Green Logistics: anche la logistica si colora di verde
Verso una filiera ecosostenibile: cresce l’attenzione verso tutte le attività di recupero degli scarti e dei prodotti che hanno esaurito il proprio ciclo di vita e possono diventare risorse per nuovi processi.

Una filiera da percorrere in due direzioni
La filiera della distribuzione dei prodotti ha da qualche tempo una nuova protagonista: la green logistics. Se la logistica è infatti da sempre un elemento fondamentale nella gestione della supply chain, in grado di assicurare il coordinamento della movimentazione dei prodotti al suo interno, la nuova frontiera prevede di considerare la filiera non più in una sola direzione.
La logistica tradizionale o diretta si estende dall’origine delle materie prime, attraverso le attività di produzione e distribuzione, fino a raggiungere con la merce prodotta il consumatore finale.
La green logistics richiede innanzitutto di considerare anche il passaggio inverso, quello denominato reverse logistics o logistica di ritorno, che segue tutte le attività di recupero degli scarti e dei prodotti che hanno esaurito il proprio ciclo di vita, e che possono diventare risorse per i successivi processi di produzione.
Verso le “closed-loop supply chain”
Obiettivo principale della green logistics è quello di aumentare l’efficienza di questi due processi (logistica diretta e di ritorno), tanto da raggiungere una piena integrazione e “chiudere il cerchio” tra le due diverse direzioni.
A questo proposito si parla di closed-loop supply chain, proprio ad indicare un unico flusso di materiale, che passa dalla materia prima, al prodotto, e quindi nuovamente alle fasi iniziali di lavorazione, riducendo il più possibile gli scarti.
Per arrivare a questo risultato è necessaria una gestione altamente integrata di tutte le attività di movimentazione attraverso la supply chain, in un’ottica di sostenibilità sociale, economica ed ambientale.
Un costo non solo monetario
L’idea di sostenibilità sottolinea come, sempre più, non si consideri la minimizzazione dei costi di produzione e distribuzione - obiettivo primario della logistica –da un punto di vista puramente monetario.
Con l’aumentare degli effetti di impatto ambientale delle aziende, la logistica ha dovuto ampliare i propri orizzonti, fino a considerare tra i costi dell’attività dell’impresa, e delle attività di movimentazione delle merci in particolare, anche il cambiamento climatico, l’inquinamento atmosferico ed acustico, le conseguenze di eventuali incidenti.
Dal punto di vista ambientale una visione sostenibile della logistica deve quindi considerare: la qualità dell’aria, il rumore e le vibrazioni prodotti, l’uso del suolo e del sottosuolo, la preservazione della biodiversità, la gestione dei rifiuti.
Sostenibilità sociale ed economica
Ma le conseguenze dell’attività dell’azienda sull’ambiente non sono le uniche esternalità da analizzare per realizzare una visione sostenibile: vanno infatti prese in considerazione anche la sicurezza e la salute dei lavoratori e di chi vive nel territorio influenzato dalla presenza dell’azienda. Si parla in questo caso di sostenibilità sociale, ad intendere lo studio dell’impatto sull’ambiente sociale, interno ed esterno all’impresa, e la pianificazione e gestione delle attività per migliorarlo.
Naturalmente esiste anche un’economia sostenibile, conseguenza dei comportamenti dell’azienda sul mercato, che ne coinvolge in prima linea la reputazione, ma considera anche altri aspetti quali l’efficienza e la crescita nel medio-lungo periodo e la capacità di competere con i propri concorrenti.
L’economia sostenibile di un’impresa è sotto molti profili legata in modo indissolubile alla sostenibilità ambientale e sociale: operare con rispetto dell’ambiente naturale ed umano permette ad un’azienda non solo di essere ben considerata dai propri pubblici di riferimento e quindi di guadagnare una migliore reputazione rispetto ai concorrenti, ma anche di creare un circolo virtuoso con ricadute positive per tutti. Il riutilizzo degli scarti tipico della logistica inversa, ad esempio, richiede costi di avviamento, ma porta poi a risparmi notevoli nel medio e lungo periodo.
Le condizioni per una logistica verde
Per creare sistemi funzionanti di green logistics in azienda è necessario porre solide basi organizzative e gestionali.
