mercato in cui si trova a operare.
A differenza delle grandi aziende, la curva dei profitti non coincide
con quella dimensionale perché le medie imprese fanno leva sulla
specializzazione produttiva e sulla loro capacità di sfruttare
le nicchie di mercato piuttosto che sulle economie di scala.
| A differenza delle grandi aziende, la curva
dei profitti non coincide con quella dimensionale perché
le medie imprese fanno leva sulla specializzazione produttiva e
sulla loro capacità di sfruttare le nicchie di mercato piuttosto
che sulle economie di scala. |
UN SUCCESSO CHE DURA NEL TEMPO.
Tra il 1996 e il 2001 le medie imprese si sono rivelate il vero motore
dello sviluppo e hanno stravinto il confronto sia con le piccole che
con le grandi. Tanto per cominciare hanno creato più occupazione:
un +14% per cento dipendenti contro un segno negativo (-6,2%).
Cresce anche il fatturato con un +36,1% delle imprese medie contro un
+26% delle grandi imprese. Anche le esportazioni mostrano segnali decisamente
incoraggianti con una crescita del 44% contro il 33% delle grandi imprese;
mentre la forbice tra il valore aggiunto delle medie (+27,8)
e quello delle grandi (+12,8) resta ancora sorprendente, anche se margini
(+15,9% contro +14,1%) e utili (+33,3% contro +29%) restano ancora a
favore delle grandi imprese (15,9%). E il futuro? Le imprese di media
grandezza rimangono una carta vincente per il nostro Paese e, secondo
gli esperti, stanno superando anche il test di una congiuntura non precisamente
favorevole e che il boom degli ultimi anni del Novecento non era un
fuoco di paglia.
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