Energie rinnovabili:
l’Italia è pronta al decollo?

Produrre energia elettrica da fonti rinnovabili non è solo ecologico, sta diventando necessario. Ma l’Italia è ancora in seconda fila tra i Paesi UE.

Una scommessa da vincere

“La scelta per l’energia sostenibile e quindi le fonti rinnovabili, per l’Italia diventa una necessità”. Sono le parole recentemente pronunciate dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Stefania Prestigiacomo, che ha sottolineato come la sfida delle rinnovabili sia per il nostro Paese anche un’opportunità.
“Promuovere la ricerca in questo campo, riuscire ad elaborare tecnologie capaci di farci sfruttare sole, vento, biomasse in maniera sempre più efficace è essenziale per il futuro del nostro Paese, ma è anche una scommessa economica perchè queste sono le tecnologie del futuro, quelle su cui nei prossimi decenni si giocherà la leadership mondiale nel campo dell’energia”.

Un mix di fonti per soddisfare il fabbisogno energetico

La sperimentazione di nuove vie in materia di energia è ormai una scelta obbligata, a fronte di dati sempre più certi sull’esaurimento nel prossimo futuro del petrolio, oltre che dei crescenti costi, economici e politici, che questo comporta; a questo si aggiunga la necessità di cercare fonti energetiche meno inquinanti e più compatibili con l’ambiente.
La direzione verso cui tutti i Paesi si stanno attualmente muovendo è quella della messa a punto di un mix di fonti diverse per far fronte alla richiesta energetica, affiancando quelle convenzionali quali petrolio, metano e carbone le fonti non rinnovabili oltre a, in alcuni casi, il nucleare.

Il quadro istituzionale e l’obbligo di uso delle rinnovabili

A livello istituzionale, l’Unione Europea ha reso obbligatoria e, via via, ha incrementato una quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili accanto a quella prodotta da fonti convenzionali.
Nello stesso quadro si colloca, in Italia, il sistema dei Certificati Verdi: nato con il Decreto Bersani, impone l’obbligo di immettere una quota di energia elettrica prodotta da impianti ad energie rinnovabili a tutti i grandi importatori e produttori di energia elettrica da fonti non rinnovabili. Con la Finanziaria 2008, la quota richiesta è stata incrementata al 7,55%: un valore difficilmente raggiungibile dai produttori da fonte non rinnovabile, costretti quindi ad acquisire Certificati Verdi dai produttori di energia pulita. Il risultato darà la nascita di un vigoroso mercato di scambio fra i proprietari degli impianti e gli operatori presenti sul mercato. Ove le trattative dirette non bastassero, è possibile riferirsi all’apposito mercato creato dal Gestore del Mercato Elettrico.

Italia in posizione di rincorsa

In base alle “Statistiche sulle fonti rinnovabili in Italia - Anno 2007”, pubblicate lo scorso luglio dal Gestore dei Servizi Elettrici, l’Italia si colloca al di sotto della media europea nella percentuale di energie rinnovabili sul totale di energia prodotta, che raggiunge il 15,7%. Le eccellenze sono rappresentate in questa classifica dall’Austria (61,9%) e dalla Svezia (51,3%), due Paesi che già da molti anni hanno scelto la strada delle rinnovabili. Su una produzione lorda di energia di 313,9 TWh annui, l’Italia ne produce 49,4 TWh da fonti rinnovabili e ne importa 46,3 TWh: una quota che quindi potrebbe essere progressivamente diminuita incrementando proprio l’energia prodotta da fonti non convenzionali.

Quali freni alla produzione?

L’esperto di fonti rinnovabili Stefano Colò ha individuato quattro fattori in particolare che costituiscono attualmente un freno allo sviluppo italiano in questo settore: due sono stati individuati come cause strutturali, ovvero le caratteristiche morfologiche del territorio e l’alta densità media di abitanti per Kmq. Sugli altri due fattori sarebbe invece possibile un intervento governativo per migliorare la situazione: si tratta dei tempi lunghi per il rilascio delle autorizzazioni e l’individuazione chiara degli incentivi alla produzione. In questo campo l’Italia è stata tra i primi Paesi ad introdurre la quota obbligatoria di energia prodotta da rinnovabili per i produttori di energia elettrica da fonti convenzionali, ma stenta a raggiungere il target del 22% stabilito a livello comunitario per il 2010 e confermato come obiettivo dal precedente Governo Prodi. Un’altra difficoltà riguarda l’aleatorietà del prezzo dei Certificati Verdi, fissato annualmente dal GSE e individuato dal mercato sulla base del principio della domanda/offerta, che è stata oggetto di analisi da parte delle istituzioni creditizie chiamate a finanziare i nuovi impianti..

Rinnovabili, il quadro della produzione italiana.

Vengono dette energie rinnovabili (o anche fonti di energia rinnovabile) le fonti di energia non soggette ad esaurimento. La normativa italiana considera fonti di energia rinnovabili il sole, il vento, le risorse idriche, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso e la trasformazione in energia elettrica dei prodotti vegetali o dei rifiuti organici e inorganici.
In Italia, la fonte più richiesta è l’eolico, perché presenta un rapporto vantaggioso tra investimento e tempi di ritorno; sono tuttavia ancora pochi gli impianti realizzati (4 TWh prodotti nel 2007). La più sfruttata è invece l’idroelettrico, con 32,8 TWh prodotti.
Tra le altre fonti, il geotermico viene attualmente sfruttato nei bacini di maggiore interesse e più facile accesso; il moto ondoso e le maree non possono essere sfruttati, con la tecnologia esistente, nei nostri bacini marini; i biogas e i gas da depurazione sono particolarmente utilizzati per gli impianti di piccola taglia e a servizio di esigenze specifiche quali quelle di allevamenti, aziende agricole, impianti di smaltimento fanghi civili; le biomasse presentano alcuni problemi di approvvigionamento, trasporto e stagionalità che ne rendono ideale l’utilizzo solo per impianti di piccola taglia.

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