INNOVAZIONE: SERVE PIÙ SPRINT ALL’INDUSTRIA ITALIANA. Quarta indagine sul parco macchine utensili e sistemi di produzione dell’industria italiana: situazione positiva, ma è necessario accelerare il ciclo di aggiornamento.
PIÙ INNOVAZIONE TECNOLOGICA, PIÙ MACCHINE UTENSILI PER LE PMI Diminuisce l’età media del parco macchine utensili e sistemi di produzione installato nell’industria italiana. Aumenta il grado di innovazione tecnologica degli stabilimenti produttivi. Cresce la quota di macchine presenti nelle piccole imprese, le vere protagoniste degli investimenti in beni strumentali. Questo, in sintesi, quanto emerge dalla quarta edizione della ricerca “Il parco macchine utensili e sistemi di produzione dell’industria italiana”, realizzata da UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione, con il contributo di Ministero del Commercio internazionale, Camera di Commercio di Milano e Banca Intesa MedioCredito. L’indagine, condotta su un campione costituito da 3.000 imprese, fotografa il parco macchine utensili e sistemi di produzione dell’industria del paese, al 31 dicembre 2005, sotto l’aspetto della composizione, tipologia, distribuzione (per settore, dimensione di impresa, aree territoriali), età media, livello tecnologico e grado di automazione e integrazione. In questo senso, lo studio, svolto con cadenza decennale (le precedenti edizioni sono datate 1975, 1984, 1996), permette di comprendere l’evoluzione dell’industria nazionale in termini di investimenti nei vari settori manifatturieri, divisione del lavoro tra classi di imprese e capacità delle diverse regioni di attrarre investimenti produttivi, proponendo interessanti indicazioni in merito al grado di competitività e alle potenzialità di sviluppo dell’intero sistema economico nazionale. L’ultima edizione dell’indagine include anche la rilevazione di un nuovo dato, la stima del numero di macchine installate, che rappresenta un parametro di grande importanza sotto vari aspetti. Prima di tutto per le imprese costruttrici di macchine utensili e mezzi di produzione, per cui questa è la variabile più importante per determinare la domanda annua; quindi per le imprese metalmeccaniche, che con questo strumento possono valutare la propria dotazione di mezzi di produzione. E infine per il mondo politico, quale base per definire i piani di gestione delle risorse economiche del paese e rilanciare quindi una politica per la produttività.
SONO GLI INVESTIMENTI DELLE IMPRESE IL VOLANO DELLA COMPETITIVITÀ ITALIANA Dall’indagine emerge un quadro confortante circa lo stato di salute dell’industria italiana, che rappresenta la vera risorsa per il mantenimento della competitività del paese. Lo ribadisce Gian Maria Gros-Pietro, direttore del Dipartimento di Economia dell’Università LUISS “Guido Carli”: “Tutte le pagelle internazionali della competitività, che hanno regolarmente registrato negli ultimi anni il peggioramento dell’Italia, hanno anche indicato in quali componenti del sistema si annida il deficit di produttività: la burocrazia, il sistema giudiziario, le infrastrutture. Da tali pagelle risulta invariabilmente che i punti di forza del sistema sono invece quelli che stanno dentro alle imprese e uno in particolare spicca sugli altri: la ricchezza del sistema di subfornitura e di relazioni produttive fra imprese. È una caratteristica che risulta confermata indirettamente da questo studio, dal quale emergono indicazioni che aiutano a capire come, nonostante tutto, il continuo sforzo di investimento in tecnologia produttiva da parte delle imprese ha potuto bilanciare in gran parte il peso crescente di altri fattori di inefficienza, soprattutto esterni alle imprese”. Nonostante ciò, vi sono margini di miglioramento cui si aggiungono indicatori che segnalano un certo rallentamento nel processo, pur continuo, di aggiornamento del sistema produttivo, come evidenzia Alberto Tacchella, alla guida di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE: “I risultati della ricerca dimostrano che l’industria italiana non è ferma ma il ritmo di rinnovamento, sebbene continuo, risulta piuttosto fiacco. È emblematico a questo proposito il dato sull’età media del parco macchine, inferiore di soli cinque mesi rispetto alla rilevazione precedente - da 10 anni e 10 mesi del 1996, ai 10 anni e 5 mesi attuali”.
I NUMERI DEL PARCO MACCHINE ITALIANO Entrando nel dettaglio dei risultati emersi, il quadro dell’industria italiana tratteggiato dalla ricerca sul parco macchine si caratterizza per un crescente livello di automazione, come dimostra la forte incidenza di macchine a controllo numerico sul totale di macchine installate, che sono passate da un quarto del totale del 1996, ad una su tre nel 2005. LA RIPARTIZIONE GEOGRAFICA E PER SETTORE Riguardo alla distribuzione geografica del parco macchine, l’indagine evidenzia che, con una quota pari al 28,4%, la Lombardia, pur restando la regione con il maggior numero di macchine installate, perde progressivamente peso a favore delle aree del Triveneto (19,5%) e dell’Emilia Romagna (13,3%). Dall’analisi dei dati ripartiti per settore, invece, emerge che quasi la metà del parco complessivo (49,4%) è installata presso stabilimenti che realizzano prodotti in metallo (fonderie,fucinatura, stampaggio, carpenterie, caldaie, serbatoi, utensili, seconda trasformazione dei metalli, trattamento, rivestimento, ecc.). Il secondo posto per quantità di macchine installate (24,7% sul totale) va ai costruttori di macchinari e materiale meccanico (macchine agricole, macchine utensili per metalli e robot industriali, macchine tessili e per l’abbigliamento, macchine per l’industria alimentare, chimica, della plastica, lavorazione del legno, macchine per le industrie estrattive, edilizie, siderurgiche, ecc.). Il settore dei trasporti, cui fanno capo i costruttori di autoveicoli e di altri mezzi, è il fanalino di coda per quantità di macchine installate (il 9,8% sul parco totale), segno che, evidentemente, i costruttori hanno consolidato l’esternalizzazione delle lavorazioni meccaniche che vengono effettuate, in misura preponderante, da imprese del settore dei prodotti in metallo.
QUALI RICETTE PER IL FUTURO? L’industria italiana continua quindi la corsa per l’innovazione, ma resta ancora molto da fare in tema di automazione ed integrazione delle macchine. Un aggiornamento tecnologico che, come evidenzia Alberto Tacchella, dovrebbe essere sostenuto da adeguate misure da parte delle istituzioni: “Sono sempre più necessari interventi mirati volti a favorire gli investimenti in beni strumentali – ha affermato in occasione della presentazione dell’indagine - L’innovazione tecnologica è la carta vincente per mantenere il passo dei concorrenti tradizionali e differenziare l’offerta italiana da quella proposta da operatori appartenenti a mercati emergenti. |

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