
La cultura tecnica: un bene che la scuola deve promuovere
Intervista ad Alberto Barcella, presidente della Commissione Scuola e Formazione Confindustria
Confindustria si è distinta negli ultimi tempi per la particolare attenzione riservata al tema dell’”Education”. Quale ruolo a suo parere riveste nella società attuale la scuola, intesa sia come ambito di formazione dei futuri lavoratori che come luogo di sviluppo della ricerca universitaria a sostegno dell’innovazione?
Dal recente dibattito sullo “stato di salute” del nostro sistema educativo emerge la necessità di dare ai nostri ragazzi una scuola che sia in grado di assolvere al duplice compito di formare non solo i giovani con le competenze richieste dal mercato del lavoro, ma soprattutto i cittadini di domani.
L’istruzione in generale rappresenta un obiettivo strategico per il Paese. È indispensabile che tutti riconoscano la portata strategica, la dimensione intergenerazionale e il carattere di investimento di lungo periodo (15-20 anni) della spesa per l’istruzione. La scuola italiana ha bisogno di riforme che ne rafforzino la capacità competitiva, attraverso il riconoscimento di più autonomia, più merito e più valutazione.Questa è la ragione di fondo per la quale le principali forze politiche dovrebbero trovare, nell’interesse del Paese, alcuni punti di convergenza sulla scuola, impegnandosi a sostenerli in Parlamento a prescindere dalla loro collocazione.
Negli anni passati le scuole tecniche hanno spesso sofferto dell’essere considerate erogatrici di una formazione di serie B rispetto ai licei. È uno stereotipo che può essere considerato superato o che ancora persiste? In un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, c’è stata un’effettiva riscoperta del valore dell’istruzione tecnica
Il modello curricolare della scuola secondaria italiana è costruito su una gerarchia dei saperi che prevede implicitamente la superiorità delle discipline umanistiche su quelle scientifiche. Questa concezione ha egemonizzato per quasi un secolo il sistema scolastico del nostro Paese e di conseguenza ha accentuato la dicotomia tra cultura umanistica e cultura scientifica, tra formazione e lavoro, relegando ad un ruolo subalterno gli istituti tecnici e professionali. È questo il punto cruciale. Negli Istituti Tecnici si coltiva e si sviluppa quell’umanesimo tecnologico, che sul piano pedagogico ha la stessa dignità dell’umanesimo scientifico e di quello letterario e che costituisce la struttura portante delle imprese italiane, sia nelle sue professionalità intermedie, sia in quei profili professionali che richiedono il proseguimento negli studi universitari. Le imprese italiane oggi chiedono che siano preservate le caratteristiche professionalizzanti di questo indirizzo scolastico e che sia dato più peso alle attività di laboratorio e all’apprendimento esperienziale, rafforzando la specificità degli istituti tecnici e del loro patrimonio di risorse umane e di capacità professionali.
La cultura tecnica dell’Italia è un patrimonio inestimabile: se l’Italia vuole uscire dalla crisi e rimanere tra i Paesi socialmente ed economicamente più avanzati, deve mantenere il proprio primato nei settori produttivi che costituiscono il Made in Italy. Per raggiungere questo obiettivo è dunque essenziale non solo conservare, ma sviluppare e aggiornare continuamente le competenze e i saperi connessi alla cultura produttiva di questi settori.
Confindustria è stata di recente promotrice, attraverso il Club dei 15, di un progetto per valorizzare l’eccellenza dell’istruzione tecnica. Come si sviluppa questo progetto e quali sono le iniziative previste per i prossimi mesi?
Il Progetto Club dei 15 istituti tecnici dell’innovazione manifatturiera, che ha visto il suo avvio ufficiale il 1° ottobre 2009, nasce con l’obiettivo di recuperare le collaborazioni e le sinergie che per decenni hanno caratterizzato le “scuole tecniche” e le imprese industriali del nostro Paese. Attraverso la scelta di un istituto tecnico di eccellenza verso cui indirizzare investimenti e supporto tecnico e imprenditoriale, si potrà elevare la competitività delle nostre scuole e coltivare l’eccellenza dell’istruzione tecnica.
Per la prima volta negli ultimi decenni, 15 Presidenti di significative realtà industriali e 15 Presidi di istituti tecnici hanno lavorato insieme per individuare le migliori forme di collaborazione scuola-impresa.
Tra le prossime iniziative il convegno annuale del Club dei 15 istituti tecnici dell’innovazione manifatturiera dedicato al rilancio della cultura tecnica.
Nelle ultime riforme del programma delle scuole italiane si è data più importanza che in passato all’inserimento degli studenti nel mondo del lavoro, inserendo alcuni elementi – quali gli stage formativi - per avvicinare maggiormente la formazione scolastica alle richieste delle aziende. Quali gap sono ancora presenti tra la domanda delle aziende e l’offerta della scuola? Quale può essere la strada da perseguire per colmarli?
Esiste un problema di mismatch sia a livello quantitativo che qualitativo. Oggi, nonostante la crisi, mancano all’appello 76.000 tecnici che le industrie richiedono ma non trovano (erano 181.000 prima della crisi). I dati Excelsior mostrano inoltre l’insoddisfazione di più di metà delle imprese per la qualità dei diplomati tecnici.
