STAGE AZIENDALI: UN PONTE TRA SCUOLA E MONDO DELL’IMPRESA.
Lo stage è il primo contatto con il mondo del lavoro per i due terzi dei neolaureati. Ma come l’impresa può utilizzare al meglio questa opportunità? Alcuni consigli utili da seguire.

DALLA SCUOLA ALLO STAGE
Lo stage è il primo contatto con il mondo del lavoro per i due terzi dei neolaureati. Lo dice l’ultima indagine condotta per Assolombarda da GIDP/HRDA in collaborazione con Monster Italia.
Una sorta di passaggio obbligato per ottenere un’assunzione, che comunque arriva dopo il primo stage solo per un laureato su quattro. Per gli altri, il rischio è di iniziare un passaggio da un tirocinio all’altro senza arrivare all’agognata firma di un contratto di lavoro.
Sono 23 su 100 i neolaureati che vedono nello stage l’anticamera per l’assunzione, ma per un altro 19% si tratta di una scelta obbligata, per mancanza di altre opportunità di inserimento. Solo l’8 e il 7% del campione rispettivamente vive il tirocinio come un periodo formativo o di orientamento in uno specifico settore. Eppure proprio queste ultime sono le finalità per cui lo strumento dello stage è stato pensato.
Secondo la legge 196 del 1997 scopo dello stage è di “realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro” (art.18). È pensato quindi come strumento per favorire un passaggio morbido dal mondo della scuola a quello del lavoro, da svolgersi anche nel corso del periodo di formazione – come testimonia tra l’altro, la possibilità di attribuire al tirocinio“crediti formativi” utili per il proprio percorso di studi.
Stage di formazione o stage per strappare un contratto all’azienda quindi? O ancora un modo per l’azienda per impiegare personale a costo zero e con pochi obblighi? Sicuramente si tratta di un importante trait d’union tra mondo dell’istruzione superiore e del lavoro, che se vissuto nel modo adeguato può portare benefici al tirocinante come all’azienda.
GLI STRUMENTI PER LE AZIENDE
Per favorire una conoscenza adeguata del funzionamento degli stage, anche presso le aziende, e per incrociare domanda e offerta sono nati nel tempo molti sportelli, spesso accessibili via web. Lo Sportello Stage di ACTL (Associazione per la Cultura e Tempo Libero), in collaborazione con la Regione Lombardia, ha anche pubblicato e messo in rete un vero e proprio manuale dello stage. Si tratta di una guida rivolta a tutti i soggetti coinvolti nel processo di stage, stagisti, aziende e enti promotori, che specifica quali siano le azioni da intraprendere e quali gli strumenti a disposizione per avviare e gestire uno stage, oltre a fornire modelli dei documenti necessari.
Secondo Edoardo Croci, presidente di ACTL, il manuale rappresenta un valido aiuto per alimentare e “contribuire a far crescere la cultura dell’alternanza scuola-lavoro. Una delle ragioni che hanno sinora frenato lo sviluppo dello stage è infatti la scarsa conoscenza della modalità di attivazione e gestione sia da parte dei potenziali enti promotori che delle aziende, soprattutto medio-piccole”.
Se è vero infatti che le aziende più grandi hanno una maggiore familiarità con gli stage, le procedure di avvio dei tirocini sono tali da permetterne una facile gestione anche in realtà meno strutturate e di piccole dimensioni. Lo stage è infatti pensato per essere uno strumento elastico, con il minor numero possibile di paletti per fruitori e aziende. Non solo: molte associazioni di categoria e alcune aziende per l’impiego hanno stipulato convenzioni-quadro con uno o più enti promotori, che sostituiscono di fatto, per contenuti e forma, le singole convenzioni tra imprese ed enti promotori, richieste per legge per l’attivazione di uno stage. Si snelliscono così i tempi delle pratiche amministrative e aziende e enti promotori vengono sollevati da qualsiasi adempimento di carattere burocratico.
Le convenzioni-quadro funzionano, come conferma la responsabile dell’area formazione di Assolombarda Laura Mengoni, intervistata sul tema dal Sole 24 Ore: “La nostra associazione ha stipulato convenzioni-quadro per promuovere la “cultura dello stage”, soprattutto nelle piccole imprese. Finora sono pochissimi gli stagisti o le università che si sono lamentati, poiché in genere le imprese interpretano correttamente la natura del tirocinio, che è puramente formativa. Uno stretto controllo degli enti promotori tuttavia aiuta a evitare abusi”. Un altro fattore fondamentale per la riuscita del progetto di stage segnalato da Laura Mengoni è proprio quella “collaborazione tra impresa ed ente promotore” che consente di ottimizzare i risultati per tutti i soggetti coinvolti.
TIROCINANTI E CONTENTI?
