MICROIMPRESE E CREDITO: UNA RELAZIONE IN FASE DI SVILUPPO.
La settima edizione dell’Osservatorio sulla finanza per i Piccoli operatori economici fa il punto sullo stato di salute economica-finanziaria delle microimprese italiane nel 2006.

UNA FOTOGRAFIA SULL’UNIVERSO DELLE MICROIMPRESE.
Come stanno le microimprese italiane? Qual’è il loro stato di salute? E quali i punti di forza e debolezza?
Per fare il punto sulla situazione economico-finanziaria di quei tre milioni di aziende con meno di dieci addetti o meno di 2,5 milioni di Euro di fatturato, è nato un Osservatorio sulla finanza per i Piccoli operatori economici (Poe), curato dall’istituto di ricerche Nomisma e da Crif, gruppo italiano specializzato nello sviluppo di informazioni creditizie.
Il censimento delle microimprese, giunto alla settima edizione, fornisce informazioni strutturate sui piccoli operatori, che rivestono un ruolo di grande rilievo nell’economia del nostro Paese, fornendo un quadro sulla dinamicità e il rischio del comparto Small Business, in particolare sulla struttura finanziaria, la gestione d’impresa e il rischio di credito.
AUMENTA IL RISCHIO, MA LA RESPONSABILITÀ NON È SOLO DELLE IMPRESE.
I dati relativi al primo semestre 2006 tratteggiano un quadro in cui cresce il rischio economico-finanziario delle imprese, con un incremento del 15,45% rispetto allo scorso anno, e resta contenuta, ma con segnali di lieve ripresa, la dinamicità dei piccoli operatori (più 9,39% rispetto al 2005).
Una situazione quindi non particolarmente positiva per le molte microimprese italiane, dovuta però maggiormente alla congiuntura economica che all’effettivo comportamento delle imprese. Ad aumentare il rischio economico-finanziario dei piccoli operatori contribuiscono infatti in maniera determinante i fattori esogeni, legati al contesto in cui operano e che influenzano pesantemente la loro tenuta competitiva. A fronte di una contrazione del 2,35% dei rischi endogeni riferiti all’adeguatezza e coerenza di comportamento della singola azienda, l’incremento del rischio esogeno è del 32,29% rispetto allo scorso anno. La diminuzione del rischio di fallimento dei Poe registrata si origina dal miglioramento nella gestione della liquidità e da un maggiore equilibrio fra tempi di incasso e pagamento, nonostante permangano alcune restrizioni nell’accesso ai finanziamenti per le attività di investimento, che spesso conducono le microimprese a ricercare canali finanziari non sempre coerenti.
In un quadro comunque positivo, spicca l’evoluzione del settore meccanico, in cui il rischio endogeno è diminuito in un semestre quasi del 7%.
SNELLIRE LE PROSPETTIVE DI MIGLIORAMENTO ALL’ORIZZONTE?
Proprio per la grande influenza che l’ambiente economico esercita sui Piccoli operatori economici, le prospettive di miglioramento della situazione economica nazionale – con una crescita del PIL stimata da Unione Europea e Governo italiano tra l’1,3% e l’1,5% - consentono di ipotizzare un connesso miglioramento della capacità di tenuta economica e finanziaria delle microimprese. Lo conferma il responsabile dell’area industria e imprese di Nomisma, Marco Passatelli, intervistato dal Sole 24 Ore: “Siamo in una fase ancora difficile – ha dichiarato – ma, se la congiuntura confermerà i segnali di miglioramento, entro pochi mesi dovremmo trovarci di fronte a valori di allerta economico-finanziari un po’ meno elevati”.
Ottimistiche anche le previsioni relative alla dinamicità delle microimprese, che dopo la diminuzione degli scorsi anni ha iniziato a seguire un trend positivo, seppure lento.
Gli imprenditori italiani continuano a cercare nuovi mercati da servire, pur restando in generale molto prudenti rispetto ai loro colleghi europei. Dallo studio emerge come sia la bassa fiducia nelle prospettive economiche nazionali la causa principale della scarsa propensione all’investimento che caratterizza i Poe italiani, confermando la vitale importanza del contesto economico anche per le dinamiche di investimento delle microimprese.
LA DOMANDA DI CREDITO DELLE MICROIMPRESE.
Cala leggermente il credito erogato alle imprese individuali, sia rispetto all’intero 2005, che a confronto con l’ultimo trimestre: colpa da un lato della flessione negativa del ciclo degli investimenti, ma anche delle difficoltà strutturali di molti piccoli operatori nell’adeguarsi ai nuovi contesti competitivi.
Torna invece a salire il rischio di credito, che aveva registrato una tendenza al ribasso alla fine dello scorso anno. Sono infatti in lieve rialzo il tasso di sofferenza e gli indici di insolvenza grave e leggera. È un fenomeno che, secondo il direttore del servizio analisi del Crif, Davide Capuzzo, “potrebbe comunque non dipendere da un effettivo peggioramento della qualità del credito, quanto piuttosto dal rallentamento registrato nel volume degli impieghi”. Il rischio di credito risulta dall’indagine maggiore per le ditte individuali rispetto alle società di capitali, ma sono queste ultime a scontare più delle altre forme giuridiche gli effetti del peggioramento della qualità del credito, soprattutto per quanto riguarda il tasso di sofferenza.
NUOVI SCENARI DI COMPETIZIONE, TRA INVESTIMENTI ALL’ESTERO E IMPRENDITORIA EXTRACOMUNITARIA.
