ITALIA & ROBOT: UN BINOMIO CHE SI CONFERMA VINCENTE.
L’Italia guadagna il secondo posto al mondo per robotizzazione del settore manifatturiero. Un segnale forte della volontà delle nostre imprese di competere investendo in innovazione.

ROBOT, DUE ANNI DI CRESCITA SOSTENUTA
Nel settore della robotica, Italia batte Stati Uniti. E non solo: il nostro Paese si posiziona in vetta nel panorama mondiale, con una media di 1,16 macchine ogni cento addetti dell’industria manifatturiera. A superarlo solo la Germania, la cui media sfiora i tre robot ogni duecento operai, e il Giappone, che però non viene incluso nella graduatoria mondiale perché utilizza dati non confrontabili a livello internazionale.Il successo italiano nasce da un trend positivo avviato nel 2004, che ha portato il mercato italiano a un incremento del valore della produzione del 13,4% in soli due anni (fonte: UCIMU, maggio 2006), fino a sfiorare, a fine 2005, i 400 milioni di Euro.
IL DOPPIO VOLANO DEI CONSUMI NAZIONALI E DELL’EXPORT
L’accelerazione produttiva è alimentata sia dall’incremento dei consumi interni, che da una notevole crescita delle esportazioni. Due fenomeni diversi la cui somma ha generato il balzo del mercato italiano.
Le esportazioni in particolare hanno riguardato nel 2005 quasi un robot prodotto su quattro, con aumenti del 14% negli ultimi due anni, confermando l’impegno dei produttori italiani ad affermarsi con un’offerta di alta qualità. La richiesta del mercato interno viene invece soddisfatta per il 64,1% dalla produzione nazionale.
Si dichiara molto soddisfatto in proposito il presidente dell’Ucimu (Unione costruttori italiani macchine utensili) Alberto Tacchella, che, in occasione della manifestazione “Lamiera”, ha affermato: “Tutti gli indicatori volgono al bello. L’auspicio è che queste indicazioni possano continuare a trovare conferma nei prossimi mesi. E questo non soltanto a beneficio dei produttori di robot, ma di tutti gli operatori. La salvaguardia della competitività del made in Italy dipende infatti in misura determinante dall’aggiornamento degli impianti produttivi e dei sistemi di automazione”.
In Italia vi è una media di 1,16 robot ogni cento addetti dell’industria manifatturiera: un record superato solo dalla Germania. Nel 2005 l’industria italiana del settore ha prodotto oltre 5.600 robot. E all’estero le esportazioni crescono del 14% negli ultimi due anni.
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AUTOMAZIONE PER COMPETERE NEI SETTORI AVANZATI
Il tema sottolineato da Alberto Tacchella, ovvero l’automazione degli impianti quale strumento per rendere più competitiva un’azienda, è forse la chiave di lettura più rilevante dell’incremento della robotizzazione registrato in Italia.La crescita della domanda interna testimonia infatti la volontà delle imprese nazionali di investire risorse importanti nella modernizzazione del tessuto produttivo. Significa proporre un made in Italy tecnologicamente avanzato, per competere in settori complessi.
In Italia, a fine 2005, il parco robot complessivo era pari a ben 76.933 robot, senza contare i bracci meccanici che non vengono considerati robot in senso stretto. Nel solo 2005 l’industria italiana del comparto ha prodotto, in termini di unità numeriche, ben 5.652 robot.
Molteplici sono i campi di utilizzo, ma più della metà dei sistemi viene applicato alla manipolazione, una delle aree che ha anche registrato gli incrementi maggiori negli ultimi anni (+25% in quota valore solo nell’ultimo anno) e che oggi assorbe oltre il 65% della produzione complessiva. Tra le altre aree applicative, spiccano il montaggio, anche in questo caso in forte crescita rispetto agli anni precedenti, la saldatura e il taglio, che detiene una quota relativamente piccola in unità ma pari a quasi un terzo del valore totale del mercato. È interessante osservare anche quali siano i settori di sbocco prevalenti: quanto a numero di unità assorbite la fa da padrone il comparto della produzione di macchinari (2.624 robot), seguito da quello dei motoveicoli (839 robot), che invece rappresentano il principale mercato per quota valore. Seguono i robot per realizzare prodotti in plastica, le parti e accessori per motoveicoli e motori e i prodotti metallici.
L’altra faccia dei robot: i “service robots”
Robot non significa esclusivamente applicazione industriale. Un’importante fetta di mercato è detenuta anche dai cosiddetti “service robots”, macchine automatizzate create per svolgere i compiti più diversi, dalle applicazioni medicali, agricole e spaziali all’uso domestico e ludico. I dati forniti da Unece e IFR indicano a fine 2003 la presenza di 21.000 robot per uso professionale, 610.000 per uso domestico e 700.000 per uso ludico. Le proiezioni per il 2007 stimano la vendita di altri 54.000 robot professionali e più di 6,5 milioni per uso personale.