Ma quale è il profilo dello stagista tipo? Aiuta a tracciarlo una ricerca svolta da 4Stars, l’associazione che gestisce lo Sportello Stage della Regione Lombardia, su un campione di 850 tirocini svolti nel biennio 2003-2004. Lo stagista è nel 65% dei casi una donna, nove volte su dieci di età compresa tra i venti e i trent’anni. Proveniente in prevalenza dal Nord Italia (57%), laureato nel 60,5% dei casi, meno di frequente diplomato (31%). L’ambito di formazione più rappresentato, in oltre la metà dei casi, è quello economico.Interessante anche il profilo delle aziende convenzionate con lo Sportello Stage della Lombardia, in prevalenza di piccola dimensione (40%), seguite dalle grandi, con il 34%, e dalle medie imprese (26%). Risulta abbastanza eterogeneo l’ambito di destinazione degli stagisti: i settori aziendali a cui ne vengono destinati di più sono quello delle risorse umane/organizzazione e del commerciale/vendite, entrambi con il 15%, seguiti dai servizi bancari/assicurativi/finanziari (11%) e da marketing/pubblicità/media (8,5%). Le percentuali più basse si trovano nell’ambito dell’arte/cultura (0,5%), dell’istruzione (0,5%) e della sanità/servizi sociali (0,5%).La percentuale di stagisti assunti al termine del tirocinio segnalata dallo Sportello Stage è del 65%, su un totale di quasi tredicimila stage attivati nei cinque anni di vita della struttura. Trova quindi conferma l’aspettativa di chi si rivolge allo stage in vista di un possibile impiego all’interno dell’azienda. Oltre alla concreta possibilità di impiego futuro, un altro parametro rilevante per la ricerca di uno stage è la presenza di un rimborso spese o una borsa di studio che garantiscano un’entrata economica, anche minima, al tirocinante. Il trend registrato dalla ricerca citata di Assolombarda sui neolaureati è quello di una diminuzione sensibile delle aziende che non retribuiscono in alcun modo lo stagista: a oggi il 28% delle aziende non concede “rimborsi”, il 23% in meno rispetto alla rilevazione precedente.
In termini di incentivi economici, emerge anche una diversità piuttosto marcata in base alla tipologia di azienda dove viene svolto il tirocinio. Le aziende B2C forniscono mediamente compensi più bassi: il 72% dei tirocinanti che riceve un rimborso comprende un 12% che ha diritto solamente ai buoni pasto; dei restanti, il 41% percepisce meno di 500 € al mese. Molto diverso il panorama delle aziende B2B, dove i tirocinanti sembrano avere vita migliore, con un 63% a cui è assicurato uno “stipendio” superiore ai 500 €.
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Lo stage passo per passo
Lo stage in azienda costituisce la fase pratica della formazione individuale e in generale si rivolge a giovani che stanno svolgendo un periodo di formazione o che hanno terminato il ciclo di studio.
La legge non impone un limite minimo di durata ma solo una durata massima, che varia da 4 mesi a 12 mesi a seconda dei casi, che non può essere superata se lo stage viene svolto all’interno della stessa azienda. Non ci sono invece vincoli sul numero di stage che una persona può svolgere nel corso del suo percorso di studio.
Il processo di stage richiede l’incontro di tre soggetti: il tirocinante, l’azienda e l’ente promotore, che di fatto costituisce il “motore” in grado di guidare il processo dello stage e di garantirne il buon funzionamento.
Gli enti che possono promuovere stage sono molteplici. Lo stage viene attivato sulla base di apposite convenzioni stipulate tra il soggetto promotore e l’azienda ospitante. L’azienda allega alla convenzione un progetto formativo che contiene indicazioni sulla durata del tirocinio, l’orario di lavoro, la posizione assicurativa, nonché su obiettivi, modalità, facilitazioni, obblighi e impegni. Lo stage non è considerato rapporto di lavoro subordinato e quindi non comporta l’obbligo di retribuzione da parte dell’azienda, né quello previdenziale. A discrezione dell’ente promotore o dell’azienda è possibile un rimborso spese. I soggetti promotori devono invece obbligatoriamente provvedere all’assicurazione degli stagisti contro gli infortuni sul lavoro presso l’INAIL, e presso una compagnia assicuratrice per la responsabilità civile verso terzi.Dovranno inoltre essere definiti due tutor, uno dall’ente promotore e uno interno all’azienda, che si occuperanno di seguire il rispetto del progetto formativo e di monitorare lo svolgimento dello stage.
Il tutor aziendale è di solito il responsabile del reparto in cui è inserito il giovane, o uno specialista di formazione che segua tutti gli inserimenti di stagisti. È opportuno che il tutor aziendale abbia contatti e incontri con il tutor dell’ente promotore per verificare l’andamento dello stage. A conclusione dello stage, l’azienda consegna normalmente allo stagista un attestato e all’ente promotore una scheda di valutazione che tiene conto del raggiungimento degli obiettivi contenuti nel progetto formativo iniziale. In alcuni casi anche allo stagista è richiesta una relazione finale.
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