La complessità degli scenari tecnologici ha reso impraticabile lo sviluppo di un unico impianto formativo, rendendo indispensabile la definizione di figure professionali a elevato tasso di specializzazione.
Pertanto il sistema della formazione deve essere capace di rispondere ai diversi livelli di qualificazione delle risorse umane puntando da un lato a promuovere nuovi paradigmi scientifici, dall’altro a sviluppare nuove tecnologie e predisporre l’applicazione di queste ai prodotti e ai processi di produzione.
Le opportunità di apprendimento sul lavoro sono molteplici e possono essere utilizzate anche per il conseguimento di titoli di studio superiori al diploma. Studio e lavoro non sono più separati, ma continuano, in parallelo, lungo tutto l’arco della vita professionale. Ed è per questo che fin dal percorso scolastico devono essere previsti dei forti momenti di integrazione tra percorsi di apprendimento teorico e di apprendimento pratico. L’acquisizione di competenze è sempre il frutto delle esperienze che l’individuo fa nelle diverse tappe della propria vita formativa, lavorativa ed extralavorativa.
E gli stage, i tirocini formativi e i percorsi di alternanza scuola-lavoro costituiscono una vera e propria combinazione di preparazione scolastica e di esperienze assistite sul posto di lavoro, predisposte con la collaborazione del mondo dell’impresa per mettere in grado gli studenti di acquisire attitudini, conoscenze e abilità per l’inserimento e lo sviluppo della loro professionalità.
Confindustria ha anche auspicato migliori criteri di selezione del corpo docente nelle scuole. Com’è attualmente la situazione in Italia in quest’ambito? Ci sono stati miglioramenti negli ultimi anni? Ci sono uno o più Paesi a cui l’Italia potrebbe ispirarsi per migliorare il sistema di selezione attuale?
Mentre in passato la maggioranza dei docenti appariva contraria di fronte ad ipotesi valutative o a politiche del personale basate sulla meritocrazia, oggi i professori sono d’accordo con l’introduzione di prospettive di carriera e con l’utilizzazione del metodo valutativo per impiegare al meglio le risorse umane nella scuola.
La professione degli insegnanti deve diventare più dinamica, motivante e attraente. La scuola non ha bisogno di insegnanti “impiegati”, ma di insegnanti “professionisti”.
In Europa e in USA le riforme scolastiche hanno puntato a rafforzare l’autonomia gestionale delle scuole e a decentrare le responsabilità in campo educativo dallo Stato verso le Regioni e gli Enti Locali. In Italia questo processo è appena agli inizi: ad oggi esiste solo l’autonomia didattica, non esiste di fatto autonomia organizzativa e neppure autonomia finanziaria delle scuole. E i nuovi istituti tecnici rappresentano un’opportunità di sviluppo per i nostri insegnanti perché consentono una autonomia organizzativa e didattica più ampia rispetto ai licei per realizzare una efficace collaborazione con le imprese.
Qual è, a suo parere, il profilo formativo ideale per chi entra oggi per la prima volta nel mondo del lavoro?
Le aziende non hanno bisogno di forme di addestramento standardizzato come quelle collegate all’organizzazione tayloristica del lavoro, ma chiedono che i giovani siano dotati di competenze linguistiche, logico matematiche, storico sociali e al tempo stesso di aggiornate competenze tecnico-professionali.
Le imprese hanno bisogno di tecnici con competenze avanzate, abilità informatiche, buona conoscenza dell’inglese e non possono rischiare di perdere posizioni in un contesto internazionale che punta sempre di più sull’eccellenza del sistema educativo.
ALBERTO BARCELLA
Nato a Bergamo nel 1955, dopo la laurea in Ingegneria Chimica all’Università di Padova, Alberto Barcella, nel 1980, entra nell’azienda di famiglia, la B.M. Industria Bergamasca Mobili S.p.A., di cui oggi ricopre la carica di Consigliere Delegato. Dalla produzione di mobili in legno per l’industria della radio, l’azienda ha in seguito ampliato la propria specializzazione alla produzione di componenti termoplastici, per proporsi a partire dal 1989 come fornitore globale di aziende leader di diversi segmenti di mercato: dall’elettronica di consumo ai condizionatori, dai sistemi medicali ai mobili di design, dagli elettrodomestici bianchi all’automotive. Il Gruppo BM attualmente ha la propria sede centrale a Bagnatica (Bergamo), dove opera la BM Italia, sedi produttive in Polonia, Messico, Brasile (in collaborazione con Pastore da Amazonia) e Cina, oltre a un centro di ricerca e sviluppo negli Stati Uniti.
Da molti anni impegnato in seno a Confindustria Bergamo, della quale è stato presidente dal 2005 al 2009, in Confindustria nazionale è stato membro del Consiglio Direttivo nel biennio 2006/2008. Attualmente è membro del “Comitato tecnico Education” di Confindustria e presidente della commissione per i rapporti con la scuola e la formazione professionale dal 2004, oltre che Vice Presidente di Confindustria Lombardia dal 2006 e Membro della Giunta di Confindustria dal 2005. E’ anche consigliere dell’Associazione BergamoScienza di cui è stato socio fondatore nel 2005. |
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