LA LOGISTICA DEL FUTURO SI MISURA CON L’RFId.
La tecnologia di identificazione a radiofrequenza rappresenta una grande potenzialità per l’intero mondo della logistica. Al via le prime applicazioni, ma siamo ancora in un mercato di nicchia.

L’ ASCESA DELLA RADIOFREQUENZA
L’identificazione tramite radiofrequenza o RFId è una tecnologia sempre più alla ribalta in numerosi settori industriali, grazie alle ampie e varie possibilità di applicazione che presenta per il riconoscimento automatico di oggetti, persone, animali.
Basata su un sistema che prevede la lettura a distanza di informazioni - contenute in un tag RFId applicato sull’oggetto da identificare - usando un apposito lettore, non è, come si potrebbe pensare, una tecnologia nuova. Esiste infatti sul mercato da più di vent’anni, ma solo negli ultimi tre o quattro anni ha suscitato una vera ondata di interesse, grazie al suo perfezionamento che ne ha esteso le potenzialità di utilizzo.
Le prospettive per lo sviluppo dell’RFId, secondo una recente indagine condotta dalla Commissione Europea, sono notevoli: se a fine 2006 il mercato ha raggiunto, nell’Unione Europea, i 2,5 milioni di Euro, le previsioni sono di un valore di 10 e 20 milioni di Euro rispettivamente nel 2010 e nel 2016.
Le prospettive per lo sviluppo dell’RFId, secondo una recente indagine condotta dalla Commissione Europea, sono notevoli: se a fine 2006 il mercato ha raggiunto, nell’Unione Europea, i 2,5 milioni di Euro, le previsioni sono di un valore di 10 e 20 milioni di Euro rispettivamente nel 2010 e nel 2016. |
UN FUTURO RFID PER LA LOGISTICA?
Si parla quindi sempre più di RFId, ma un’inchiesta condotta dalla Think Tank RFId Italia nel corso dell’ultima edizione del Movint di Bologna, una delle più importanti fiere dedicate alla logistica, rivela che in pochi conoscono davvero questa tecnologia, e che ancora poche sono le soluzioni presentate in fiera.
In particolare la logistica è uno dei settori dove sono ancora scarse le applicazioni RFId effettivamente operative, nonostante stiano progressivamente aumentando le sperimentazioni, i test tecnologici e gli studi di fattibilità condotti. Lo rileva l’ultima indagine dell’Osservatorio RFId della School of Management del Politecnico di Milano, che classifica il settore della logistica tra gli ambiti applicativi “sperimentali”, ovvero nella via intermedia tra gli ambiti “consolidati” – dove la validità della tecnologia è già stata pienamente dimostrata e le soluzioni sono disponibili sul mercato, come avviene per esempio con i biglietti elettronici per il trasporto pubblico – e quelli “futuribili” – dove i test non sono ancora iniziati.
Sempre l’Osservatorio del Politecnico di Milano rileva che le principali applicazioni della tecnologia RFId nel settore logistico riguardano l’impiego di tag RFId per identificare univocamente le unità di movimentazione (in genere con tecnologia passiva) e le unità di trasporto (anche con tecnologia attiva).
LA PROSPETTIVA DI UTILIZZO, TRA VANTAGGI CONCRETI E DIFFICOLTÀ
La tecnologia RFId ha la caratteristica di essere una tecnologia “general purpose”, le cui applicazioni non solo sono potenzialmente estendibili a un ampio numero di settori, ma hanno anche un alto livello di pervasività: una volta trovata un’applicazione in un punto della filiera, i suoi benefici si propagano velocemente a monte e a valle. Una caratteristica che, a fronte di un grande vantaggio futuro, implica però un’effettiva integrazione degli attori della filiera perché questi benefici possano essere effettivamente colti. Proprio la necessità di integrazione con le imprese committenti spiega le resistenze di molte aziende, in particolare di logistica e trasporto conto terzi, all’adozione di applicazioni RFId.
L’RFID resta inoltre al momento una tecnologia costosa e che richiede notevoli investimenti iniziali, per cui sono in molti ad attendere di comprendere quali ne siano gli effettivi ritorni economici prima di pianificarne l’utilizzo in azienda. Oggi un lettore RFId costa intorno ai 2.000-3.000 euro, mentre il costo dei tag parte dai 10 centesimi di euro, ma i prezzi variano fino ad alcune decine di euro per tag particolari, ad esempio resistenti ad alta temperature o inseriti in appositi supporti. Chi oggi sta investendo nell’RFId, lo fa per applicazioni che presentano un notevole valore aggiunto rispetto alle tecnologie tradizionali, quali il codice a barre e le bande magnetiche. In particolare i principali vantaggi dell’RFId risiedono nella possibilità di lettura delle informazioni a distanza (senza che il codice debba essere visibile, come nel caso dei barcode, e senza il contatto richiesto dalle bande magnetiche) e anche relativamente a più prodotti in contemporanea, nella velocità di lettura, pari a un decimo di secondo, e nella possibilità di aggiungere sui chip informazioni, sincronizzandole e aggiornandole in tempo reale. La tecnologia RFId è quindi ideale per tutte quelle situazioni caratterizzate da condizioni ambientali “difficili”, nelle quali non è possibile utilizzare le tecnologie tradizionali. Non è quindi vero che l’RFId rimpiazzerà nel breve periodo le tecnologie esistenti: si verificherà piuttosto una forma di integrazione per cui codice a barre e bande magnetiche, caratterizzati da bassi costi, grande diffusione, maturità tecnologica ed elevata affidabilità, saranno utilizzati per interfacciarsi con qualsiasi azienda presente sul mercato, mentre l’RFId, grazie alle sue caratteristiche e funzionalità e nonostante i costi ancora elevati, verrà impiegato quando apporta un valore aggiunto alla supply chain.
