CERTIFICAZIONI: OPPORTUNITÀ OLTRE CHE DOVERI.

Certificazione non significa solo ISO 9000. Il panorama delle certificazioni si presenta oggi molto variegato e include strumenti per misurare la qualità ambientale, la responsabilità sociale e le performance gestionali delle imprese.

LA QUALITÀ RESTA IN PRIMO PIANO. ANCHE SE IN FRENATA...
La certificazione ISO 9001 relativa ai sistemi di gestione per la qualità conserva un ruolo di primo piano nel mondo delle certificazioni, anche se negli ultimi anni il numero di aziende certificate in Italia inizia a presentare segnali di assestamento.
A fronte di una crescita sempre sostenuta a livello mondiale, con un incremento annuale del 35% secondo l’ultima rilevazione dell’ISO, i tassi di crescita nazionali per il nostro Paese si presentano più ridotti, come testimonia il +14% registrato per i primi nove mesi del 2005 rispetto a fine 2004.
È il caso di parlare di crisi o si tratta di un normale fenomeno di saturazione del mercato? Probabilmente entrambi i fattori contribuiscono al rallentamento della crescita del numero di aziende certificate. Senza dubbio pesa il momento di stagnazione economica in atto, che porta le imprese a preoccuparsi più delle esigenze di base e toglie spazio all’attenzione per altri fattori di gestione. È pur vero che le aziende certificate in Italia hanno quasi raggiunto quota 100.000, con un rapporto medio di una certificazione ogni 62 imprese, rispetto a una su un migliaio di un decennio fa. La prospettiva per l’ISO 9001 resta quindi, anche per il prossimo futuro, quella di una contrazione della crescita di aziende certificate.

UNI 11155: UN NUOVO STRUMENTO DI BENCHMARKING
La misurazione della qualità organizzativa è percepita dalle imprese non solo come strumento di gestione interna, ma è considerata anche un valido elemento di benchmarking, che permette all’azienda di essere più competitiva anche sulla base del confronto diretto con i propri concorrenti. Nasce quindi l’esigenza da parte delle imprese di avere parametri più precisi per misurare la qualità, anche in termini di efficienza e efficacia delle proprie prestazioni.
Risponde a questo bisogno la norma UNI 11155 “Attività operative delle imprese. Misurazione delle prestazioni”, pubblicata lo scorso giugno. In una recente intervista al Sole 24 Ore, il presidente dell’UNI Paolo Scolari ha spiegato che la nuova norma “riassume numerosi indici di efficienza ed efficacia, validi per tutti i settori di attività dell’impresa (commerciale, acquisti, produzione, logistica, ecc.) tranne quello strettamente finanziario, creando così un punto di riferimento condiviso a cui le imprese possono far ricorso per capire il proprio “stato di salute” e confrontarlo con quello dei concorrenti. L’applicazione conferirà quindi una conoscenza più profonda dei processi aziendali, permetterà di apportare le necessarie azioni correttive, sia a livello organizzativo che di infrastruttura, e infine di tenerne sotto controllo l’andamento nel tempo”.
L’UNI 11155 si presenta quindi come uno strumento a disposizione delle imprese, con la caratteristica di essere “ready to use” e di semplice applicazione, tanto da non richiedere l’intervento di consulenti esterni, se non per porre in atto le eventuali azioni correttive.

VERSO UN’IMPRESA SEMPRE PIÙ VERDE E ATTENTA ALL’ AMBIENTE
Nel panorama delle certificazioni, in questo momento sono le certificazioni ambientali a fare la parte del leone, registrando quei tassi di crescita a due cifre che da qualche anno non riguardano più il gruppo delle ISO 9000. L’incremento di certificati ambientali ISO 14001 registrato nel 2005 in Italia è del 28% rispetto all’anno precedente. I numeri crescono ancora e sono assestati oltre il 45% se si osservano le performance degli anni precedenti.
I motivi di tanto successo vanno ricercati nel grande numero di incentivi disponibili per le aziende certificate, oltre che alla compatibilità dell’ISO 14001 con importanti standard europei quali l’Emas, e alla possibilità connessa di riuscire più facilmente ad ottenere questi ultimi una volta certificati.
Un terzo fattore di successo deriva probabilmente da una delle novità apportate all’ISO 14001 nella nuova versione del 2004, che ha sostituito la precedente del 1996: obiettivo prioritario della revisione è stato infatti un progressivo allineamento delle norme con quelle della serie ISO 9000 sui sistemi di gestione della qualità. L’UNI ha in agenda per il 2008 una revisione parallela delle due norme che dovrebbe aumentarne ulteriormente la compatibilità. Diventa così più facile per le imprese dar vita a un unico sistema gestionale, che integri i parametri qualitativi con quelli ambientali riducendo gli sforzi operativi e senza duplicare ruoli e attività.
La revisione dello standard ISO 14001 non ha comunque apportato modifiche sostanziali al testo precedente; si tratta di fatto di miglioramenti del testo della versione del 1996 volti a chiarire alcuni dubbi di interpretazione. Appianato in particolare il nodo della differenza tra applicazione della norma e certificazione, una questione che era stata sollevata più volte dalle imprese fin dalla prima pubblicazione della ISO 14001. Nel nuovo testo viene specificato come l’applicazione della norma sia un atto volontario delle imprese, comunque ben distinto dalla certificazione, che può essere attuata solo da un organismo terzo certificatore. Vengono inoltre esplicitamente elencate le diverse opzioni che un’azienda può scegliere per aderire al sistema di gestione ambientale (Sga), classificate in diversi livelli.
Si va dall’autovalutazione, chiamata di prima parte, alla certificazione da parte di un organismo terzo certificatore, detta di terza parte.
I livelli intermedi prevedono le possibilità di chiedere la valutazione del Sga a soggetti interni all’organizzazione (di seconda parte) e di richiedere conferma della propria autovalutazione a una parte esterna.Il 14 maggio scorso si è concluso il periodo transitorio di applicazione dell’ISO 14001:2004.
Da allora sono considerati validi solo i certificati emessi sulla base della nuova norma.

