Spazio Tecnico - Nr. 41 / 2010 Riduci

Tra le imprese del settore si respira la voglia di reagire

Dopo il 2009, annus horribilis, l’intero comparto cerca soluzioni per rispondere attivamente alla crisi economica. UCIMU-Sistemi per Produrre richiede un forte intervento da parte dello Stato.

Ordinativi 2010

Un 2009 contrassegnato da tristi primati

L’hanno definito “il peggior anno di sempre” i produttori di macchine utensili: dopo un 2008 positivo, il 2009 ha riservato una doccia fredda all’intero comparto produttivo nazionale, che ha registrato un calo della produzione del 30%, riportandolo ai livelli del 2003-2004.
L’analisi effettuata dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU – SISTEMI PER PRODURRE fotografa un quadro davvero a tinte fosche, in cui il crollo della produzione di settore raggiunge i 4.093 milioni di euro.
A pesare sul risultato globale sono stati sia il negativo riscontro ottenuto dai costruttori sul mercato domestico, sia il calo delle esportazioni.
Sul fronte interno, il calo del consumo, sceso del 44,1%, a 2.336 milioni di euro, si è duramente ripercosso sulle consegne dei costruttori, che non sono andate oltre quota 1.608 milioni di euro: il 36% in meno rispetto al 2008.
Peggiore è stato l’impatto sulle importazioni che, scese a 728 milioni di euro, registrano un calo del 56,4%.
“Dall’analisi di questi dati - afferma Giancarlo Losma, presidente di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE- si evince la capacità dei costruttori di meglio presidiare il territorio nazionale rispetto ai concorrenti stranieri, capacità che si scontra però con il preoccupante ridimensionamento del mercato italiano”.

Un calo meno accentuato per l’export

Meno brusca è la contrazione registrata dalle esportazioni che, scese a 2.485 milioni di euro, segnano un calo del 25,5% rispetto all’anno precedente.
Secondo i dati ISTAT, nei primi nove mesi dell’anno le esportazioni italiane di sole macchine utensili sono calate del 24,1% rispetto al periodo gennaio-settembre 2008.
Germania e Cina si confermano al vertice della classifica delle aree di destinazione dell’export italiano di macchine utensili, seguono Stati Uniti e Francia.
Nel dettaglio, segnali positivi giungono dalla Cina, ove le vendite sono cresciute del 22,9%, dalla Corea del Sud (+21,8%) e da Finlandia, Egitto, Iran, mercati caratterizzati da vivacità dei consumi, ma da valori assoluti di acquisizione di offerta settoriale ancora piuttosto ridotti.
Deludono invece le vendite nei principali mercati di sbocco del Made by Italians: Germania (-17,2%), Stati Uniti (-1,8%), Francia (-25,3%), Russia (-44,3%).
Cresce di oltre tre punti percentuali, attestandosi al 60,7%, la quota di produzione destinata alle esportazioni. Cresce anche il saldo della bilancia commerciale, che, con un incremento del 5,5%, raggiunge il valore di 1.757 milioni di euro.

Segno meno previsto anche per il 2010

Sebbene siano diverse le fonti che indicano passato il momento peggiore della crisi, anche le previsioni 2010 continuano ad essere caratterizzate da segno negativo.
Secondo le stime di fine 2009, la produzione dell’industria italiana di settore è destinata a diminuire, del 14,1%, a 3.515 milioni di euro.
Ulteriore calo anche per le esportazioni attese, del 12,1%, a 2.185 milioni di euro. Allo stesso modo è stato annunciato un proseguimento del trend negativo delle consegne dei costruttori che scenderanno, del 17,3%, a 1.330 milioni di euro.
D’altra parte il consumo domestico, nel 2010, vedrà un ulteriore ridimensionamento che ne dovrebbe portare il valore a quota 1.955 milioni (-16,3%).

Preoccupa l’andamento degli occupati

Nonostante una situazione economica e di mercato obiettivamente difficile, le imprese del settore hanno comunque dimostrato di saper difendere le proprie strutture.
Nel 2009 l’occupazione è scesa di una quota relativamente bassa, attestata intorno all’1,6%: sono 31.750 gli addetti del comparto registrati a fine 2009.
Purtroppo per il 2010 si prevede però un calo più deciso, in corrispondenza con la fine dell’impiego degli ammortizzatori sociali, che fino ad oggi hanno invece fortemente contribuito alla tenuta dell’occupazione. In particolare, secondo le stime UCIMU, il numero degli operatori impiegati nell’industria della macchina utensile dovrebbe scendere a 30.750 unità, il 3,1% in meno rispetto all’anno scorso.

Servono strumenti di rilancio

Secondo Giancarlo Losma, “il rischio di uscita dal mercato di numerose realtà industriali, a corto di ossigeno come mai prima d’ora, è davvero elevato”.
Diventa quindi sempre più necessario “intervenire subito con misure concrete, volte a sostenere le imprese del settore dei sistemi per produrre che, tra l’altro, rappresentano una delle miniere di know-how più preziose nel panorama manifatturiero del Paese”.
“In particolare - ha aggiunto Giancarlo Losma - chiediamo che le autorità di governo prevedano un sistema di incentivi alla rottamazione dei macchinari obsoleti con deduzione dall’imposta del 50% della somma investita nell’acquisto di nuovi macchinari sostitutivi. Questo provvedimento, che dovrebbe essere attuato parallelamente a quello della rottamazione delle auto, oltre a favorire la ripresa dei consumi, permette l’aggiornamento tecnologico dei sistemi di produzione, indispensabile per il mantenimento della competitività dell’industria italiana”.
“Oltre a ciò - ha proseguito il presidente di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE - segnaliamo la necessità di un intervento immediato che permetta la proroga, fino a fine 2010, del provvedimento Tremonti Ter funzionale alla necessità di ampliamento della capacità produttiva dell’industria del paese e attualmente in vigore fino al 30 giugno prossimo. L’estensione temporale permetterebbe infatti alle imprese di sfruttare appieno i benefici derivanti dal provvedimento in un momento, la fine dell’anno prossimo venturo, in cui ragionevolmente la domanda sarà nel pieno della sua ripresa”.

