Green IT: l’informatica in azienda si colora di verde

Sempre maggiore è l’attenzione che si registra, anche in ambito di information technology, nei riguardi dell’ambiente e del risparmio energetico: un tema etico con forti ricadute economiche.

La diffusione del fenomeno “Green IT”

La sensibilità all’ambiente e alla riduzione degli sprechi di energia è un tema a cui le aziende produttrici di sistemi informatici sono sempre più attente. Tanto che quella del “Green IT”, l’informatica verde, è diventata ormai una tendenza riconosciuta.
È un fenomeno che ha origine dalla constatazione che i sistemi informatici attualmente in uso hanno un forte impatto ambientale ed energetico: due aspetti differenti ma complementari, che possono essere affrontati con una serie di accorgimenti sia nella fase di progettazione e produzione dei sistemi, che nel loro utilizzo.
Se sicuramente quella del Green IT ha attualmente tutte le caratteristiche di una moda, gli studi sugli effetti delle tecnologie informatiche sull’ambiente confermano che si tratta anche di una necessità.

I consumi di energia, un dato in continua crescita

Una recente indagine condotta da IDC, società di consulenza specializzata nell’information technology, ha rilevato come per ogni Euro speso per acquistare nuovi sistemi informatici, se ne spendano 0,5 in energia per alimentarli e raffreddarli. Non solo: se nei prossimi anni le prestazioni per Watt dei server rimarranno costanti, presto i costi energetici supereranno quelli dell’hardware.
Agli aspetti economici, destinati ad incidere sempre più sul budget IT delle aziende, si aggiunge anche l’impatto che i consumi dell’informatica hanno a livello mondiale.
Uno studio della società di ricerca americana Forrester ha calcolato che l’information technology utilizza una quantità compresa tra il 2 e il 4% dell’energia consumata a livello globale. Non si tratta quindi solo di un problema di costi dei singoli utenti, ma di un tema con una risonanza ben più ampia, anche a livello ambientale. L’aumento dei consumi elettrici è infatti strettamente connesso all’aumento delle emissioni di biossido di carbonio nell’atmosfera, originate dalle centrali alimentate con energie fossili.

Effetto serra e cambiamenti climatici

Le riduzione delle emissioni di biossido di carbonio è quindi un altro fattore considerato per la transizione verso un’informatica verde. Sono infatti proprio questi gas, conosciuti come gas a effetto serra, ad essere indicati tra le cause principali dei cambiamenti climatici mondiali. È per questo che per calcolare l’impatto ambientale di un’azienda viene spesso utilizzato un sistema basato sulla somma dell’energia consumata e della quantità di biossido di carbonio creato per fornire questa energia.
Applicando questo criterio all’utilizzo dell’information technology in Italia, Forrester ha calcolato che l’IT è responsabile nella nostra nazione dell’8-10% delle emissioni di biossido di carbonio. Una misurazione simile è stata effettuata dall’Australian Computer Society (ACS), che è stata tra le prime società, nell’agosto 2007, a presentare un bilancio delle emissioni: il risultato emerso è che l’IT ha generato in un anno nella sola Australia quasi 8 milioni di tonnellate di biossido di carbonio, pari alla somma delle emissioni dell’aviazione civile e delle industrie metallurgiche.