ISO 14004: UN AIUTO PER LA GESTIONE AMBIENTALE AZIENDALE
Il gruppo di standard ambientali prevede, accanto all’ISO 14001, anche una guida all’impostazione di un sistema di gestione ambientale in azienda, l’ISO 14004, il cui testo definitivo nella versione italiana è stato pubblicato lo scorso agosto.
L’ISO 14004 mira a fornire le indicazioni necessarie per stabilire, attuare, mantenere attivo e migliorare un sistema di gestione ambientale e coordinarlo con altri sistemi di gestione, a prescindere dalle dimensioni aziendali, dal tipo di beni o servizi prodotti e dal livello di gestione ambientale presente nell’organizzazione.
Particolare attenzione è stata rivolta alla partecipazione delle piccole e medie imprese, che più di altre aziende si trovano a dover scontare le difficoltà derivanti dai costi per ottenere la certificazione ambientale e dalla carenza di risorse da dedicare alla gestione del processo. Per arginare il problema e incrementare il numero delle adesioni da parte delle PMI, sono allo studio diverse possibilità, tra cui la costituzione di consorzi e il coinvolgimento dei distretti industriali. Sempre per sostenere le PMI verrà a breve pubblicato un manuale pratico per l’applicazione del sistema di gestione ambientale, che tiene conto delle esigenze specifiche delle realtà di piccole dimensioni.

ENTRO IL 2008 UNO STANDARD PER LA CSR
Proseguono poi i lavori per la messa a punto dell’ISO 26000, la nuova norma internazionale che fornirà le linee guida sulla Corporate social responsibility.
Il tema della responsabilità sociale è infatti sempre più attuale per le imprese, e dopo le prime esperienze e sperimentazioni nazionali, è sorta la necessità di uno strumento che fornisca linee guida condivise a livello sopranazionale.
I lavori preparatori coinvolgono esperti provenienti da 54 differenti Paesi e da 24 organizzazioni internazionali collegate all’ISO. In tutto ben 350 persone, in rappresentanza di numerose categorie di stakeholder: industria, Governo, consumatori, lavoratori, organizzazioni non governative e altri soggetti portatori di interesse, che includono tra l’altro il mondo dell’università e della ricerca.
Anche l’Italia partecipa con una delegazione dell’UNI, l’ente nazionale di unificazione, di cui fanno parte l’Associazione bancaria italiana per le imprese, la Cgil per i sindacati, l’Acu per i consumatori, il Ministero del Lavoro per il Governo, l’Inail per la pubblica amministrazione e l’Università di Castellanza per il mondo accademico.
La preparazione della stesura del progetto di norma rappresenta la seconda fase dell’iter normativo, secondo il sistema applicato dall’UNI che prevede uno studio preliminare di fattibilità in cui vengono valutate le necessità del mercato e delle istituzioni e il rapporto costi/benefici legato all’introduzione di una nuova norma, ed è stata avviata all’inizio del 2005.
In questa fase è già stata delineata la struttura di base della norma, che sarà articolata in dieci sezioni che includono la definizione del contesto attuale di Social responsibility e dei principi relativi alle imprese, accanto a una guida per le aziende che intendono attuare la responsabilità sociale, che costituisce il nucleo dello standard in via di preparazione.
I prossimi step prevedono un’altra riunione del gruppo di lavoro nella tarda primavera del 2006 a Lisbona e la preparazione della prima versione del progetto della norma entro la fine del 2007. Il progetto sarà reso consultabile online e sottoposto a inchiesta pubblica. Le osservazioni raccolte saranno discusse e considerate in vista della stesura definitiva, la cui pubblicazione è fissata per l’ultimo quadrimestre del 2008.