Tra le aree previste in maggiore crescita, i robot umanoidi e per le pubbliche relazioni, i robot di laboratorio, i sistemi subacquei, le applicazioni di difesa, salvataggio e sicurezza, i robot per la pulizia professionale e le piattaforme mobili per usi multipli. Buone prospettive anche per i robot domestici, prevalentemente usati per la pulizia della casa, per cui si prevede la vendita di oltre 4 milioni di unità, per un valore stimato di 2,7 miliardi di dollari. |
UNO SGUARDO AL PANORAMA DELL’OFFERTA
Lo studio condotto dall’Ucimu sul settore della robotica in Italia traccia anche un profilo delle aziende produttrici di macchinari per l’automazione e della loro evoluzione nell’ultimo anno.
Viene individuata innanzitutto una tendenza del settore, già avviatasi negli anni precedenti, che vede la crescita delle imprese di grandi dimensioni, a sfavore delle piccole e medie. Queste ultime rappresentano attualmente il 42,8% del totale, in diminuzione di ben 22 punti percentuali rispetto al 2003.
A livello geografico, la Lombardia detiene la palma della regione con la più alta densità di produttori di robot, con il 57,1% delle imprese sul totale nazionale. È però il Piemonte ad avere la maggiore percentuale di fatturato e di addetti, rispettivamente il 55,7% e il 48% del totale. Un risultato che è determinato principalmente dalla presenza in questa regione di molte imprese di grandi dimensioni.
Cifra principale dell’offerta di robot nazionale è l’attenzione all’innovazione e alla ricerca, come commenta anche Rezia Molfino, presidente della Siri, l’associazione italiana di robotica e automazione: “I nostri studi hanno messo in evidenza che i robot delle ultime generazioni sono facili da “mettere in rete”, da integrare con altri beni strumentali e con risorse manifatturiere qualificate.
Le macchine moderne, disegnate sull’onda dell’innovazione, beneficiano dei recenti sviluppi tecnologici e dei passi fatti dai costruttori”.
PERCHÉ INVESTIRE IN ROBOT?
Quanto al valore del settore per lo sviluppo dell’ìndustria manifatturiera, Rezia Molfino afferma: “La tecnologia robotica rappresenta per il comparto manifatturiero un fattore di sviluppo indiscusso e fondamentale. Mai come oggi se ne è avuto coscienza.
L’automazione flessibile dei processi di produzione, attraverso l’uso intelligente di robot, che sono sempre più oggetti meccatronici integrati e orientati alla soluzione di classi di compiti, consente di rispondere alle odierne sfide dell’industria manifatturiera, permettendo la riduzione dei tempi di immissione dei prodotti sul mercato, l’adeguamento ai paradigmi di “mass customization” e alla miniaturizzazione dei prodotti, la riduzione dei costi a parità di qualità dei manufatti”. Una riflessione attraverso la quale si possono leggere alcune delle principali motivazioni che spingono sempre più le aziende sulla strada dell’automatizzazione, vale a dire la ricerca di più alti standard qualitativi e del recupero di produttività.
Inoltre, l’evoluzione della tecnologia di produzione dei robot ha permesso negli ultimi anni un abbattimento dei costi a fronte di un continuo miglioramento delle performance, rendendone sempre più conveniente l’acquisto.
Sotto l’aspetto delle previsioni, Ucimu ritiene che, nel 2006, la produzione dovrebbe crescere del 3,3%, in ragione del positivo andamento registrato sia dalle esportazioni sia dalle consegne sul mercato interno.
Un mondo di robot
La misurazione del livello di robotizzazione mondiale viene effettuata dall’Unece, l’agenzia europea dell’Onu, in collaborazione con l’International Federation of Robotics (IFR).
I dati più aggiornati disponibili risalgono all’ottobre 2004 e indicano la presenza a livello mondiale di oltre 800.000 unità impiegate in ambito industriale. La previsione per il 2007, se permanessero le stesse condizioni di crescita, è il raggiungimento del milionesimo robot attivo nell’industria.
Il Giappone viene indicato come la potenza leader nella produzione, soprattutto in virtù della maggiore esperienza in ambito di robotica, maturata a partire già dagli anni Ottanta e non dalla metà dei Novanta come è avvenuto nel resto del mondo. Ad oggi, tuttavia, il suo primato sta venendo gradualmente eroso da Europa e Nord America, dove si registra un trend di crescita costante, mentre in Giappone il numero di robot usati in campo industriale sta subendo un assestamento che non prevede forti incrementi di unità da un anno all’altro.
Unece e IFR hanno stabilito una classifica a livello mondiale che indica la densità di robot ogni cento addetti dell’industria manifatturiera. In un primo gruppo sono collocati due Paesi, il Giappone e la Corea, che presentano dati di produzione molto alti ma comunque non comparabili con quelli delle altre nazioni, includendo tutti i tipi di robot industriali. A capo del secondo gruppo sta la Germania, seguita dall’Italia e dalla Svezia. Solo i primi due Paesi possono vantare un rapporto superiore a un robot ogni cento persone impiegate, rapporto che scende a 0,72 per la Francia, 0,63 per gli Stati Uniti, 0,39 per la Gran Bretagna e 0,24 per la Norvegia.La densità media di robot industriali presenti nell’Unione Europea si attesta a 0,93 per cento addetti, superando quella degli Stati Uniti di quasi il 50%. |
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