Uno degli elementi di maggiore dinamicità registrati dall’Osservatorio è la propensione alla ricerca di nuovi mercati da parte dei Poe, considerata un fattore di vitalità strutturale delle microaziende italiane: è il 23,5% del campione ad avere investito verso nuovi mercati di sbocco nel quinquennio 2000-2005, e quasi un terzo del totale ha in previsione di realizzare questo tipo di investimenti a breve termine.
L’altra faccia della globalizzazione è rappresentata da un numero crescente di imprenditori extracomunitari che hanno avviato attività nel nostro Paese: dalle duecentomila imprese con titolare extracomunitario del 2000, si è giunti alle trecentomila attuali, con un incremento superiore al 10% medio annuo.
Gli imprenditori stranieri più numerosi sono gli africani, mentre tra gli asiatici prevalgono di molto i titolari d’azienda cinesi, concentrati prevalentemente nell’industria in senso stretto. A livello territoriale, la maggiore presenza di microimprese con titolare extracomunitario di registra nel Nord-Est, con il 30% delle ditte individuali.
LE RICHIESTE DI FINANZIAMENTO DEGLI IMPRENDITORI EXTRACOMUNITARI.
Un segnale della crescente integrazione delle microimprese “immigrate” è dato dalle sempre maggiori richieste di finanziamento delle attività, al momento richiesta prevalentemente da imprenditori di origine europea. Molto vivace anche il panorama dei piccoli operatori immigrati asiatici, con una quota di domanda di finanziamenti che supera la quota delle aziende asiatiche presenti.
A finanziare i Poe immigrati sono, in sette casi su dieci, le banche, e in quote minori gli istituti di credito specializzati e le società di leasing, queste ultime con un peso sempre più rilevante. Se la richiesta di credito è senza dubbio un segnale incoraggiante che testimonia il crescente livello di inserimento di queste realtà nel nostro panorama economico-finanziario, con ricadute positive per l’intero sistema, sono comunque necessari altri passaggi per completare il percorso di integrazione dei piccoli operatori immigrati; in questo ambito, come emerge dalla monografia di questa edizione dell’Osservatorio, sono particolarmente attive le Associazioni di categoria. Il ruolo delle Associazioni va dalla fornitura di servizi tecnici, alla consulenza, alla formazione, strumento prezioso per assicurare la piena integrazione delle attività extracomunitarie nel tessuto sociale ed economico italiano.
Le dinamiche comportamentali del territorio.
Nel trend generale di crescita del rischio economico-finanziario e di lento miglioramento del livello di dinamicità, si delineano particolari situazioni caratteristiche delle singole aree territoriali.
Vincono decisamente per dinamismo delle microimprese il Mezzogiorno e le Isole, con un incremento del 17,8% rispetto allo scorso anno, superiore alla media nazionale di più di otto punti percentuali. Vicino alla media italiana il Nord-Ovest, con un incremento del 7,09%, mentre Nord-Est e Centro registrano i miglioramenti più bassi, attestati intorno al 6% di incremento.
A livello regionale, le imprese più dinamiche si trovano in Trentino Alto Adige e Sardegna, mentre perdono in dinamismo i Poe della Calabria (-25%), unica eccezione al panorama di crescita del Sud, del Friuli Venezia Giulia (-33,9%), dell’Umbria (-36%), della Liguria (-3,6%) e del Piemonte (-1,2%). In merito al livello di rischio economico-finanziario, sono Centro, Sud e Isole le aree dove il rischio è cresciuto meno rispetto al 2005 (+11,50 al Centro e +12,07 nel Sud e nelle Isole), anche se va sottolineato come al Sud il rischio esogeno, determinato dall’ambiente economico,raggiunga in termini assoluti valori molto alti, arrivando a toccare nel 2006 il valore più alto dall’inizio del decennio.
Cresce del 21,17% il rischio economico-finanziario per le microimprese del Nord-Est, dimostrando l’esistenza di un fenomeno di convergenza verso il peggioramento fra le aree migliori e quelle in maggiore difficoltà, causato dalla crescita più accelerata dei fattori di rischio esogeno nelle aree migliori rispetto alle altre. Anche per il Nord Ovest si rilevano incrementi del rischio (+18,44%) superiori alla media nazionale di 15,45 punti percentuali. |
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L’Osservatorio: una finestra aperta sulle microimprese del Paese.
Il primo Osservatorio sulla finanza per i piccoli operatori economici nasce nel 2002 dalla collaborazione dell’istituto di ricerche specializzato in studi economici Nomisma e Crif, gruppo italiano attivo nello sviluppo e nella gestione dei sistemi di informazioni creditizie e di business information, che gestisce tra l’altro il database Eurisc, cui partecipano oltre 460 istituti bancari e finanziari.
L’Osservatorio, giunto alla settima edizione, nasce con lo scopo di fornire informazioni periodiche e strutturate agli istituti di credito sulla situazione economico-finanziaria delle microimprese, attraverso un’analisi macro e microeconomica integrata, a livello territoriale e settoriale. La sua peculiarità consiste nell’indagare non solo il credito dei Piccoli operatori economici, ma l’intera situazione finanziaria, collegando logiche creditizie e logiche di impresa, oltre che i fattori congiunturali con i rischi di credito.
L’Osservatorio si basa sull’interpretazione di una serie di indicatori settoriali, un’indagine diretta su un campione esteso di Poe, un modello di analisi del comportamento finanziario e strategico delle microimprese e i dati del sistema di informazioni creditizie Eurisc relativi alla clientela Poe. È strutturato in quattro aree: analisi macroeconomica; analisi della struttura, finanza e comportamento dei Piccoli operatori economici; analisi del rischio di credito; quadro economico e struttura dei Poe a livello regionale.
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