È innanzitutto necessario raggiungere un buon livello di integrazione all’interno della filiera, coinvolgendo e motivando tutti i soggetti alla riduzione degli sprechi.
Sotto l’aspetto del prodotto, sono condizioni indispensabili: l’implementazione di un sistema di tracciabilità, che permetta tra l’altro di recuperarlo, tutto o in parte, una volta esaurito il suo ciclo di vita; un orientamento al recupero già nella fase di progettazione del prodotto, ovvero prodotti che nascono già per poter essere recuperati in modo semplice e veloce.
Nella supply chain, una fase da considerare con attenzione è quella del trasporto delle merci, che deve essere realizzato con mezzi il più possibile ecologici e a basse emissioni. Grande attenzione richiede anche la pianificazione del processo di reverse logistics, per assicurare un tasso di recupero dei materiali il più elevato possibile.
I vantaggi di scegliere la green logistics
L’obiettivo di una buona reputazione presso i propri pubblici di riferimento, siano essi clienti, opinion leader o istituzioni, spesso non è una molla sufficiente per scegliere di adottare una politica aziendale come la green logistics, tanto più in un momento di difficile situazione economica.
Perché allora tante aziende, a partire dalla Toyota, dalla General Motors e da altri colossi produttivi, stanno seguendo la via del going green? Ci sono di fatto numerosi esempi di come esista una connessione diretta tra questa scelta e il miglioramento delle performance economico-finanziarie. Lo studio accurato della supply chain richiesto dall’implementazione di questi sistemi è infatti spesso l’occasione per identificare sacche di inefficienza e migliorare così il modo di operare, riducendo i costi. Si tratta quindi nella maggior parte dei casi di un investimento che porta in breve al recupero della somma investita.
Non solo: il miglioramento della performance ambientale porta anche alla diminuzione dei costi per lo smaltimento dei rifiuti e delle tasse connesse e spesso anche a un minore costo per l’acquisto delle materie prime, derivante dal recupero dei prodotti in disuso.
I progetti in corso
Concretamente, sono diversi i progetti finora attivati nell’ambito della green logistics, che interessano le diverse fasi della filiera: progettazione, produzione e distribuzione.
In campo progettuale, un valido esempio è il Design For Environment, una metodologia di progettazione eco-compatibile, che consente di risparmiare risorse pensando già a come le diverse parti che compongono il prodotto potranno essere recuperate una volta esaurita la loro funzione primaria.
L’eco-eco management è invece una filosofia gestionale importata dal Giappone, che si basa sulla sinergia tra ecologia ed economia nella conduzione dell’impresa: la sfida ambientale è trasformata in opportunità per sviluppare nuovi prodotti, nuovi servizi e nuovi tipi di business. Ancora, la green logistics può essere applicata in diversi ambiti, come quello della gestione dei flussi di traffico e di movimentazione delle merci all’interno del tessuto urbano: si parla in questo caso di city logistics. La logistica urbana rappresenta una valida risposta organizzativa ai problemi del traffico cittadino, del conseguente inquinamento atmosferico e acustico e in generale del peggioramento delle condizioni di vita nelle metropoli.
L’importanza della misurazione
La green logistics è dunque un approccio che pervade l’intera gestione aziendale, e che si può concretizzare in molti modi: dalle pratiche aziendali più semplici, come il controllo delle temperature di condizionamento, alla progettazione di intere filiere. Si tratta di un orientamento che, perché sia davvero efficace, deve essere fatto proprio da tutti i componenti dell’azienda: solo così l’impegno a risparmiare risorse potrà dare risultati concreti in tempi brevi.
Per assicurare un miglioramento delle performance ambientali, inoltre, è fondamentale monitorare continuamente i risultati raggiunti, confrontarli con quelli precedenti e stabilire obiettivi per il futuro. Allo scopo di garantire una misurazione precisa dei risultati, sono stati sviluppati diversi set di indicatori, tra cui gli EPI, Environmental Performance Indicators, sviluppati dalle università americane di Yale e Columbia e gli ECI, Environmental Condition Indicators, utilizzati dal sistema europeo di ecogestione e audit ambientale (EMAS).