L’UNIVERSITÀ IN DIALOGO CON LE IMPRESE PER INNOVARLE.
Promuovere la ricerca applicata e la formazione, trasferire l’innovazione alle aziende e al “pubblico”, favorire nuove attività imprenditoriali e sostenere le iniziative università/imprese: questi gli obiettivi della Fondazione Politecnico di Milano. Ad illustrarli è Giampio Bracchi, presidente di questa realtà.

Come è nata, nel 2003, l’intuizione di dar vita alla Fondazione Politecnico di Milano? E qual’ è la sua “mission”?
L’idea di dar vita ad una Fondazione nacque nel 2000 quando il Parlamento, anche su nostra sollecitazione, approvò un emendamento alla legge finanziaria che consentiva alle università di dar vita a fondazioni universitarie con l’obiettivo di rendere più efficace il rapporto tra università e mondo esterno. Già dalla sua nascita il Politecnico di Milano si era posto l’obiettivo di formare ingegneri ed architetti per promuovere una cultura tecnico scientifica imperniata sulla specializzazione ed in grado di contribuire allo sviluppo economico del paese. Dopo quasi centocinquant’anni un rinnovamento di questa mission si imponeva: il tessuto produttivo del nostro paese è profondamente cambiato e le sfide dell’internazionalizzazione pongono all’università l’esigenza di affrontare in modo più flessibile ed efficiente il rapporto con il mondo della produzione per rendere fruibile il patrimonio di ricerca e di conoscenza di cui l’università dispone. Non a caso i nostri fondatori, oltre il Politecnico di Milano, sono grandi aziende come, Aem, Indesit, Pirelli e Siemens, una grande banca come Banca Intesa, organizzazioni come le Camere di Commercio, amministrazioni locali come il Comune e la Provincia di Cremona ed il Comune di Piacenza e enti di governo sul territorio come Regione Lombardia. Una grande alleanza per l’innovazione e lo sviluppo.
Trasferire l’innovazione alle aziende e alla pubblica amministrazione. Questo è uno degli obiettivi prioritari della Fondazione. Qual è la situazione delle imprese italiane in termini di innovazione? Quali i settori più dinamici e ricettivi? E la Lombardia come si colloca in questo contesto?
Il tessuto delle imprese italiane, costituito essenzialmente da piccole e medie imprese, ha una difficoltà intrinseca ad affrontare il tema dell’innovazione. Innovare significa investire in ricerca e sperimentarne le applicazioni. E questo è possibile quando la dimensione è tale da consentire investimenti di rilievo e di lunga durata. L’innovazione delle nostre imprese, spesso anche a gestione familiare, è avvenuta sulla base di intuizioni a volte geniali e di una capacità di adattamento al mercato che ha fatto addirittura in alcuni momenti affermare che “piccolo è bello”. Purtroppo lo sviluppo della competizione internazionale e la comparsa di nuovi attori, come India e Cina, particolarmente aggressivi sulla scena mondiale ha reso questo modello fragile e bisognoso di sostegni strutturali. Ed è proprio nel fare sistema e nel poter utilizzare una rete che favorisca la diffusione dei risultati della ricerca e l’integrazione con le esigenze delle imprese che la Fondazione contribuisce all’innovazione ed allo sviluppo. Questa esperienza, per ora unica nel suo modo di essere, nata grazie alla peculiarità del Politecnico, non a caso si è radicata in Lombardia, la regione non solo più sviluppata ma anche più ricettiva e sensibile ai cambiamenti.
Come attuate questo trasferimento? Con quali strumenti e quali iniziative? E che risposta avete da parte delle imprese?
Il tema del trasferimento tecnologico richiede esperienza e professionalità, che individuino le necessità delle aziende, ricerchino le competenze necessarie presenti nell’università, elaborino progetti che aiutino le aziende a studiare nuovi prodotti e/o processi produttivi. Nel nostro lavoro ci avvaliamo di una struttura ad hoc che è il Consorzio Politecnico Innovazione che negli ultimi anni ha avviato circa 500 progetti con ampia soddisfazione da parte delle piccole e medie imprese.
Vi definite una struttura agile che apre alle imprese le porte dell’innovazione. Ma le piccole e medie imprese sono realmente vostri interlocutori, attenti alle vostre proposte? Come riuscire a costruire un dialogo continuativo con queste realtà aziendali?
Nel nostro lavoro noi cerchiamo di creare una relazione non solo con le piccole e medie imprese in modo singolo, ma soprattutto di elaborare e gestire progetti che mettano in relazione una pluralità di soggetti che si riferiscono ad una filiera produttiva. Un esempio particolarmente significativo è quello del tessile. È noto come questo settore stia attraversando un momento di difficoltà dovuto alla concorrenza aggressiva di nuovi paesi. Noi riteniamo che una possibilità di continuare ad essere competitivi sia quella di puntare sulla qualità e sull’innovazione. Abbiamo quindi avviato un progetto di ricerca che facendo riferimento a diversi dipartimenti del Politecnico utilizzi tutte le nuove “scoperte” nel settore delle nanotecnologie per creare tessuti con caratteristiche fortemente innovative. Abbiamo quindi raggruppato una decina di aziende appartenenti al distretto produttivo della Lombardia e con esse abbiamo avviato una sperimentazione di nuovi materiali in grado di offrire nuovi prodotti. La particolarità della Fondazione è anche quella di creare un network tra grandi e piccole imprese all’interno del quale le piccole imprese possano anche avvalersi di alcuni risultati della ricerca sviluppata all’interno o in collaborazione con le grandi imprese.
Il legame con il Politecnico vi agevola anche sotto il profilo dell’apporto che potete dare alle imprese in termini di formazione e aggiornamento delle risorse umane. È un tipo di supporto che vi viene richiesto?