VERSO UN UNICO STANDARD E LA LIBERALIZZAZIONE DELLE FREQUENZE
Un’altra grande difficoltà sulla strada per un utilizzo più ampio dell’RFId è stata fino ad ora legata all’adozione di uno standard comune. Lo standard più all’avanguardia è oggi l’Epc (Electronic product code), uno schema di codifica internazionale che consente di identificare univocamente un singolo prodotto o contenitore.
Rispetto agli altri standard diffusi, Epc contiene anche il numero seriale univoco dell’oggetto, che permette di distinguere oggetti identici potendo risalire a informazioni quali luogo, data e lotto di produzione e locazione attuale, ed è quindi particolarmente adatto per la codifica delle informazioni veicolate dai tag RFId. Sembra in via di risoluzione anche il problema dell’uso delle frequenze Uhf per l’RFId. Infatti questa banda di frequenze, che sembra essere oramai lo standard di frequenza che si sta imponendo per le applicazioni di filiera, non era in precedenza utilizzabile in tutti i Paesi, perché riservata ad usi istituzionali.
La decisione della Comunità europea di liberalizzare queste frequenze ha aperto la strada a sperimentazioni per un uso più estensivo della tecnologia RFId. Dallo scorso maggio anche in Italia è possibile implementare soluzioni RFId nella frequenza Uhf con apparati oltre i 500 milliwatt, seppure soltanto all’interno di edifici (limitazione che dovrebbe essere valida per i prossimi due anni). I dispositivi di potenza superiore potranno invece essere liberamente utilizzati anche in ambienti esterni. Lo ha annunciato, in occasione di
Trace.Id, evento sulla radiofrequenza e tracciabilità, Antonio Vellucci, funzionario della Direzione generale pianificazione e gestione dello spettro radioelettrico del Ministero delle Comunicazioni:
“In questo modo, salvo modifiche - ha spiegato - viene tradotta in legge la direttiva della Commissione Europea del novembre scorso. Inoltre, il Ministero intende optare per un regime di semplice comunicazione da parte di chi usa detti apparati, e non prevedere quindi la richiesta di autorizzazioni particolari”.
GLOSSARIO RFID
TAG RFID: è un sottile film silicio all’interno del quale sono presenti una memoria, un micro-chip, un’antenna miniaturizzata e un condensatore che, attraversando il campo magnetico generato dal dispositivo di lettura/scrittura (comunemente definito reader), viene sollecitato a trasmettere o ricevere le informazioni. I TAG passivi non hanno bisogno di alimentazione, perché si “svegliano” solo quando vengono sollecitati dal campo magnetico del reader. I TAG attivi, invece, contengono una piccola batteria che serve per trasmettere il segnale in modo attivo. Con questi ultimi TAG si possono tracciare movimenti e presenze anche a lunghe distanze (come nel caso del Telepass), ma dopo un certo periodo la batteria va sostituita.
Back Scatter: tecnologia impiegata su alcuni TAG per comunicare con i lettori: le etichette riflettono ai lettori (reader) una parte dell’onda radio che le colpisce e questo segnale viene utilizzato per comunicare e trasmettere le informazioni. Questi TAG possono essere attivi o passivi, ma il loro costo tende a essere superiore rispetto ai TAG convenzionali.
Closed-loop system o sistema a circolo chiuso: è un sistema che traccia oggetti marchiati con TAG RFID senza rifarsi a uno standard preciso. In questi sistemi gli oggetti tracciati non usciranno mai dal sistema.
MIPS acronimo di Millions of Instructions Per Second: è una misura generale di velocità di un apparato elettronico in generale e indica quante istruzioni in un secondo un processore è in grado di ricevere o inviare.
Power level, cioé “Livello di potenza (energia)”: è la quantità di energia emanata da un TAG RFID attivo o da un lettore. Ci sono regole molto precise per limitare il livello, sia per prevenire interferenze, sia per ridurre l’inquinamento elettromagnetico.
Wireless, “senza fili”: sistema di comunicazione nel quale i dati viaggiano attraverso lo spazio. Vi sono due standard per i sistemi wireless: IR (raggi infrarossi) e RF (radiofrequenza).
WORM acronimo di Write Once, Read Many, cioé “scrivi una sola volta, leggine molte”: nel mondo RFID identifica alcuni tipi di TAG nei quali i dati possono essere scritti una sola volta, ma letti più volte.
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