Per un’informatica eco-compatibile

È inevitabile quindi che il tema della compatibilità ambientale eserciti un’influenza sempre maggiore nel settore dell’IT. L’ambiente, sempre secondo Forrester, è un parametro considerato “molto importante” nelle scelte legate all’IT per un’azienda su tre negli Stati Uniti e per quasi una su due in Europa; a queste si aggiungono un 52% di aziende statunitensi e un 45% europee per le quali i fattori ambientali sono valutati “di qualche importanza”.
Le prime aziende ad agire per migliorare l’eco-compatibilità dell’informatica sono state proprio le grandi imprese produttrici: nel 2002 Amd, fornitore globale di soluzioni informatiche, ha stabilito di ridurre entro cinque anni del 40% le emissioni di gas serra. Sun, oltre a dichiarare un obiettivo di riduzione del proprio impatto ambientale del 20% entro il 2012, ha creato un dipartimento di eco-responsabilità all’interno dell’azienda ed è entrata a far parte dei “climate leader” dell’Epa, l’agenzia per la protezione dell’ambiente americana, insieme ad altre 116 aziende (tra cui Intel, Google, Ibm, Hp, Delle e Microsoft) impegnate nel ridurre i gas serra.
Tra i programmi dell’Epa, il “Climate Savers Computing Initiative” si è posto l’obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica e di risparmiare energia attraverso la definizione di nuovi computer e componenti capaci di economizzare sull’alimentazione, ma anche di abbattere la produzione di gas tossici dovuti al riscaldamento. Attualmente un server consuma in media un terzo della sua potenza mentre un desktop ne utilizza quasi la metà: il progetto CSCI mira ad arrivare a sfruttare il 90% dell’efficienza, il che consentirà di ridurre le emissioni di gas di 54 milioni di tonnellate ogni anno, e di risparmiare 5,5 miliardi di dollari di energia.

Come diventare un’azienda “verde”

Il “Green IT” è un fenomeno che tuttavia non interessa solo le grandi aziende di produzione, che sono attive nello sviluppo di soluzioni orientate al risparmio energetico. Un’azienda può essere “Green” anche mettendo in campo una serie di azioni per ridurre i propri sprechi.
Tra le principali c’è la creazione di architetture informatiche green, volte a consumare meno energia: un progetto che può avvenire tramite il consolidamento e la virtualizzazione dei server, ovvero la riduzione del numero di macchine utilizzate e un loro miglior sfruttamento.
Un altro elemento fondamentale è una scelta accurata dei componenti hardware, privilegiando ad esempio i processori low voltage o i dischi con un numero di giri non eccessivamente alto: i componenti tarati sulle massime prestazioni sono infatti quelli a cui in genere corrispondono i massimi consumi.
Va poi prestata attenzione anche al raffreddamento delle macchine: non solo riveste grande importanza l’ambiente dove sono collocate; per ridurre i consumi energetici va anche privilegiata la centralizzazione di alimentazione e raffreddamento delle stesse.
Tutti questi accorgimenti garantiscono la diminuzione della bolletta energetica, con il duplice effetto di tutelare l’ambiente e di ottenere un tangibile risparmio di denaro.
In riferimento all’impatto ambientale, un altro aspetto da considerare riguarda infine lo smaltimento delle tecnologie IT, la cui gestione dovrebbe essere improntata a consentire il massimo riciclo dei componenti.

Efficienza energetica tra norme e azioni volontarie

Il quadro normativo dell’Unione Europea a proposito di ambiente ed efficienza energetica è piuttosto complesso. Sul piano politico l’impegno Ue ha come ultimo riferimento la dichiarazione congiunta del vertice G8 di Heiligendamm sulla promozione dell’efficienza energetica, che si appoggia a livello operativo su ben 75 misure per la riduzione del consumo energetico primario. Il 19 ottobre 2006 la Commissione europea ha presentato il piano d’azione per l’efficienza energetica, che sarà attuato entro il 2012. Il piano mette in luce l’importanza di applicare norme minime di rendimento energetico ad un ampio ventaglio di apparecchiature e prodotti, per gli edifici e per i servizi energetici.
L’obiettivo è eliminare dal mercato i prodotti che consumano troppo, informare i consumatori sui prodotti più efficienti e trasformare il mercato rendendolo più efficiente sotto il profilo energetico.
Alla parte legislativa si affianca quella relativa a programmi gestiti su base volontaria dei costruttori. Uno dei principali è quello del consorzio Energy Star, che copre sia gli Usa sia l’Europa e promuove l’uso di prodotti e l’adozione di pratiche volti a raggiungere la massima efficienza energetica, con i principali obiettivi di risparmiare denaro e tutelare l’ambiente. Tra i programmi del consorzio sono previste a breve termine nuove specifiche su base volontaria relative ai data center, che dovrebbero portare a una sorta di etichetta ecologica per i data center.

Consorzio Distributori Utensili
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