Cautela anche per la meccanica

Anche il quadro generale del settore meccanico ha registrato le medesime difficoltà lo scorso anno, ma, nonostante la situazione continui ad essere critica, l’Italia sta reagendo meglio rispetto al resto d’Europa, dove è stato maggiore il calo della produzione (attestato intorno al -20%).
I dati rilevati da ANIMA - Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica Varia ed Affine - a fine 2009 indicavano una diminuzione della produzione nazionale del 14%, prevista in leggero, ulteriore calo per l’anno in corso (-0,4% rispetto al 2009).
Si è dunque in presenza di una situazione relativamente migliore rispetto a quanto accaduto per le macchine utensili, ma comunque con perdite percentuali a doppia cifra.
Peggiore, invece, è il quadro delle esportazioni, in contrazione del 16,2%: un fenomeno ulteriormente aggravato dal concomitante aumento della concorrenza da parte dei Paesi emergenti, Cina in testa.
In diminuzione (-12,8%) anche gli investimenti: calo dovuto anche alla stretta creditizia che si è verificata nel corso dell’anno e, secondo il presidente di ANIMA Stefano Bonomi, destinato a peggiorare, perché “l’incertezza del periodo e la mancanza di liquidità non consentono di sviluppare grandi progetti”.
Anche per la meccanica l’occupazione ha invece sostanzialmente tenuto (2,5%), grazie al forte ricorso da parte delle imprese agli ammortizzatori sociali.

La macchina utensile guarda ai Balcani

Una delle possibili risposte alla perdita di valore dei mercati serviti è la ricerca di nuovi mercati di sbocco: questo l’obiettivo di uno studio condotto da UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE in collaborazione con ICE, Istituto nazionale per il commercio estero, e presentato nel corso di un convegno a Bergamo, dal titolo “Progetto Balcani: opportunità per la macchina utensile italiana e dintorni”.
L’Area balcanica è infatti risultata, nel 2008, la quinta area di destinazione del made by Italians settoriale in Europa. Lo studio è stato in particolare focalizzato su: Albania, Croazia, Serbia e Slovenia (area ASCS), ove si
registrano tassi di sviluppo decisamente interessanti. Lo conferma il dato di crescita media del PIL dei quattro paesi che, nel periodo 2002-2007, è risultato pari al 7,7%, contro il 4,5% del PIL dell’Unione Europea.
Nei quattro anni considerati, l’export italiano di macchine utensili nei paesi ASCS è più che raddoppiato, registrando un tasso di crescita medio del 16,3%.
Albania e Serbia risultano essere i mercati più vivaci, sebbene il valore di macchine utensili vendute nei due paesi non sia confrontabile. Nel periodo 2002-2007, l’export di macchine utensili destinate all’Albania è passato da 0,5 milioni di euro a 2 milioni di euro. Il tasso di crescita medio è risultato pari al 33,2%.
Decisamente più rilevante il valore delle vendite di made by Italians settoriale in Serbia, cresciuto, nel periodo di riferimento, da 2,8 milioni di euro a 13,7 milioni, per un tasso di crescita medio pari al 36,9%.
Se in Albania le vendite risultano trainate principalmente dagli investimenti destinati allo sviluppo di parchi energetici che forniranno l’Italia, in Serbia gli investimenti in sistemi di produzione sono destinati al settore infrastrutture, oltre che al settore automotive.
I tassi medi di crescita delle vendite di macchine utensili italiane in Croazia e Slovenia sono risultati inferiori rispetto a quelli relativi alle consegne in Serbia e Albania. Ciò è motivato dal fatto che Croazia e Slovenia sono mercati consolidati, come dimostra il valore delle vendite a esse destinate. Salito da 7,1 milioni a 12,4 milioni di euro, l’export in Croazia, nel periodo di riferimento, è cresciuto a un tasso medio pari all’11,7%. Quello destinato alla Slovenia è passato da 12,5 milioni di euro del 2002, a 20,8 milioni del 2007, per un incremento medio del 16,3%.
A trainare le vendite di macchinari, oltre a auto e componentistica, sono gli investimenti in infrastrutture, specie in Croazia, impegnata nella realizzazione della rete autostradale.
“L’area che comprende Albania, Croazia, Serbia e Slovenia - ha dichiarato Giancarlo Losma, presidente UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE - è caratterizzata da grande vivacità ed è molto più vicina al nostro Paese, sia in senso geografico che culturale, rispetto ad altre zone dove il Made by Italians è molto diffuso e apprezzato. Non può, quindi, non essere oggetto di attenzione particolare da parte degli imprenditori italiani della meccanica che, in effetti, già dimostrano di saper ben interpretare le richieste degli utilizzatori balcanici”.
“D’altro canto - ha concluso Giancarlo Losma - le opportunità di business nell’area sono interessanti anche perché l’ammodernamento e sviluppo degli impianti produttivi sono una priorità per tutti i quattro paesi. L’età media del parco macchine installato nell’industria locale è, infatti, di circa venti anni. Ne deriva che oltre a un generico bisogno di ammodernamento dei sistemi di produzione, le imprese locali hanno la necessità di puntare su automazione e integrazione, che assicurano riduzione dei costi e maggiore produttività, oltre che su sicurezza e ecosostenibilità, temi cui tutti i governi sono sempre più sensibili”.

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