UNI, 84 anni e non li dimostra

L’UNI è l’associazione nazionale che si occupa della normazione tecnica e che rappresenta l’Italia nell’attività degli organismi sopranazionali di normazione, ISO e CEN.
È un’associazione privata senza scopo di lucro che raccoglie oltre 7000 soci, provenienti da ambiti eterogenei: libere professioni, associazioni, istituti scientifici e scolastici, Pubblica Amministrazione.
L’obiettivo primario perseguito dall’UNI è l’elaborazione di norme e documenti tecnici che forniscano chiari riferimenti agli operatori, allo scopo di semplificare gli scambi economici e quindi migliorare l’efficienza e l’efficacia del sistema economico, a livello nazionale e internazionale.
La definizione degli standard qualitativi è solo uno dei campi in cui si estende l’azione dell’UNI, che opera in tutti i settori industriali, commerciali e del terziario, ad esclusione di quello elettrico ed elettrotecnico di competenza del CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano). Nell’elaborazione delle norme vengono coinvolte, attraverso appositi Organi tecnici e gruppi di lavoro, tutte le parti economico-sociali interessate, che hanno il diritto di formulare osservazioni durante l’iter normativo ed esprimono il consenso finale all’approvazione della norma tecnica. L’applicazione delle norme UNI ha carattere volontario, che può però diventare vincolante nel caso in cui una norma venga richiamata esplicitamente in un provvedimento legislativo. Il ruolo dell’Ente italiano di unificazione è stato riconosciuto dalla Direttiva Europea 83/189/CEE del 1983, recepita dal Governo Italiano con la Legge 317 del 1986, ma la sua storia risale al 1921; anno in cui nasceva, con il nome UNIM, a fronte dell’esigenza dell’industria meccanica di unificare le tipologie produttive secondo standard condivisi.


CEN, al servizio del mercato unico

Il Comitato europeo per la standardizzazione è l’organismo di normazione attivo dal 1961 tra gli stati membri dell’Unione Europea, con sede a Bruxelles. Nato per iniziativa dei Paesi allora membri della Comunità Europea e dell’EFTA (European Free Trade Association), conta oggi 28 nazioni associate e numerosi comitati tecnici affiliati, che rappresentano particolari interessi economico-sociali (tra cui vari settori industriali, PMI, consumatori, sindacati) e partecipano all’iter normativo pur non avendo diritto di voto nell’assemblea generale.
L’armonizzazione delle norme tecniche a livello europeo costituisce un importante strumento al servizio delle politiche dell’Unione, in particolare per il supporto al mercato unico attraverso l’integrazione tecnica, la tutela del consumatore e la promozione di uno sviluppo sostenibile.
Il Cen produce norme tecniche di carattere volontario, ma dal 1985 emana anche, su richiesta della Commissione Europea, una serie di norme En volte a creare uno standard europeo per la progettazione e produzione di beni e servizi. La creazione di standard europei condivisi passa attraverso il recepimento obbligatorio delle norme En da parte degli stati membri; eventuali norme esistenti in precedenza a livello nazionale vengono superate a favore delle norme En.
Accanto al Cen operano altri due organismi: il Cenelec, che si occupa della normalizzazione elettrotecnica, e l’Etsi (European telecommunications standardization institute), che regola il settore delle telecomunicazioni. La creazione di standard in tutti gli altri campi è di competenza del Cen.


ISO, il cappello internazionale

L’International Organization for Standardization è una federazione non governativa con sede a Ginevra, composta da 146 membri su base nazionale. Nata nel 1947 dall’incontro delle delegazioni di 25 diversi Paesi, con l’obiettivo di “facilitare il coordinamento internazionale e l’unificazione degli standard industriali”, ha stabilito fino a oggi quasi 15.000 norme nei settori più vari. Gli standard internazionali hanno lo scopo di creare un contesto condiviso di riferimento che possa facilitare il commercio e il trasferimento di tecnologia non solo tra i diversi Paesi, ma anche tra le industrie e i consumatori di tutto il mondo. Anche le norme ISO presentano carattere volontario, ma sono molti i casi in cui i governi nazionali hanno deciso di includerle nelle proprie leggi, trasformandole di fatto in vincolanti. Esistono inoltre settori, quali la meccanica, l’energia e l’informatica, in cui alcuni riferimenti fissati grazie ad accordi internazionali sono ritenuti vincolanti. Dato il grande numero di organizzazioni aderenti all’ISO, il processo di definizione degli standard si presenta particolarmente complesso; avviene di fatto in modo decentrato e secondo una struttura gerarchica, a partire da comitati tecnici strutturati in sottocomitati e gruppi di lavoro. Oltre 50.000 esperti provenienti da industrie, istituzioni, istituti di ricerca, associazioni dei consumatori e organizzazioni internazionali sono coinvolti nell’iter normativo, che riesce ad avere tempi relativamente brevi anche grazie all’ampio uso della modalità online per la consultazione e l’approvazione dei documenti. L’approvazione definitiva delle norme avviene per voto degli organismi di normazione nazionali membri dell’ISO, che fungono anche da interfaccia con i Paesi di appartenenza per la traduzione in norme nazionali degli standard internazionali stabiliti come vincolanti.

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