Certamente il legame con il Politecnico è la nostra forza. Ed è alle molteplici ed altamente qualificate competenze presenti nel Politecnico che facciamo riferimento nel rapporto con le imprese. La nostra particolarità è quella di operare un collegamento tra le differenti competenze e di elaborare progetti multidisciplinari che siano in grado di volta in volta di offrire alle imprese quanto di meglio la ricerca è in grado di produrre. Collaboriamo anche con altre università in modo da integrare le competenze del Politecnico. La formazione rimane la competenza primaria dell’università. A noi le aziende chiedono in modo particolare iniziative di formazione continua del personale ed aggiornamento rispetto alle nuove tecnologie, meglio ancora la presenza di giovani ricercatori che interagendo con il personale già presente possano condividere conoscenze di natura diversa. Più teoriche ed aggiornate quelle maturate in ambiente accademico, più operative e sperimentate quelle cresciute nelle aziende.
Tra i vostri soci fondatori vi sono molte realtà istituzionali. Cosa significa per voi favorire l’innovazione della pubblica amministrazione e nel terziario? E come misurare i ritorni di questi interventi?
Numerosi sono i temi che oggi una pubblica amministrazione deve affrontare. Dal governo del territorio alla gestione dei servizi alla persona. Se una pubblica amministrazione vuole essere efficiente deve aggiornare i suoi servizi e le modalità con le quali li offre ai cittadini/clienti. Uno dei progetti più innovativi sviluppato negli ultimi tempi riguarda il tema dell’e-governement, della capacità quindi di rinnovare il rapporto pubblica amministrazione e cittadini utilizzando tutto quanto offrono le nuove tecnologie informatiche.
I giovani e la ricerca: spesso a frenare le giovani leve ad avvicinarsi al mondo della ricerca sono le scarse risorse a disposizione. Come rimuovere questo problema?
Certamente il problema è complesso: Molto interessante l’esperienza da noi avviata con il progetto “adotta un ricercatore”. Abbiamo proposto alle imprese di contribuire a risolvere i loro problemi attraverso l’utilizzo di giovani ricercatori che, pur permanendo in università, possano lavorare su temi specifici decisi congiuntamente. Sono circa venti i progetti avviati che prevedono il pagamento da parte di un’azienda di borse di studio o di dottorato o assegni di ricerca per l’elaborazione di progetti aziendali. Un modo concreto per contribuire allo sviluppo e per aiutare i giovani a fare ricerca.
L’innovazione, secondo lei, è realmente la leva su cui si gioca oggi la capacità competitiva di un’impresa? E che tipo di innovazione ha in mente: di prodotto, di processo, organizzativa, gestionale, etc?
Quando l’innovazione fa sviluppo è il titolo che abbiamo dato al primo convegno di riflessione sull’esperienza della nostra Fondazione, nella consapevolezza che è questo l’ obiettivo a cui tendiamo, la nostra mission. Innovazione come un modo di pensare, un fattore culturale che deve permeare sia i prodotti sia i processi.
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GIAMPIO BRACCHI: IL PROFILO
Una laurea con lode in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Milano e una serie di studi di perfezionamento nel settore dell’innovazione aziendale e dell’automazione dei sistemi informativi all’Università di California di Berkeley, Giampio Bracchi è innanzitutto un esponente di primo piano del mondo accademico italiano.
Professore ordinario di Sistemi informativi al Politecnico di Milano dal 1980, pro-rettore dal 1990 al 2002 della stessa università, è dal 2002, anno della sua fondazione, Presidente della Fondazione Politecnico di Milano.
I risultati dei suoi studi e progetti realizzativi nelle aree dell’innovazione delle aziende, delle banche e della pubblica amministrazione, dei sistemi informativi, delle banche di dati, del commercio elettronico e del trasferimento tecnologico si trovano riportati in 15 libri e 200 pubblicazioni scientifiche.
È attualmente membro dei consigli di amministrazione di alcune aziende industriali e finanziarie, fra cui Autostrade Milano Serravalle – Milano Tangenziali SpA (di cui è presidente), Banca Intesa (della quale è vice-presidente), Istituto Scientifico Breda (del quale è presidente), Intesa Sistemi e Servizi (della quale è presidente), Associazione Bancaria Italiana, CIR e RDB (del quale è presidente). Nel settore della finanza innovativa è membro dei consigli di amministrazione di CDB Webtech e Technostart e presidente dell’AIFI, l’associazione italiana del private equity e venture capital.
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FONDAZIONE POLITECNICO DI MILANO: IL PROFILO
Costituita nel 2003, la Fondazione Politecnico rinnova lo spirito dell’originaria Fondazione Politecnica Italiana, nata nel 1926 per iniziativa di Giacinto Motta. Ieri come oggi, l’obiettivo della Fondazione è quello di “promuovere gli studi, gli insegnamenti e la ricerca”, attraverso il contributo e la collaborazione con enti pubblici e privati.
La Fondazione, oltre che dal Politecnico di Milano, è stata voluta da importanti società ed enti pubblici e privati: Aem spa, Banca Intesa spa, Camera di Commercio di Milano, Comune di Cremona, Comune di Piacenza, Merloni spa, Pirelli & C.spa, Provincia di Cremona, Regione Lombardia, Siemens spa, UniverComo, UniverLecco-Sondrio. I suoi obiettivi sono quelli di allargare il più possibile la rete di soggetti con i quali creare occasioni, opportunità e iniziative capaci di far decollare progetti comuni, per offrire a tutti l’opportunità di contribuire allo sviluppo del ‘sistema Paese’ attraverso un rapporto diretto con l’università. |
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